07 11 2002 - LA LIBERTA’ DI PENSIERO E I CAVOLI A MERENDA

Puntuali come un orologio svizzero, all’unisono, le rappresentanze sarde della FNSI e dell’Assostampa, che nei metodi assomigliano molto all’Associazione Nazionale Magistrati, si sono sollevate a difesa del brillante giornalista Mauro “James” Lissia (James, ovviamente, come Bond, James Bond), secondo loro oggetto di intollerabili prevaricazioni di quel fascistone dell’avvocato Gian Franco Anedda contro la libertà di stampa, addirittura contro la libertà di manifestazione del pensiero protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
Scusate, ma quale cavolo di libertà di pensiero? Mauro “James” Lissia si è semplicemente rifiutato di rivelare le fonti da cui aveva appreso della presunta detenzione da parte di Nicola Grauso di apparecchiature atte a intercettare clandestinamente telefonate nella villetta attigua alla redazione de L’UNIONE SARDA, e per un motivo ben preciso, non certo attinente alla libertà di pensiero: che non rivelare le fonti, trincerandosi dietro un preteso segreto professionale che per i giornalisti – a differenza degli avvocati, dei religiosi eccetera – è molto, molto circoscritto, gli consentiva di non svelare che la notizia, in realtà, proveniva da reato, poiché la circostanza di cui sopra non poteva essere conoscibile che da parte di chi si era introdotto clandestinamente, ovviamente senza autorizzazione alcuna della magistratura, nella suddetta villetta; che si trattasse di servizi segreti, di polizia deviata o chissà chi non ci interessa, poiché sono solo delinquenti, ma ciò che è grave è che Mauro “James” Lissia, proteggendoli, rischia di sacramentare l’indegno principio per cui una “perquisizione” illegale può dare origine a un procedimento penale, visto che in questo caso la fonte della notizia di reato fu un articolo dello stesso Lissia del 3 settembre 1998, mentre il PM ANTIGRAUSO Guido Pani iscrisse nel registro modulo 21 molto più tardi.

Cari rappresentanti dei giornalisti, pensate proprio di agire a difesa della libertà, della Libertà in generale con la L maiuscola? Non diremmo proprio, a noi pare che difendiate solo certo giornalismo scorretto che è disposto a fornire copertura ad azioni criminali, quando non ad agire in oggettiva sinergia con le stesse, pur di cogliere i classici due piccioni con una fava, ossia ad un tempo piazzare uno scoop e fare un favore a certa magistratura. E magari il PM ANTIGRAUSO Guido Pani, vaso di coccio tra vasi di ferro, c’entra in realtà relativamente poco, poiché vi è un altro PM, legato per vie parentali allo studio dell’abituale avvocato di Mauro “James” Lissia, che non poteva certo, senza imbarazzi, agire in prima persona, essendo da tempo amico di Claudio Cugusi, altra vittima di quell’assurdo procedimento penale, pur morendo dalla voglia di vendicarsi di Grauso per aver fatto scrivere cose poco commendevoli sul suo conto su L’UNIONE SARDA.
Non c’è quindi da credere a una sola parola di quello che dite, anche perché non vi siete certo inalberati a difendere Claudio Cugusi quando è stato condannato senza prove a un anno di galera, per fortuna con la condizionale, dal dottor Bonsignore, fedele e fidato esecutore dei voleri della Procura, per non parlare di Antonangelo Liori … il vostro grande coraggio, signori cari, si spinge al punto di tollerare che il quotidiano di Cagliari sia ridotto letteralmente a essere la voce del padrone, non tanto dell’esoterico Zuncheddu ma di quello del Palazzaccio di Piazza Repubblica, che di nulla vuole si parli e si commenti (vedasi il caso Santona), voi vi inalberate solo quando qualcuno disturba il manovratore, come l’avvocato Anedda che, in nome della legalità, cerca di impedire che vi sia un avallo giudiziale a quel giornalismo scorretto e strumentale, arma non di informazione ma di killeraggio politico-giudiziario, quale quello praticato un tempo da Mauro “James” Lissia.
La vostra credibilità, signori della FNSI, signori dell’Assostampa, è ridotta a zero. Abbiate almeno la dignità di non peggiorare la situazione difendendo gli indifendibili, lasciate Mauro “James” Lissia a cuocersi nel suo brodo e non cercate ancora di coprire le bande criminali che hanno eliminato lo stato di diritto a Cagliari.