Il tenente colonnello Roberto Vernesoni, l’ufficiale della Guardia di Finanza che è accusato oggi di un reato infamante, ossia aver stornato un quantitativo di cocaina in sequestro per rivenderlo, nel momento in cui fu posto sotto inchiesta era forse sulla buona strada per dipanare il bandolo della matassa degli insidiosi rapporti di droga e, sicuramente, di riciclaggio di denaro sporco tra certa malavita sarda, non esente da collegamenti massonici, e talune insidiosissime cosche della ‘ndrangheta calabrese.
All’epoca dei fatti, si parla dell’ultima parte degli anni ’90, ancora non era cosa nota al grande pubblico, almeno quello che segue le vicende giudiziarie, che la ‘ndrangheta, compagine mafiosa ampiamente oscura rispetto alla Mafia per eccellenza, ossia la sicula Cosa Nostra, aveva perfino scalzato quest’ultima nel ruolo guida quanto all’importazione in Italia di immensi quantitativi di stupefacente, quasi del tutto cocaina, che giungevano copiosi dalla Colombia, perlopiù con una tappa intermedia in Spagna, specialmente a Barcellona e nella Costa del Sol; i più recenti rapporti della DIA e della Direzione Nazionale Antimafia hanno ora definitivamente chiarito questo aspetto delle dinamiche criminali nazionali.
E la ‘ndrangheta, come disvelarono le inchieste a tappeto di Agostino Cordova quando era procuratore di Palmi (Reggio Calabria) da tempo aveva instaurato, o forse aveva sempre avuto, rapporti organici con la Massoneria, o con suoi ampi settori (in ogni caso non meramente schegge deviate), attraverso i quali si mediavano i suoi rapporti coi colletti bianchi apparentemente “puliti” sparsi in tutta Italia, e molto utili per le operazioni di riciclaggio, col giro del traffico d’armi internazionale, con la politica, coi servizi deviati.
Sul filo della scoperta per cui un “pentito”, tra quelli che poi accusarono il tenente colonnello, acquistava stupefacente da un pericolosissimo boss della provincia di Reggio Calabria, il tenente colonnello Vernesoni rischiava di fare nuovamente chiarezza su quella matassa di rapporti che era ed è operativa anche in Sardegna e rispetto alla quale le iniziative di Cordova furono insabbiate dalle incredibili risposte fornite alle sue richieste di informazioni dalla Polizia cagliaritana, secondo la quale non risultavano presenze massoniche nell’Isola.
Infatti il “pentito” in questione, se un tempo era operativo nello smercio di droga nella zona di Guspini-Villacidro, quella di maggiore operatività di Vernesoni e quella di nascita di Luigi Lombardini, zona dove poi sarà attivo come “agente provocatore” gestito dallo stesso Vernesoni, aveva peraltro solide basi pure ad Oristano, città dove si scoprirà il riciclaggio di ingenti quantità di denaro sporco della ‘ndrangheta in acquisti immobiliari, città dove apparentemente tutto dorme e perciò gli affari illeciti si possono perpetrare nel perfetto silenzio, città dove, infatti, ebbe inizio la consumazione del depistaggio sulla vicenda Volpe 132 attraverso il furto, ancora avvolto nel mistero, di un elicottero Agusta A 109 identico a quello della Guardia di Finanza caduto a Feraxi, con a bordo Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, i cui pezzi pare fossero poi utilizzati per far credere che l’elicottero era caduto a Capo Carbonara.
Cose inquietanti!
Se si guarda alle risultanze delle inchieste giudiziarie sarde, specie quelle in materia di droga, sembrerebbe che la criminalità organizzata sia quasi latitante dal nostro appetibile mercato dell’illecito, quasi nulla è stato scoperto, salvo qualche saltuaria intromissione degli “stiddari” siciliani e della camorra, salvo l’ombra della mafia catanese dietro talune vicende occorse a Capoterra, salvo recentemente altre vicende di riciclaggio della camorra in Gallura. Tutte vicende, comunque, non approfondite a sufficienza, e infatti ben scarso coordinamento vi è stato al riguardo tra la DDA cagliaritana e altre DDA, soprattutto quella milanese, che gestivano indagini parallele al riguardo.
Ma nuove conquiste giudiziarie sul ruolo, silenzioso ma sempre più insidioso, assunto dalla ‘ndrangheta calabrese avrebbero aperto la porta a spiegazioni inquietanti ma plausibili di certe ragnatele di rapporti che incidono anche a Cagliari, assolutamente trasversali tra il “bene” e il “male”, tra la legge e la delinquenza, e delle ancor più inquietanti connessioni con le vicende ogliastrine, col caso Piroddi e col sequestro Melis, con gli aspetti più imperscrutabili e, forse, più insabbiati e depistati di questo crimine.
Sorge il dubbio che, scoprendo il ruolo della massoneria negli insospettati rapporti tra criminalità sarda e ‘ndrangheta nel traffico di droga e, probabilmente, anche nel traffico d’armi avrebbe consentito di fare passi da gigante su questa strada: ma QUALCUNO, nonostante i propri compiti istituzionali, aveva interesse contrario a che ciò avvenisse.
Chi è quel QUALCUNO? Al momento non possiamo andare oltre, ma non è lontano il tempo di definitiva emersione della verità una verità vomitevole, che però il popolo sardo ha diritto di conoscere.
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |