Avremmo preso atto con meno turbamento, e valutato positivamente o negativamente a seconda dei casi, una delibera del CSM che avesse negato a Giancarlo Caselli la nomina a Procuratore nazionale antimafia perché ritenuto nel merito, per attitudini, inadatto a rivestire tale incarico, o meno adatto del suo concorrente che poi è stato forzosamente designato, ossia il suo successore alla Procura di Palermo, Piero Grasso.
Non ci piace per niente, invece, che con sotterfugio tutto italiano Caselli sia stato sottratto a una simile valutazione, che aveva anche serie probabilità di essere positiva, in virtù di un emendamento propugnato dal magistrato-senatore di AN Bobbio, ribattezzato dalle opposizioni “norma AntiCaselli”, che esclude dagli incarichi direttivi requirenti i magistrati di età superiore ai 66 anni, guarda caso proprio l’età compiuta da Caselli solo da pochi mesi, e con compiacimento, da parte dei proponenti l’emendamento, che tale obiettivo sia stato raggiunto.
In una democrazia liberale, o che almeno ambisca ad essere tale, la valutazione delle idoneità dei magistrati non può sfuggire al criterio meritocratico, e non può conoscere scorciatoie medievali, anzi addirittura di epoca greca antica, come quella dell’ostracismo e delle liste di proscrizione nei confronti di determinati magistrati, solo perché sono di un colore politico diverso da quello di chi governa, o il loro agire è ritenuto politicizzato.
Se Giancarlo Caselli è stato, ed è, un magistrato politicizzato, il che non sempre è un male se fornisce strumenti più consapevoli per combattere la prepotenza di certi poteri forti, si doveva consentire al CSM di metterlo nero su bianco, o di negarlo recisamente, oppure di affermare che questo non costituiva un ostacolo per l’esercizio, da parte sua, dell’incarico di Procuratore nazionale antimafia, non escluso, anzi, che potesse costituire una marcia in più.
Noi di malaiustitia, che spesso abbiamo avuto su certi temi della giustizia posizioni collimanti con quelle del centrodestra, siamo i primi a riconoscere che, purché non si incorra in eccessi, una visione delle cose “di sinistra” è maggiormente adeguata rispetto a una “di destra” o pilatescamente “apolitica” per comprendere appieno il fenomeno mafioso e le sue connessioni col mondo politico, dell’imprenditoria, la massoneria e altro.
Beninteso, non scordiamo gli errori che Caselli ha commesso non tanto nei processi sul rapporto mafia-politica, dove gli “insuccessi” conseguiti scontano la difficoltà di fare piena luce nell’immensa “zona grigia” tra mafia e non mafia, quanto nell’affrontare la vicenda Lombardini, laddove se per un verso Caselli apparve cogliere un elemento fondamentale dei misteri che circondavano la problematica dei sequestri di persona in Sardegna, lo strano intreccio coinvolgente criminalità, massoneria e poteri occulti, per altro verso sbagliò nell’identificare tout court questa realtà con un pugno di massoni personalmente onestissimi e col solo Lombardini.
Questi errori, per quanto tragici, e comunque condizionati gravemente dai depistaggi e dagli inquinamenti probatori messi in atto a Cagliari da loschi personaggi capaci di ogni nefandezza immeritevoli di servire non solo lo Stato ma anche l’ultimo dei pastori, non cancellano gli enormi meriti che Giancarlo Caselli ha conseguito, prima ancora che nell’affrontare da un’ottica nuova e felicemente “irrispettosa” dei poteri forti la lotta alla mafia, nella lotta al sanguinario terrorismo delle Brigate Rosse e di Prima Linea.
Giancarlo Caselli è un magistrato che poteva dare ancora molto all’Italia, in termini di impegno per la vittoria e la preservazione di una legalità non astratta, ma davvero conforme ai valori della nostra Costituzione. Oggi questo gli viene impedito per legge ad personam, e da autentici democratici questi metodi non possiamo approvarli né tollerarli chiunque li propugni e li metta in opera: accordiamo quindi appieno, da suoi vecchissimi “critici”, l’onore delle armi a Giancarlo Caselli, al cui posto staremmo già redigendo un durissimo ricorso al TAR e alla Corte Costituzionale contro la nomina di Grasso, magistrato validissimo che ha però goduto dell’inusitato privilegio di non avere concorrenti per decreto legislativo.
P.S.: In molti ci avete accusati di essere passati a sinistra quando abbiamo appoggiato Soru, ora ci accuserete di essere passati addirittura col “nemico” difendendo Caselli. Scusateci, ma sono gli inconvenienti della libertà di pensiero, che non ha padroni o partiti …
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