07 12 2005 - L’ELICOTTERO FORSE E’ SPARITO …

E ci crediamo che le indagini che da ormai oltre undici anni il sostituto procuratore Guido Pani, da ultimo con la supervisione anche del procuratore capo Carlo Piana, sta conducendo per cercare di appurare la verità circa la misteriosa scomparsa dell’elicottero della Guardia di Finanza “Volpe 132” non approdano a nulla!
Voci da confermare, ma provenienti da fonte di sicura affidabilità, attesterebbero che, in punto di depistaggi, la “frittata” sarebbe stata ormai fatta da tempo, ossia che i rottami dell’elicottero sarebbero stati da tempo nascostamente recuperati da “qualcuno” nel braccio di mare sottostante al sito dove questo, secondo le ultime testimonianze oculari, ebbe effettivamente a esplodere in volo, ossia la zona di Capo Ferrato – Feraxi, e opportunamente occultati, di modo che nessuno, appurando le condizioni dei resti del velivolo e, in particolare, verificando gli eventuali resti di esplosivo presenti sugli stessi, potesse capire troppo circa l’origine del disastro aereo.

Un ben noto depistaggio ebbe un ruolo fondamentale: per anni, a causa della mancanza di un piano di volo di “Volpe 132” e di gran parte dei tracciati radar di quella tragica notte del 2 marzo 1994, le ultime tracce della presenza sui cieli della Sardegna dell’elicottero pilotato da Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda portarono in un  luogo sbagliato, Capo Carbonara, e fu lì che si cercarono i resti del velivolo, e fu lì che furono trovati alcuni pezzi di elicottero, stranamente nuovi di zecca e non certo in apparenza reduci da un’esplosione.
Questa vicenda è da ricollegarsi al ben noto depistaggio con cui fu sottratto a Oristano un elicottero Agusta A 109, intestato a una misteriosa società a quanto pare legata ai servizi segreti militari, che venne poi ritrovato in territorio di Quartu Sant’Elena stranamente privo di alcuni pezzi, apparentemente corrispondenti a quelli trovati a Capo Carbonara, evidentemente gli stessi.
In quell’occasione, il relativo procedimento penale giunse ben presto alla prescrizione avanti alla pretura di Oristano.
Orbene, pare che mentre si cercava vanamente a Capo Carbonara, qualcun altro, a Feraxi, abbia fatto sparire i resti dell’elicottero e, se ce n’erano, anche i resti dei poveri piloti.
Certo è che molti misteri correlati a questo vero e proprio caso Ustica in salsa sarda si concentrano a Oristano.
Come detto, a Oristano fu fatto misteriosamente sparire l’elicottero “gemello”.
Ma di Oristano era anche Gaetano Giacomina, l’esperto marittimo, in realtà – come rivelato dal “gladiatore” confesso Antonino Arconte e confermato dal padre dello stesso Giacomina – egli stesso appartenente alla “Gladio delle centurie”, il quale, nel luglio 1994, solo per un caso non s’imbarcò sulla motonave “Lucina”, armata dalla famiglia Cellino per il trasporto di semolino in Algeria, il cui equipaggio, alla rada di un porto vicino ad Algeri, fece una tragica e misteriosa fine: sette marinai tutti sgozzati, laddove troppo facilmente le autorità algerine individuarono quali responsabili della strage gli integralisti islamici, mentre non poteva escludersi che in realtà si dovessero eliminare dei testimoni scomodi, magari gli stessi che sarebbero stati a bordo del “Lucina”, nave chiaramente vista da testimoni oculari, la notte del 2 marzo 1994 mentre l’elicottero “Volpe 132” lo seguiva dal cielo.
Gaetano Giacomina, ne abbiamo già parlato, perirà nella primavera del 1998 in un misterioso incidente in un cantiere navale di Capo Verde, e oggi l’anziano padre del “gladiatore” chiede giustizia, convinto che il figlio sia stato ucciso per le cose che sapeva, forse anche, aggiungiamo noi, sulla vicenda Volpe 132.
E chi può escludere che Giacomina si fosse aggregato all’equipaggio del “Lucina” proprio per scoprire qualcosa?
Di Oristano è lo stesso Antonino Arconte che, da quando ha raccontato quella che secondo lui era la vera storia della “Gladio delle centurie”, impegnata in attività di “guerra non ortodossa” nel Nordafrica ivi compresa la Libia di Gheddafi, ha passato un sacco di guai giudiziari, venendo dapprima accusato per una vicenda di detenzione di stupefacenti rispetto alla quale pare fosse assolutamente innocente, chiamato in causa “a pera” da un confidente e costretto per avere giustizia a rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quindi di varie ipotesi di calunnia.
Va da sé che la magistratura ebbe a liquidare come mere fantasie di Arconte i suoi racconti sulla “Gladio delle centurie”, nonostante le significative ammissioni sul ruolo di Gladio nel Nordafrica in chiave di intelligence, e con un ruolo che si avvicinava molto alla struttura descritta da Arconte, formulate qualche anno fa dal non certo sprovveduto odierno ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu.
Ed è poi inquietante che, pochi mesi prima del misterioso “incidente” a Giacomina, un altro incidente, stavolta automobilistico, abbia determinato la scomparsa di un valoroso magistrato di Oristano, l’allora procuratore capo Walter Basilone (a suo tempo reo di aver seguito nel “caso Manuella” la pista che portava a strani traffici dalla base NATO di Decimomannu, ottenendo che gli si togliesse l’inchiesta), il quale, per ragioni di servizio, ma anche per altre ragioni, era compiutamente a conoscenza di queste vicende e ne aveva parlato a Luigi Lombardini, il quale disponeva di un corposo “dossier” sulla vicenda Volpe 132.
Non può stupire, a questo punto, il fatto che l’11 agosto 1998, apparentemente in correlazione con le vicende del sequestro Melis, ma forse solo apparentemente, Luigi Lombardini si sia “suicidato” nel suo ufficio, e il suo dossier non si sa che fine abbia fatto.
Non sappiamo se potremo mai raccontare compiutamente questa storia, di cui conosciamo gli elementi che consentirebbero la chiusura del cerchio, ma una cosa è certa: molti magistrati ci sono dentro fino al collo, compresi alcuni che oggi aspirano ad alti incarichi che sono indegni di ricoprire e che, con la testa nella sabbia finché era vivo Lombardini, sono ricomparsi trionfanti proprio dopo la sua morte.