09 11 2002 - L’AGENDA DEL NUOVO PROCURATORE CAPO DI CAGLIARI

Dicono che l’ora del cambio della guardia al vertice della Procura di Cagliari si avvicini, e in particolare che il dottor Carlo Piana, che suo malgrado passerà alla cronaca giudiziaria per i suoi silenzi su molte porcherie perpetrate da sostituti della sua Procura e per i suoi ingiustificati accanimenti contro Nicola Grauso e dintorni (pensate se la Legge Cirami ci fosse stata da molto prima …), abbia rinunciato a spiccare il “grande salto” verso Milano, sulla poltrona che tra meno di un mese non sarà più di Gerardo D’Ambrosio, e intenda concludere la sua ottima carriera a Cagliari, puntando alla poltrona di Procuratore Generale, anche se, tra il dire e il fare, c’è il problema della collocazione del dottor Vittorio Antonini, che a Cagliari non vuole rimanerci (riteniamo che sia una persona intelligente e abbia fiutato l’aria da subito) ma che ha difficoltà di collocazione in una posizione adeguata sia in Calabria, dove tutti i posti chiave sono occupati, sia a Roma, dove pare intenda concorrere per l’ambita poltrona di Procuratore Generale ma con una folta concorrenza.
Riteniamo però che il problema in qualche modo prima o poi si risolverà, e che Piana sarà un ottimo procuratore generale se continuerà ad ispirarsi alla filosofia per cui chi non fa niente non sbaglia mai, quella che Francesco Pintus non ha seguito, non accettando di far finta di non vedere errori e abusi dei sostituti della Procura presso il Tribunale, cacciandosi in un sacco di guai.

E’ aperta quindi, quasi ufficialmente, la corsa alla successione di Piana al vertice della Procura della Città del Sole, e le indicazioni ufficiose che vengono agli ambienti informati dicono che vi sarà una svolta, che quella prestigiosa e potente poltrona, nella sicura mancanza di candidati da oltretirreno – non gradiremmo altri scherzetti come quelli del siculo Saieva a Nuoro – sarà stavolta assegnata a un esponente di Magistratura Indipendente, ossia di quell’ala moderata di centrodestra della magistratura a cui apparteneva anche Luigi Lombardini, dato che l’unico candidato della sinistra con un minimo di carriera e titoli che potrebbe concorrere, Mauro Mura, non può ora muoversi dalla poltrona di Procuratore aggiunto, occupata troppo recentemente, e comunque il suo nome suscita divisioni tra gli stessi esponenti di Magistratura Democratica (si ricorderà che il consigliere dello scorso C.S.M. Claudio Viazzi, pare su pressione del suo referente politico Oliviero Diliberto, tentò di far nominare procuratore aggiunto, al suo posto, Maria Rosaria Marinelli).
Fuori gioco l’ala sinistra, si fanno quindi i nomi di due potenziali candidati forti, quali Carlo Angioni, attuale Presidente del Tribunale di Oristano e per anni sostituto procuratore di punta a Cagliari, proveniente da una prestigiosa famiglia cagliaritana saldamente orientata a destra, a suo tempo molto vicino a Luigi Lombardini, e un altro Angioni, Ettore, attuale Procuratore presso il Tribunale dei Minorenni, anche lui politicamente di destra, rotariano.
Entrambi i candidati hanno il pregio di non essere persone inclini allo scontro e di intrattenere buoni rapporti un po’ con tutti, ma tra i due il più dotato ci sembra decisamente Carlo Angioni, magistrato di forte temperamento e di grandi capacità investigative, doti che, dobbiamo ricordarcelo, sono indispensabili per la guida di un ufficio giudiziario dove si sta “in trincea”, e non ci si limita a tagliare nastri come spesso si fa alla Procura generale; mentre Ettore Angioni, bravissima persona, non ci pare abbia analoga tempra, e inoltre intrattiene rapporti con personaggi che non ci piacciono, non disonesti, ma che comunque non ci piacciono, come il genero (per modo di dire, non è ancora sposato con la figlia Alessandra Angioni, magistrato a Oristano) Alessandro Ciotti, figlio di un candidato trombato a sindaco di Cagliari che è stato a lungo capo di gabinetto di Federico Palomba quando questi sfasciava la Regione, di cui (di Ciotti) si dice che ottenne parcelle megagalattiche dai PM De Angelis e Cicalò per consulenze varie elargitegli con molta generosità.
