La morte misteriosa di un ex Questore – La morte misteriosa di un ex Questore. Con dieci coltellate, ieri è stato assassinato l’ex questore di Nuoro Arrigo Molinari,nella sua abitazione di Audora. Si dice che sia stato in un tentativ… [Pino Scaccia – La torre di Babele].
Traggo spunto da questo post sul blog di Pino Scaccia “La torre di Babele” perché la figura di Molinari merita qualche riflessione: egli fu scoperto quale appartenente alla nota loggia P2, coinvolto altresì in Gladio, e fu a metà anni Ottanta protagonista della rocambolesca cattura di Annino Mele, sulla quale vicenda si sofferma l’autore del post, il nuorese Enzo Cumpostu titolare di questo BLOG, che narra di come Molinari, per assicurare alla giustizia il “bandito” mamoiadino ritenuto capo del MAS (Movimento Armato Sardo), ne aveva fatto arrestare l’intera famiglia, con operazione definita “israeliana”. Ricordiamo in realtà che lo stesso Luigi Lombardini fu protagonista in prima persona dell’operazione con attività da “guerra non ortodossa” e tecniche degne del Mossad: pare che una sua prossima congiunta fosse divenuta, per carpire informazioni adeguate, addirittura amante di Annino Mele.
Questa storia rinvia ai dilemmi e al dibattito sul perché a Lombardini, a Molinari e ad altri servitori dello Stato sia stato concesso di andare oltre le regole formali, con attività che negli anni Novanta, dopo il suicidio del “giudice-sceriffo”, provocheranno lo scandalo un po’ ipocrita di tanti falsi legalitari che probabilmente avevano fatto di peggio: il MAS era un’organizzazione pericolosa per gli stessi equilibri del potere e del controllo del territorio in Sardegna, secondo le parole di un protagonista di quei tempi Annino Mele andava fermato a tutti i costi perché “pericoloso”, si andava ben oltre la lotta a odiosi sequestri di persona e si sconfinava in problematiche strategiche per lo Stato, di controllo del territorio in una zona, come la Sardegna, cruciale per le attività della NATO.
Oggi, sorprendono le apparenti modalità della morte di Molinari, accoltellato in una stanza dell’albergo gestito dal figlio, apparentemente da un ladruncolo, che però, pur non creduto dai magistrati di Savona, giura di essere penetrato in quella stanza per rubare e di avervi trovato Molinari già cadavere.
In tanti hanno già espresso perplessità, ipotizzando collegamenti con talune attività di private indagini esercitate da Molinari ormai a riposo, e va ricordato che la Liguria si è rivelata la culla di quell’organizzazione detta DSSA (Direzione Studi Strategici Antiterrorismo) che, animata da un gladiatore e massone come Gaetano Saya, era forse l’ennesima “rete” scaricata dallo Stato e liquidata come struttura privata ed eversiva per meri calcoli di convenienza, o forse solo un ramo di un unica rete di livello nazionale il cui vero nome, non estinto dagli ineseguiti provvedimenti di scioglimento di Andreotti, è Gladio, con la quale anche la cosiddetta “rete” di Lombardini, di riffa o di raffa, aveva a che fare.
Molinari e Lombardini, destini paralleli: il primo improbabilmente ucciso a coltellate da un ladruncolo (il che appare ancor più improbabile per un ex “poliziotto” esperto e sicuramente ben addestrato), il secondo stranamente “suicida” in concomitanza col palesato intendimento di “vuotare il sacco” su certe cose scottanti. E di questi dannati misteri d’Italia ne abbiamo decisamente abbastanza!!!
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