06 12 2002 - LA SINISTRA E LOMBARDINI: UN’OCCASIONE PERDUTA

Incredibile, forse, ma vero: stando agli esiti parziali del nostro sondaggio interattivo, nelle intenzioni di voto dei nostri visitatori i DS sono ampiamente il partito di maggioranza relativa, seguiti a una certa distanza dai centristi della Casa della Libertà, e il centrodestra è solo di pochissimo il primo schieramento.
Come abbiamo già detto, la cosa ci fa molto piacere: evidentemente le nostre argomentazioni, sebbene sovente crude, sono almeno in certa misura condivise dalle persone di sinistra, almeno quelle, e crediamo e speriamo che siano tanti, che dinanzi al problema della Mala Iustitia Caralitana non hanno scelto di mettersi le fette di salame sugli occhi, bensì di rifletterci; e questo non ci stupisce perché, conoscendo abbastanza quel mondo politico, sappiamo che la base, nei DS e forse nell’intero centrosinistra, è migliore del vertice.

Forse i nostri visitatori di sinistra, e larghe fasce della militanza e dell’elettorato dei DS a Cagliari avranno percepito la grande occasione perduta che è stata, per la città, la mancata nomina, che era a dir poco doverosa stanti i suoi meriti professionali, di Luigi Lombardini a procuratore presso il Tribunale di Cagliari; un uomo di destra, è vero, ma non sarebbe stata la prima volta che i comunisti (o postcomunisti), quando ritenevano con ciò di perseguire finalità di giustizia, avrebbero appoggiato magistrati di destra, come accadde con Paolo Borsellino, militante del MSI in gioventù, e con Agostino Cordova, anch’egli piuttosto conservatore.
Soprattutto, lo possiamo dire senza tema di smentita, Luigi Lombardini, per mancanza di legami associativi impedienti, per non intraneità a certa “Cagliari bene” che è soprattutto una Cagliari dei disonesti, per coraggio personale, era l’unico uomo che poteva realizzare un obiettivo che non poteva che essere condiviso dai militanti di base di sinistra: ripulire la città dai riciclatori di denaro sporco arricchiti, che ci stanno regalando una allucinante metropoli con strutture americane (tante, troppe, città mercato e cinema multisala che neanche a Parigi) e un fermento socioculturale da paese di bassa provincia, dove di quasi tutto “non si può parlare” e il quotidiano cittadino parla solo di fesserie.
Ma certo i vertici regionali del PDS, nonostante avessero eccome voce in capitolo nella designazione del procuratore, non hanno certo messo a parte la base (dove onesti militanti, sindacalisti, dirigenti di cooperative stavano a rodersi per le inchieste avventate di certi magistrati, chiedendosi se fossero “fascisti” quando magari erano amici dei loro dirigenti) delle vere opzioni di scelta: quella di Lombardini, ossia nel senso di stroncare le radici dell’economia disonesta, o quella di Piana, ossia quella di conservare rigidamente lo status quo, il che faceva comodo all’intera nomenklatura, di destra e di sinistra, ivi compresi certi magistrati dalla schiena debole che di lavorare con Lombardini non ne volevano sapere.
La nomenklatura, essendo nomenklatura, ha scelto di conservare sé stessa, e così nella primavera del 1997 i vertici regionali del PDS, eseguendo ordini dei vertici delle Cooperative rosse, cuore finanziario del partito, optarono per Piana procuratore, trovandosi in ciò in strana sinergia con certo ceto imprenditoriale di Cagliari non proprio cristallino, e imposero quella scelta prima a Massimo D’Alema, quindi al Consiglio Superiore della Magistratura, dove si votava per correnti politicizzate, e l’indicazione di Piana, uomo della corrente Unità per la Costituzione, fu gradevolmente recepita da quelli di Magistratura Democratica, fedeli e contenti esecutori delle indicazioni del PDS; solamente i membri laici del Polo delle Libertà, tra i quali il cagliaritano di AN Alfredo Pazzaglia, si opposero alla scelta di Piana e fecero ostruzionismo fino all’ultimo.
Alla fine, solo il destino arrise a Piana: la morte di Pazzaglia privò i laici del Polo del quorum necessario per bloccare la nomina, e la nomina stessa passò, ma se Pazzaglia fosse stato ancora vivo, il CSM avrebbe dovuto inevitabilmente, per sbloccare l’empasse, ritirare la candidatura di Piana, che sarebbe tranquillamente potuto diventare Presidente del Tribunale.
Ma sui “se fosse” non si fa la storia, e il danno ormai la dirigenza regionale dei DS dell’epoca l’ha fatto, non nel senso di aver designato un procuratore incompetente, perché Piana è un ottimo magistrato, ma nel senso di aver designato un magistrato che, essendo organico a certa Cagliari bene dove più d’uno ha tanto da nascondere, ben difficilmente si sarebbe messo contro quello che era ed è il suo ambiente naturale; e così, cari compagni del PDS, o dei DS, dobbiamo tenerci la sozzeria degli imprenditori riciclatori di denaro sporco, della droga e anche delle mafie e del traffico d’armi, unitamente alle inconfessabili sozzerie dell’anima meno nobile del vostro partito, quella affaristica delle Cooperative rosse che fanno affari col signor Sergio Zuncheddu, pur sapendo chi c’è dietro di lui, o forse proprio perché lo sanno.
Ora Lombardini è morto, e Piana, salvo imprevedibili sviluppi del caso Unione Sarda e del Processone di Palermo, rimarrà procuratore capo per ancora quasi tre anni, salvo trasferimento ad altra più elevata funzione, forse alla Procura Generale, se davvero, come dicono, l’attuale PG Vittorio Antonini se ne vorrà andare; l’irreparabile è irreparabile, cari compagni, ma almeno una cosa, anche per recuperare quella credibilità che il vostro partito ha da tempo perso, una cosa dovete farla: cacciare A CALCI NEL CULO certi vostri dirigenti.
Qualche nome? Non c’è problema. Incominciate da Emanuele Sanna e Andrea Raggio, gente che ha fatto il suo tempo e che dovrebbe andare in pensione, gente incline ad affiliazioni esoteriche, gente che collude apertamente con certi magistrati che oggi giocano a fare i “progressisti” ma ieri erano di tutt’altro colore. Il rischio è che, se attuerete questo modesto suggerimento, i DS e la sinistra torneranno ad avere il controllo politico della Sardegna, ma a noi non fa paura la sinistra, non fanno paura i comunisti, perché tali: ci fanno paura solo quelli disonesti e in mala fede che, a livello di dirigenza, negli ultimi anni sono stati un po’ troppi.