05 05 2004 - MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA

Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni.

Dove ci sono i catanesi c’è, spesso, anche la ‘ndrangheta, ed ecco il porto di Arbatax, pare strategico per le rotte sotterranee dei traffici d’armi (tanto da giustificare anche il soffocamento di ogni sua seria vocazione commerciale) e il lavorio di ‘ndranghetisti di Lamezia Terme inteso, come si evinse dalla drammatica testimonianza di Paolo Marras, a impedire il rilancio della cartiera di Arbatax (facendo finta del contrario), farla chiudere e realizzarvi insediamenti turistici, riciclando un bel po’ di denaro sporco e al contempo lasciando campo libero agli affari degli amici degli amici, non solo quanto al traffico d’armi.
Più giù di Arbatax c’è Barisardo, ed ecco la “banda Piroddi”, a quanto pare protetta da un potente esponente del PDS in grado di interferire su polizia e magistratura, che per prima si vide attribuire dal PM Mario Marchetti la qualifica di associazione mafiosa (non accordata dal Tribunale di Lanusei, o meglio dal Tribunale di Nuoro in trasferta ogliastrina), e che operò, stranamente, quando in Barisardo era presente un esponente della ‘ndrangheta, laddove la Piroddi e soci intendevano cementificare il litorale di Barisardo, ed evidentemente i soldi da qualche parte dovevano venire, magari all’insegna del pecunia non olet.
Sulle premesse del sequestro Melis, c’è puzza di Calabria dalla testa ai piedi, compresi quei due calabresi stranamente visti ad Arzana nei giorni in cui si celebrava il processo contro Grazia Marine e altri a Lanusei, ma anche Oristano riserva delle sorprese, dato che a questa città sono legati alcuni trafficanti di droga i cui canali di approvvigionamento erano a Milano presso gli insediamenti locali delle cosche calabresi, di questa città è Curio Pintus, il faccendiere plurinquisito per riciclaggio che risulta in rapporti assidui con la ‘ndrangheta, in questa città fu organizzato il depistaggio rispetto all’operazione Volpe 132 costituito dal furto, fatto passare inosservato da gente collusa, di un elicottero identico a quello pilotato da Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda onde toglierne i pezzi e sbatterli nel fondale di Capo Carbonara, ovviamente per depistare le indagini.
Non casualmente, a Oristano fu sollevato l’allarme circa l’esistenza di immobili intestati a prestanome della ‘ndrangheta, e nel porto di Oristano, come in quello di Arbatax, si fecero registrare certi movimenti di navi misteriose.
E il riciclaggio, i soldi? Bene, per quello basta guardarsi attorno, certi investimenti immobiliari vengono attuati in quantità al disopra delle esigenze di mercato o di servizi ad esse connesse, o si tenta di attuarle in spregio all’ambiente, magari convincendo i recalcitranti a suon di bombe, e ne sa qualcosa soprattutto un personaggio che, guarda caso, condivideva l’avvocato con un noto boss della ‘ndrangheta.
Chissà se Vigna, in occasione della sua recente visita in Sardegna, si è informato su queste cose …