La nostra opinione sulla guerra è nota e non ce ne pentiamo, ma a cose fatte occorre guardare soprattutto ai risultati, e ciò che emerge è che gli USA sono riusciti a portare a termine le operazioni militari riducendo al massimo il numero di vittime civili, che un regime odioso è caduto e che tutti abbiamo visto le commoventi scene degli iracheni pieni di gioia per aver riacquistato una libertà pur difficile da gestire.
Questo è ciò che alla fine conta, la libertà; sarebbe stato infinitamente meglio se gli iracheni, come i serbi, fossero stati messi in grado di effettuare il ricambio con gli strumenti della democrazia, e che quindi avessero potuto cacciare Saddam Hussein sconfiggendolo alle elezioni come i serbi hanno sconfitto Milosevic. Ma, come diceva Rousseau, l’uomo nasce libero e dappertutto è in catene, è nella natura dell’uomo il poter fare ciò che vuole, il poter dire tutto ciò che pensa, e se non condividiamo i mezzi adoperati dagli americani è sommamente condivisibile il fine perseguito, anche se bisognerà stare attenti a certe tentazioni affaristiche.
In Italia non abbiamo avuto e non dovremmo avere, tendenzialmente, i problemi del martoriato popolo iracheno; il nostro, almeno sulla carta, è un paese notevolmente democratico almeno alla pari degli Stati Uniti, in certe cose un po’ più democratico e in certe altre un po’ meno.
Tuttavia permangono, alla definitiva modernizzazione del Paese, a quella sua “democratizzazione integrale” che era auspicata dal fondatore del PDS Achille Occhetto (che non a caso, vedendo dove andava a parare il suo partito, ha pensato bene di sfilarsi via) tremende sacche di resistenza, che, e qui sta una notevole ipocrisia di fondo di molti che si riempivano la bocca con la liberazione dell’Iraq, non hanno bisogno delle baionette o peggio del gas nervino per preservare il loro potere, perché risultano molto più efficaci il controllo dei mezzi di comunicazione, che rende la manifestazione del pensiero dissenziente mero flatus vocis, e l’espropriazione degli organismi politici, amministrativi e giudiziari contemplati dalla legge delle proprie funzioni a favore della concentrazione dei poteri decisionali in capo a sodalizi segreti o “riservati”, interclassisti, che annientano di fatto l’indipendenza che ciascuno di questi organismi deve avere per funzionare correttamente e nel rispetto delle libertà civili e del principio di eguaglianza.
E’ evidente che, in presenza di una tale situazione, il “popolo”, non solo il vecchio “proletariato” ma anche larga parte del ceto medio, non conta niente, percepisce di non contare niente, e non può che spendere l’ultimo dei diritti, il voto, come merce di scambio per un posto di lavoro, un favore, una raccomandazione.
A Cagliari, viviamo “dal vivo”, e da tempo, una situazione di questo genere, dato che da un lato, estromesso Grauso, i grandi mass media censurano tutte le notizie scomode, dall’altro lato è ben noto come sodalizi vari che spesso sono tra loro come cerchi che si intersecano, quali per un verso l’ala più “affaristica” dei DS, per altro verso larga parte dei massoni del Grande Oriente d’Italia, e infine quella larga fetta del centrodestra che da un bel pezzo è diventata nient’altro che una dependance di tale parte della Massoneria, siano in grado, con accordi sottobanco e con adunate decisorie al di fuori dei vari organismi istituzionali (regione, provincia, comuni, tribunale, procura, etc.) di condizionare l’intera vita pubblica di Cagliari, della sua provincia e della Sardegna, lasciando passare sotto silenzio vicende che in altri tempi avrebbero creato scandalo, come la svendita del suolo pubblico della città per la creazione a tutto spiano di parcheggi a pagamento, ed enfatizzando invece oltre ogni buon senso altre vicende, come quella del ripascimento del Poetto, per cui è stata ed è una lagna continua abilmente amplificata dai mass media di Sergio Zuncheddu, mentre invece bisognerebbe ringraziare Sandro Balletto e Renzo Zirone per aver impedito la definitiva scomparsa della spiaggia dei cagliaritani.