L’interrogativo è sempre il solito: avremo finalmente un procuratore della Repubblica che in primo luogo sappia porre un freno agli abusi e alle disinvolture (dalle divulgazioni di segreti d’ufficio alle intercettazioni illegali alle sinergie con la polizia deviata) di taluni sostituti che si credono intoccabili adottando, se del caso, i provvedimenti conseguenti, ma soprattutto, avremo un procuratore della Repubblica che la finisca di vedere il male, strabicamente e schizofrenicamente, solo in direzione di Grauso e dintorni, e si decida a volerci vedere chiaro, con tutti i mezzi consentiti dalla legge e senza paura di far lavorare un po’ di più i giudici del Tribunale (che già lavorano ben poco rispetto alla media dei loro colleghi di oltretirreno e anche di altri Tribunali sardi), sul troppo denaro facile che gira in città e sulla sua origine, che a nostro avviso, limitandoci ai sommi capi e non alla sconvolgente documentazione che esiste da qualche parte, è correlata ai fiumi di denaro riciclati dal crimine organizzato, in particolare di talune espressioni della mafia siciliana e della ‘ndrangheta calabrese?
Sappiamo qual’è l’ovvia obiezione che qualcuno potrebbe muovere, ossia che sull’origine di certo denaro, e di certe fortune imprenditoriali o anche solo di certi tenori di vita ingiustificati che ne derivano, non si deve indagare, perché così si rischia di mettere a repentaglio l’economia cittadina, già precaria; bene, allora facciamo pure questo ragionamento, degno più della Colombia del narcotraffico che di una città occidentale, ma ricordiamoci che questi soldi facili hanno un’origine di sangue, nei morti ammazzati dalle mafie e in quelli causati dalla droga, e vediamo un po’ se riusciamo a tirare dritto, come niente fosse, senza provare un po’ di raccapriccio.
E vederci chiaro, e vigilare, è più che mai necessario adesso che i nuovi assetti urbanistici della città, per il futuro, si vanno concretizzando (invero sulla base di un PUC che ebbe una lunga incubazione, iniziata con le ultime amministrazioni comunali della cosiddetta Prima Repubblica), e che pare che i soliti noti, che già anni addietro pare abbiano riciclato centinaia di miliardi della ‘ndrangheta, intendano assassinare la città, con la scusa di volerla ripopolare, sotto una nuova colata di cemento, allora sotto l’occhio benevolo di una Procura che si occupava, e poco, solo delle tangenti perché era di moda e di una Polizia che in punto di prevenzione sulla criminalità organizzata, a Cagliari, non ha mai fatto nulla (poche misure di prevenzione furono proposte solo tra il 1998 e il 1999, quando del settore si occupava la dottoressa Maria Grazia Maiorino), per non parlare dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che sono proprio all’anno zero.
Questi sono, a nostro modesto avviso, gli impegni prioritari che, al di là delle consuete declamazioni retoriche, devono rientrare nell’agenda del prossimo procuratore capo di Cagliari.
Perchè la cittadinanza non vuole gli appartamenti di lusso costruiti per i pochi che se li possono permettere e poi dover scappare a Quartu Sant’Elena o a Selargius per poter sopravvivere, le enormi Città Mercato dappertutto e le botteghe sotto casa che chiudono una ad una, e tante altre perle che, sull’onda di uno sviluppo strano e distorto favorito dai fiumi di denaro di dubbia origine, stanno snaturando la nostra città secondo modelli americani; Cagliari deve restare una città a misura d’uomo, e una città in cui chi lavora non abbia da vergognarsi di venir pagato alla fine del mese con denaro originato magari non dalla cessione di un chilo di cocaina, ma almeno dai duemila od oltre euro pagati da qualche clandestino per i “viaggi della speranza”.