21 05 2001 - LE MEZZE VERITA’ DI TITO MELIS E ALTRE AMENITA’ DA PALERMO

Si accinge ad entrare nel vivo, a Palermo, il processo a carico di Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per la teorematica estorsione a Tito Melis ravvisata dai PM palermitani, del tutto fondata sulle dichiarazioni destituite di riscontri di Tito Melis alla quale non credono neanche loro ma circa la quale devono recitare la propria parte poiché il punto di non ritorno di una possibile ritirata onorevole fu raggiunto l’11 agosto 1998, data del suicidio del compianto e indimenticabile Luigi Lombardini. Niente di nuovo sotto il sole, in particolare, dall’interrogatorio del teste chiave, Tito Melis, che ha continuato a recitare il consueto temino conforme al copione che ha recitato a Palermo anni addietro e ha ripetuto a Lanusei, sulla cui genesi Lombardini, negli ultimi giorni di vita, malignava coi pochi amici che gli erano rimasti che le bibliche parole del profeta Tito fossero state suggerite non da Dio, ma da qualche ben più basso, ma in terra cagliaritana alto personaggio deciso a tutti i costi a nascondere qualcosa.

Si vuol far credere ancora che Silvia Melis si sia liberata da sola, non rendendosi conto dell’enormità, e intanto si trascura di intrattenere l’ingegnere di Tortolì su quesiti ben più pregnanti, ad esempio circa i motivi dell’asserita presenza dell’ingegnere proprio il giorno della liberazione della figlia, a Ottana, a un incontro riservato con due noti banditi che verranno poi accusati del sequestro di Ferruccio Checchi, di cui uno sospettato niente meno di essere diventato amante di Silvia in corso di sequestro, e se e come mai pochissimi giorni prima della liberazione sia pervenuta a Gemma Melis, figlia di Tito, una somma di denaro dall’estero (forse dalla Svizzera?), e su quali rassicurazioni siano state date all’ingegnere dal procuratore Carlo Piana, ovvero se questi, come asserisce Grauso e come avrebbe fatto al suo posto qualunque persona sensata (ma evidentemente la legge 82/91 non è fatta per persone sensate …), abbia in qualche modo autorizzato o favorito il pagamento del riscatto; comportamento, precisiamo, che se veritiero non farebbe che fare onore al dottor Piana, a differenza di tanti sepolcri imbiancati, non costituirebbe reato (in presenza di stato di necessità: e anche Silvia Melis ha confermato l’ultimatum che scadeva il 10 ottobre 1997) e non crediamo proprio il CSM avrebbe il coraggio di censurare (quando non ha censurato fatti ben più gravi: secondo voi chi proteggeva i signori W.C., M.C. e P.L., e altri?), ma che importerebbe l’applicazione di analoghi criteri di valutazione a Grauso e, alla memoria, a Lombardini. Non temete su questi abbozzi di domande, sepolcri imbiancati, non sono le solite provocazioni dei servizi segreti deviati: sono tutti elementi che troverete tra gli atti processuali, anche se Ingroia e soci ovviamente se ne guarderanno bene dall’approfondirli.
Proprio adesso si giunge al CLOU, e probabilmente dall’escussione dei responsabili delle Forze dell’Ordine che si sono occupati del caso Melis ne vedremo delle belle; vari magistrati cagliaritani potrebbero essere attinti in vario modo dagli schizzi di fango che verranno inevitabilmente fuori dal vaso di Pandora del processone (a naso sono almeno quattro, ma non è escluso che l’elenco si allunghi). Personalmente, se gli atti possono essere letti per quelli che sono e se un giudice si può trovare nella vicina e assolata Palermo, senza dovercisi allungare nella lontana e fredda Berlino, ci sentiamo di pronosticare l’assoluzione di tutti gli imputati, e, quanto ai magistrati cagliaritani, l’uscita a testa alta dal processo solamente di Carlo Piana, per i motivi già evidenziati, mentre per alcuni suoi colleghi potrebbe profilarsi, se va bene, qualche trasferta di troppo a Roma, in piazza Indipendenza al civico 6, nell’auspicio che il prossimo CSM la finisca di archiviare a raffica l’inarchiviabile e di perseguitare i magistrati seri e onesti, dato che, la Bibbia insegna, perseguitare i giusti è rischioso, si rischia di farli assomigliare troppo al Messia …