24 10 2004 - LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!

I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra.

Oggi, poi, si è conclusa l’ultima tranche del processo per le pretese intercettazioni clandestine nella villetta già in uso a Grauso in adiacenza alla palazzina de L’UNIONE SARDA, ed è inutile dire che, nonostante in atti non vi fosse lo straccio di una prova, bensì mere supposizioni e neppure una decente perizia tecnica sulla reale idoneità dell’apparecchio contestato (in sostanza uno scanner atto a intercettare comunicazioni via radio, ma ben difficilmente comunicazioni telefoniche anche cellulari), l’editore è stato condannato a una pena draconiana, due anni di reclusione, facendo il paio con l’anno di reclusione già inflitto dal giudice Bonsignore, con rito abbreviato, a Claudio Cugusi, oggi giornalista di punta proprio de IL GIORNALE DI SARDEGNA.
Quanto, poi, al processone di Palermo, pare che riprenderà a dicembre, dopo una lunga pausa dovuta al trasferimento del magistrato che presiedeva il collegio giudicante, Anna Maria Abbruzzese.
Ogni commento è superfluo, ed è inutile dire che la magistratura cagliaritana, ma anche quella ogliastrina che ne subisce pesantemente gli input (in particolare il presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto, comincerà a chiedersi se la sua eccessiva indipendenza, pur da giudice rigoroso, abbia determinato la bocciatura della sua domanda di trasferimento al Tribunale di Livorno, contro la quale ha fatto ricorso al TAR), non fa il benché minimo sforzo per scacciare la brutta impressione che, nelle sue determinazioni e valutazioni nei confronti di Nicola Grauso, un uomo che ha concorso in modo determinante, portando argomentazioni talora eccessive, ma talora pure ineccepibili, a far perdere a questa magistratura ogni credibilità vi sia una notevole dose di prevenzione. In particolare, quanto al processo per le pretese intercettazioni clandestine, non è stato dissipato il dubbio che lo stesso abbia avuto inizio su un presupposto del tutto illegale, ossia una spiata che non può escludersi fatta da personaggi (del “giro” delle forze dell’ordine o del SISMI) introdottisi illegalmente, senza alcun mandato, nella villetta a suo tempo in uso al Grauso, pervenuta al giornalista de LA NUOVA SARDEGNA Mauro Lissia, il quale l’avrebbe “girata” al PM che su queste basi avrebbe iscritto notizia di reato; Lissia, opponendo in dibattimento il segreto professionale onde non rivelare le fonti, laddove né il PM né il giudice hanno insistito perché egli invece le rivelasse (come è previsto e consentito dal codice di procedura penale) non ha certo contribuito a dissipare i dubbi, rimanendo ferma tale situazione di inaudita gravità di mostruosa gravità se alla fine concorre a fa condannare un cittadino a due anni di galera.
Non c’è dubbio che il “rito cagliaritano” con tutte le sue mostruosità (trattamento puntualmente draconiano nei confronti di Grauso e tutti coloro che gli sono stati o gli sono vicini, processi relativi ai “colletti bianchi” fissati dopo sei anni in appello e mandati al macero delle prescrizioni, vicende losche e scabrose come quella di Volpe 132 che rimangono irrisolte da oltre un decennio in assenza di indagini decenti) debba terminare al più presto, e che i rappresentanti che il Popolo, in nome del quale la giustizia è amministrata, ha eletto debbano fare qualcosa in questa direzione; nel sonno profondo dei nostri parlamentari, che nutrono un inspiegabile timore reverenziale nei confronti della magistratura tanto che le poche interrogazioni “scomode” vengono presentate da deputati “continentali” come Giovanni Russo Spena, dovrebbe intervenire il nostro massimo rappresentante, il governatore Renato Soru che, così come ha dimostrato di avere l’autorevolezza per relazionarsi con forza nei confronti degli statunitensi, potrà averla sicuramente anche per porre con forza il problema dell’allarme giustizia a Cagliari.
Attendiamo un cenno di vita, Governatore, ben sapendo che Lei è un uomo del fare, e non un chiacchierone insulso come molti nostri rappresentanti indegni del mandato ricevuto.