Nelle indagini sulla strage di Ustica, che hanno impegnato la procura di Roma e in particolare il giudice Rosario Priore per quasi un quarto di secolo tra infiniti depistaggi, una delle tesi formulate fin dall’inizio, e che si rivelerà poi la più congruente ad una verosimile ricostruzione dei fatti, fu quella per cui dietro la caduta del DC9, che si tentò di far passare per cedimento strutturale e che emerse poi doversi verosimilmente all’essere stato l’aereo colpito da un missile, vi sarebbero stati intrighi internazionali, giocati nel nostro Paese, coinvolgenti interessi libici.
Al riguardo, l’ex magistrato Carlo Palermo, in un suo libello molto documentato, formulò la tesi per cui il DC9 dell’Itavia abbattuto sarebbe servito, come lo squalo col pesce pilota, per occultare il volo di un aereo fantasma, probabilmente del SISMI, che stava trasportando dalla Svizzera verso la Libia il noto terrorista palestinese Abu Abbas, già mandante del sequestro della Achille Lauro, a lungo foraggiato da Gheddafi e quindi da Saddam Hussein, tanto è vero che dopo l’invasione americana dell’Iraq verrà arrestato a Baghdad, ulteriormente scortato da due MIG libici; il DC9, e con esso uno dei MIG che fu poi trovato sui monti della Sila, secondo Palermo sarebbe stato verosimilmente abbattuto da forze alleate, americane o francesi, che sapevano che sull’aereo fantasma si sarebbe trovato quel terrorista.
Ai nostri giorni, Muammar Gheddafi ha fornito una diversa ricostruzione, ipotizzando che gli americani credevano che a bordo dell’aereo ci fosse lui in persona, e che quindi fosse a lui che si intendesse attentare.
Molto interessanti sono comunque, quanto a disvelare cosa c’è sotto, le scoperte investigative sul reticolato di rapporti tra la loggia massonica P2 e gli ambienti libici, laddove a quanto pare, nonostante l’atlantismo ferreo di Licio Gelli e soci, e nonostante l’apparente netta opposizione americana alla politica di Gheddafi, ambienti piduisti cedevano ai libici segreti operativi e militari, forniti loro dai nostri servizi segreti, che consentivano tra l’altro a Gheddafi di organizzare ben mirati attentati contro i numerosi oppositori del governo libico che allora ancora vi erano in Italia; il contraccambio sarebbe stato rappresentato dalla fornitura di armi e droga, che allora i libici non avevano necessità di importare clandestinamente, ma ricevevano apertamente contando sul consolidato canale sovietico attraverso la Siria.
I Carabinieri, in questo contesto, compirono indagini per accertare rapporti tra il giro della P2, esponenti del terrorismo di estrema destra e esponenti libici vicini a Gheddafi in Italia, e una delle risultanze investigative interessò molto da vicino la città di Cagliari: vennero infatti svolte indagini su tale B.M.M., cittadino libico, zio del colonnello Gheddafi, fiscalmente domiciliato a Cagliari, il quale vi gestiva un’impresa e risultava essere, attraverso un proprio connazionale, direttamente collegato alla nota EDITAR, che allora era domiciliata in Novara press la sede dell’Istituto Geografico De Agostini ma, come a tutti noto, operava a Cagliari tra l’altro per l’edizione di Tutto Quotidiano.
Peraltro, il rapporto dei Carabinieri precisa, giustappunto, che B.M.M. aveva avuto l’incarico da Gheddafi di creare ed acquisire testate giornalistiche in Italia.
Questo avveniva in epoca coincidente con la vicenda Ustica, allorquando si ipotizzò, tra l’altro, che i due MIG libici che erano comparsi sullo scenario fossero niente meno partiti dalla base NATO di Decimomannu; parve follia, ma, alla luce dei conclamati rapporti tra P2, circoli NATO non strettamente fedeli alla linea politica della Casa Bianca, ambienti militari, servizi segreti e libici, cementati tra l’altro dall’aperto antisemitismo degli ambienti di destra e dal conseguente impegno per la causa palestinese, ovviamente condiviso da Gheddafi, lo appare oggi molto meno.
Singolare quindi, all’epoca, la presenza di un esponente libico di tale spicco a Cagliari, e ancor più singolare il verificarsi nella Città del Sole di un fenomeno che nelle stesse dimensioni si ripeté, guarda caso, solo a Catania, città da sempre legata ai libici, residenza dell’avvocato Michele Papa, una sorta di fiduciario di Gheddafi in Sicilia: la presenza di massa di “studenti” palestinesi, probabilmente, in realtà spie e terroristi fatti riparare comodamente in Occidente, tra l’altro con una notevole benevolenza da parte del PCI.
