07 01 2004 - LE BOMBE DEGLI ANARCHICI, LA CATTIVA COSCIENZA DI QUALCUNO

Non vorremmo certo essere nei panni dei gestori di distributori di carburante, che paiono essere diventati – magari per motivi analoghi a quelli per cui taluni pacifisti durante la guerra in Iraq esortavano a boicottare la Esso – il target preferito di questi misteriosi terroristi che si trincerano dietro sigle anarchiche, e al contempo traiamo ancor maggiore motivo di preoccupazione dal fatto che questi anarchici o pseudo tali, decisisi a colpire degli uomini politici, si siano accaniti contro Ignazio Manunza e Mario Diana, due politici che non hanno mai particolarmente brillato ma neppure hanno mai commesso nefandezze, contro i quali nessuno dovrebbe avercela tanto a morte da destinare loro le bombe.
Purtroppo, la pazienza ha un limite per tutti, e questo vale anche per chi ha una visione del mondo improntata a valori di onestà, di giustizia, di solidarietà e di equità, che, magari dopo una vita o svariati anni di impegno nei movimenti studenteschi, nei partiti politici democratici, nei sindacati, per cercare di cambiare o quanto meno migliorare gli aspetti più schifosi di questa società, in particolare per come essi si presentano a Cagliari, non si piega al disincanto del “tanto non cambia niente” e magari mette in conto anche l’opzione di ricorrere a misure estreme, l’opzione terroristica appunto.

Avanza nella nostra città, la Città del Sole ben lontana da quella di Tommaso Campanella, un modello di sviluppo assolutamente deteriore che pare improntato a un micidiale cocktail delle cose peggiori dell’America (le diseguaglianze sociali, nessuna attenzione per gli ultimi) senza le cose migliori (enormi opportunità per tutti), e che, dinanzi agli insediamenti abitativi solo per ricchi che sospingono le giovani coppie verso Sestu o Assemini, ai mega centri commerciali in concentrazione che non ha eguali in Europa, alle opulente piccole Beverly Hills della Cagliari bene, si lascia dietro una disoccupazione che aumenta esponenzialmente (oltre quattro punti in più in provincia in un solo anno), affitti e costo del mattone insostenibili, quartieri ghetto dove dietro i giardinetti torna il degrado, sacche di povertà sempre più vaste.
Noi battiamo molto su questo tasto, ad ogni modo vale la pena di ribadire che chiunque sia un attimino attento non può non trovare strano il contrasto tra quella Cagliari opulenta e questa Cagliari disperata, e, se per un verso può comprendere la crescente miseria delle classi popolari e perfino del ceto medio alla luce della delinquenziale politica di prezzi selvaggi seguita all’introduzione dell’euro, e alla politica dei redditi scellerata e collusiva di Governo, Confindustria e sindacati brevettata all’epoca dell’Ulivo al governo in danno dei lavoratori, è più difficile comprendere questo trasudare ricchezza non solo dalle solite famiglie di sempre che hanno creato e animato l’imprenditoria a Cagliari, e non solo da parte di alcuni self made man di genio come Renato Soru, ma anche da parte di personaggi che, a guardare i bilanci veritieri (non quelli falsi alla Tanzi) delle loro imprese, dovrebbero essere falliti e strafalliti da un pezzo, dato che agli investimenti produttivi hanno sempre preferito le gozzoviglie e che dei lavoratori non gliene è mai importato niente.
Non è peregrino chiedersi se in questo c’entrino i fiumi di denaro sporco mossi in città dal traffico di droga, che un tempo era a un livello assolutamente patologico, e da certo traffico d’armi, se c’entri il fatto che la criminalità organizzata, quatta quatta, senza fare troppo rumore grazie anche a un’assonnata magistratura, è sbarcata da un pezzo in città e intende reinvestire proficuamente quei fiumi di denaro sporco che, in Sicilia o in Calabria, difficilmente passerebbero inosservati, ad esempio nella cartiera di Arbatax, nei centri commerciali, nel settore dell’abbigliamento.
Luigi Lombardini questi problemi se li poneva, e non a caso l’hanno fatto fuori; Paolo Marras, un nome storico della gracile imprenditoria isolana, dietro l’assillo della ‘ndrangheta che assaltava Arbatax ci è morto. E non ci sembra neppure casuale che in questa stagione di new world order in salsa cagliaritana, anche Nicola Grauso sia stato estromesso dai circuiti che contano.
E c’è da chiedersi: quale conseguenza può trarre dalle vicende di Lombardini e di Grauso, uomini il cui pensiero sociopolitico è (era) magari lontano un miglio da quello di chi oggi si definisce anarchico o comunista, ma che a modo loro lottano (lottavano) contro la disonestà e il malaffare (chi sappiamo noi si risparmi ironie, chi è senza peccato scagli la prima pietra), il giovane, o meno giovane, il cui orizzonte primario è cambiare questa società e ripulirla dalle ingiustizie, nel constatare che neppure uomini così potenti, contro soverchie ingiustizie dietro le quali non ci sono in realtà discutibili ma legittimi punti di vista divergenti bensì interessi miliardari (in euro), hanno potuto fare nulla?
C’è chi si rassegna, c’è chi pensa ancora di poter lottare all’interno delle strutture e delle istituzioni democratiche, c’è chi pensa che sia meglio mettere le bombe, e speriamo che non pensi, in futuro, di ammazzare anche le persone.
Il terrorismo, quello vecchio e quello nuovo, deve essere debellato, al più presto, ma se gente senza speranze sfoga la sua ansia di rivalsa sociale mettendo le bombe la colpa è di quella mancanza di speranze creata dalla strapotenza di una certa lobby che tiranneggia sulla nostra città e dall’assenza di un serio impegno in funzione oppositiva da parte di certe forze “democratiche” che dovrebbero vigilare e invece non vedono l’ora di sedersi al tavolo delle spartizioni; così, passino pure i Fenicotteri di Zuncheddu, intanto imprese edili legate all’area ex post comunista cementificano tutto l’hinterland.
Chi, veramente, vuole opporsi a questo stato di cose, deve, e subito, coalizzarsi, al di là delle diversità di colori politici, di ispirazioni culturali, di estrazioni sociali, per formare un movimento trasversale di popolo che cacci via i mangioni e restituisca Cagliari ai cagliaritani.
Quanto agli anarchici, occorrerebbe ricordare una frase di Giovanni Giolitti, che diceva di avversare la lotta di classe, ma al contempo faceva osservare come a crearla fossero stati i padroni; uno Stato che consente porcherie crea esso stesso il terrorismo, e dato che coi terroristi non si deve mai venire a patti, né si possono rischiare operazioni giudiziarie avventate che creerebbero solo dei martiri gettando benzina sul fuoco, l’unica cosa che si può fare è rimuovere quelle condizioni deleterie di ingiustizia che creano quel disagio sociale palpabile del quale i terroristi si approfittano. Eliminare la cupola cagliaritana è quanto mai un dovere!!!