La realtà, squallida, è sotto gli occhi di tutti.
Il giovane presidente della Regione, Mauro Pili, a suo tempo fortemente voluto da Berlusconi, non riesce a combinare niente non per colpa sua, ma perché continuamente sotto tiro da parte di una opposizione interna, quale quella animata dalla UDR di Mariolino Floris (cugino di Emilio, il sindaco dei parcheggi a pagamento selvaggi) e soprattutto di Cossiga, un signore al quale non gliene è mai importato nulla della Sardegna avendo invece grande esperienza in caso Moro, Gladio, Massoneria eccetera e una consolidata amicizia con un potente massone del Sarrabus, che in ultima analisi punta solo allo sfascio nella speranza di poter confondere le idee agli elettori e preparare, prossimamente o alle prossime elezioni, un ribaltone che riporti al potere il centrosinistra, preoccupantemente ancora animato da personaggi come Emanuele Sanna, ma rigorosamente con presidenza affidata a lui, a Mariolino, nell’attesa di spiccare il volo verso Palazzo Madama nel blindatissimo collegio di Nuoro o in quello di Guspini coi voti dei compagni.
Della Provincia abbiamo detto; è l’unico ente che lavora discretamente, ma ad ogni mossa i suoi responsabili sono impallinati dai mass media di Zuncheddu, ostili per motivi apparentemente imperscrutabili, ma che gli addetti ai lavori, specie quando entrano in cucina e indossano il grembiulino, ben sanno.
Il Comune … lasciamo perdere!!! Certe cose non si sono mai viste, come la querelle tra i Vigili Urbani, che sotto Mariano Delogu lavoravano instancabilmente senza quasi nessuna vertenza, e l’assessore al personale, che per i toni e per i contenuti squalifica solamente la città, e quanto al sindaco Floris, uno messo lì da accordi di partito a sostituire un sindaco, Mariano Delogu, che era innanzitutto il sindaco dei cagliaritani e prendeva molti più voti dei partiti della maggioranza, stendiamo un velo pietoso. In ogni caso questa giunta non ha nessun progetto per la città, che non sia la cementificazione selvaggia, e lo si vede, poiché molte cose in città, a cominciare dal traffico e dalla manutenzione delle strade, per non parlare della criminalità, peggiorano di giorno in giorno.
E la magistratura? Beh di quella parliamo abbastanza, riassuntivamente si può dire che, per quanto attiene le grandi vicende amministrative e i grandi affari, ha rinunciato al suo ruolo di controllo, non fa una mazza di niente, e, per giustificare l’esistenza del suo elefantiaco apparato, che avuto riguardo al rapporto costi-benefici meriterebbe una sforbiciata che andrebbe tutta a vantaggio del contribuente, se la prende coi soliti perdenti, con gli ultimi (ladruncoli di polli, tossicodipendenti, extracomunitari etc.), e ogni tanto colpisce qualche dissenziente.
Questi sono i risultati che la democrazia produce nella nostra città, nella nostra provincia, nella nostra regione: siamo sicuri che ben pochi elettori condividono l’attuale stato di cose, ma tanto gli elettori non contano niente, e, specie un una realtà dove la disoccupazione sfiora il 20 per cento, il voto non si può spendere per il cambiamento, piuttosto che per cercare di procurare un posto di lavoro alla propria moglie o al proprio figlio, grazie ai soliti concorsi e alle solite assunzioni che miracolosamente proliferano in coincidenza delle elezioni.
Noi non abbiamo Saddam Hussein, e nessuno ci farà mai “gasare” perché non la pensiamo come loro, quelli che comandano al di là e spesso al di fuori del mandato popolare; ciò non toglie che tutto sia, comunque, per dirla alla Venditti, “‘na grande presa per culo”, anche se in giro per Cagliari non ci sono statue e ritratti a ricordarci ad ogni istante chi comanda.
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