26 10 2002 - MAGISTRATI MAFIOSI? NO, MA POCO LIBERI SI …

Una banda di mafiosi? Forse le opinioni prevalenti dei visitatori che rispondono al nostro sondaggio sui magistrati di Cagliari sono un po’ drastiche, visto che, sintetizzata all’estrema, la nozione dell’associazione mafiosa che fornisce il codice penale è quella di una congrega di individui che si approffittano, per commettere reati, del timore emanato dal loro vincolo associativo e dalla conseguente omertà.
Che tutti i magistrati cagliaritani, tra i quali abbondano persone intelligenti, serie, oneste e preparate, che lavorano nel silenzio senza dare interviste, mettersi in mostra, ordinare eclatanti blitz, siano parte, o complici, di un simile sodalizio non ci sentiremmo di sottoscriverlo: molti di essi, anzi, sono delle vittime, poiché oggi i magistrati non sono quelli dell’Ottocento, non sono i nobili o i proprietari terrieri di allora, perlopiù vivono del proprio stipendio e la bandiera che devono alzare, quando vi siano situazioni di rischio, è fatalmente quella italianissima del “tengo famiglia”.

Fuorviata dalle semplificazioni della politica, una larga parte dell’opinione pubblica, e perfino degli operatori forensi, crede che i magistrati siano oggi esenti da ogni genere di controlli, e invece la realtà è ben diversa: i controlli ci sono, sono molto penetranti e possono portare conseguenze gravissime, solo che essi non si applicano a tutti i magistrati che abbiano commesso un qualcosa, ma si applicano solo ai dissenzienti, mentre la cupola politico-giudiziaria della magistratura politicizzata e militante se ne fa sistematicamente esentare, grazie alla strapotenza indebita di entità come la Procura di Milano (quella di Palermo, andato via Caselli, sembra essere tornata una Procura normale), capaci di intimidire il potere politico e perfino il Consiglio Superiore della Magistratura, dove vengono eletti non i magistrati più seri ed equilibrati, ma quelli più abili nel mettersi in mostra come capipopolo che ripetono a pappagallo i soliti slogan triti e ritriti.
Oggi il magistrato che faccia qualcosa che non va bene può essere variamente sanzionato con almeno tre istituti: i procedimenti disciplinari, che spesso bloccano la progressione in carriera, i trasferimenti, l’accesso agli incarichi direttivi; i trasferimenti per incompatibilità, che per chi tiene famiglia nella città di nascita sono una vera tragedia; la dispensa dal servizio, che è una sorta di licenziamento per motivi di salute e che viene spesso attivata sulla base di perizie psichiatriche, laddove, essendo la psichiatria scienza dell’opinabile, le possibilità di manipolazioni, magari grazie a periti che cercano di ingraziarsi i magistrati più potenti, sono sconfinate.
Tuttavia, in ordine all’applicazione di questi istituti, opera presso il Consiglio Superiore della Magistratura una clamorosa e scandalosa disparità di trattamento, a seconda che essi vengano richiesti nei confronti di chi, sia anche un magistrato di periferia, sia nella manica della cupola politico-giudiziaria, ovvero di magistrati colpevoli di tentare, vanamente, di contrastare quella cupola: è esemplare che, con tutto ciò che il Pool di Milano ha combinato in dieci anni, il C.S.M. non abbia portato avanti nei confronti dei Borrelli, dei D’Ambrosio, dei Colombo, dei Greco e delle Boccassini un procedimento che uno, mentre ha trasferito d’ufficio Francesco Misiani, ex PM di Roma, comunista ma garantista che non doveva andare alla Procura di Milano, sulla base delle note intercettazioni taroccate della Boccassini, oppure, per restare nel nostro ambito, che lo stesso C.S.M. abbia incredibilmente prosciolto i noti PM protagonisti di Cagliari Paolo De Angelis e Mario Marchetti da procedimenti loro intentati, mentre ha fatto il diavolo a quattro per attivare i procedimenti di trasferimento per incompatibilità nei confronti di Alberto Rilla e Francesco Pintus, il primo costretto a trasferirsi a Reggio Calabria, il secondo dimessosi anzitempo.
Per questo, mentre i magistrati protagonisti nella manica della cupola politico-giudiziaria d’Italia a direzione milanese, della quale la cupola politico-giudiziaria cagliaritana non è che la provincia dell’Impero, la fanno franca qualunque cosa facciano (e le loro escandescenze sono indiscutibile espressione della libertà di pensiero, mentre quelle degli altri sono sintomi di pazzia …), gli altri magistrati, siano dei meri mestieranti della giurisdizione o abbiano la tendenza a tenere gli occhi aperti, oggi non sono liberi, a Cagliari come in Italia …. oggi, per chi vuole farlo seriamente e senza interferenze politiche e corporative, il mestiere di magistrato è il meno libero che esista in Italia, e accanendosi contro Rilla e Pintus, qui a Cagliari, il C.S.M. ha dato il segnale che è sempre all’erta, vigile nel reprimere le “deviazioni”, nel ricordare a chi osi dissentire che, se continua a farlo, rischia la carriera, l’unità della propria famiglia, perfino lo stipendio … talvolta la stessa vita, come Luigi Lombardini, prigioniero di tante angherie impunite prima ancora che delle inchieste palermitane.
Quindi, forse non è vero che l’intera magistratura di Cagliari sia mafiosa, ma è vero che vi sono tanti magistrati seri, onesti e distaccati che sono costretti a comportarsi in modo tale da non disturbare il manovratore, e una minoranza di magistrati politicizzati, arroganti, militanti, incompatibili, che, se magari non è detto possano essere anch’essi tecnicamente definiti dei “mafiosi”, sono certamente dei prevaricatori intesi a conservare e consolidare i loro orticelli di potere con tutti i mezzi.
Ci auguriamo che la maggioranza di quei magistrati seri, onesti e distaccati prima o poi trovino il coraggio per dire il loro NON CI STO agli abusi e ai soprusi di quella minoranza sciagurata, e di ribellarsi in tutte le sedi e in tutti i modi, ma ciò sarà molto difficile, fin quando il potere politico a sua volta non darà il segnale che è pronto a fare quanto in proprio potere per restaurare la legalità, negli uffici giudiziari di Cagliari come in quelli dell’Italia intera. Ministro Castelli, ancora aspettiamo un suo segno di vita …