Ancor più singolare il fatto che proprio in quegli anni, a Cagliari, la droga iniziò ad avere una diffusione di massa poi tristemente nota, che ne fece una delle città italiane col più alto tasso di tossicodipendenza, e che trasformò interi luoghi come la piazza Giovanni XXIII in agghiaccianti scenari da “Ragazzi dello Zoo di Berlino”; ufficialmente, le inchieste giudiziarie su questi incredibili flussi di stupefacente, concretizzatesi in risultati seri con molto ritardo, acclareranno l’esistenza di rapporti tra alcuni trafficanti e le mafie siciliane, in special modo la “Stidda”, e tuttavia è cosa nota l’esistenza di ben precisi rapporti tra queste entità criminali e la Libia, segnalata ad esempio dalla vicinanza di esponenti libici, anche molto prossimi al colonnello Gheddafi, alle consorterie massoniche deviate del famigerato circolo Scontrino di Trapani, ancora una volta, come Catania (Sigonella) e come Cagliari (Decimomannu), città presso la quale aveva sede un importante aeroporto militare, quello di Birgi.
Come è noto, un preciso legame, mai esplorato a fondo dalle indagini, tra gli ambienti del traffico di droga cagliaritano dei primi anni ’80 e mai precisati traffici, forse di armi, aventi come teatro la base NATO di Decimomannu, fu individuato nel contesto del caso Manuella, laddove si ipotizzò un coinvolgimento in tali traffici dell’avvocato scomparso, e laddove le persone che affermavano, spesso mentendo spudoratamente, di sapere qualcosa sulla vicenda erano, stranamente, tutte collegate al giro del narcotraffico, con la presenza in quel giro, tra l’altro, di persone che saranno poi protagoniste delle vicende relative alla nota “Banda di Is Mirrionis”.
Non sarebbe sorprendente, peraltro, l’ipotesi di una Libia mediatrice nel traffico di stupefacenti: Muammar Gheddafi, dittatore spietato e spregiudicato, può permettersi nel proprio Paese ogni sorta di illegalità ed è ben chiaro come ben poca resistenza alla circolazione di stupefacenti in Libia potesse essere opposta dai paesi imbelli e corrotti interposti tra il paese africano e la via dell’oppio, oltre tutto col decisivo aiuto che poteva essere fornito dai palestinesi e dalla situazione palestinese, poiché in una situazione di guerra guerreggiata l’ultima cosa a cui si guarda sono i delitti comuni.
A fine anni ’80, peraltro, con l’embargo americano e inglese posto alla Libia per via della strage di Lockerbie e soprattutto con la caduta dell’impero sovietico, la strategia cambiò radicalmente per la Libia, che fu costretta a guardare, per i propri approvvigionamenti di armi, anche all’occidente, dove continuava a trovare solidi alleati disposti a fargliele pervenire di contrabbando: la criminalità organizzata, soprattutto la mafia e la ‘ndrangheta, e certi circuiti corrotti e deviati della massoneria e dell’atlantismo che sono ben sopravvissuti al formale scioglimento della loggia P2.
Qui, probabilmente, sta e cade la vera ragione dell’abbattimento dell’elicottero Volpe 132 della Guardia di Finanza e dei susseguenti depistaggi, quasi simmetrici a quelli visti nel caso Ustica, ma sta e cade anche la ragione per cui sia quei medesimi circoli libici che nel frattempo hanno mantenuto una loro presenza a Cagliari, anche se notevolmente ridimensionata, sia eclettici faccendieri ben noti, si spostarono notevolmente a sinistra nel selezionare i propri alleati e le proprie pedine per continuare a praticare il gioco di sempre con maggiore credibilità
La chiave di volta non è difficile da reperire, sta al massimo in due o tre studi legali, in due o tre studi di commercialisti, nonché in qualche loggia coperta, forse non appartenente al Grande Oriente, forse appartenente allo stesso ma molto esposta in attività parallele, che costituisce la sede ottimale per far funzionare certe alleanze trasversali, inimmaginabili al grande pubblico, tra politicanti di sinistra, politicanti di destra, esponenti dei servizi segreti, narcotrafficanti, riciclatori di denaro sporco e, naturalmente, la solita massoneria che come sempre e il collante di tutto.
Pare che Luigi Lombardini questa chiave di volta la possedesse … la fine è nota!
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