Si è appreso oggi che il Procuratore Generale di Palermo, dottor Salvatore Celesti, ha disposto la sostituzione con un magistrato del suo ufficio dei tre PM della Procura presso il Tribunale di Palermo, Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, i quali, orfani di Giancarlo Caselli, per anni girovago e oggi procuratore generale di Torino, e di Vittorio Aliquò, da tempo trasferitosi presso la stessa procura generale di Palermo, hanno fin qui sostenuto l’accusa contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori, Luigi Garau e Salvatore Carboni (nonché, nel rito abbreviato, contro Antonio Piras) nel noto “processone” relativo alle pretese estorsioni in danno di Tito Melis e alle pretese calunnie nei confronti di Carlo Piana e Mauro Mura, scaturito dal procedimento in cui fu implicato anche Luigi Lombardini, suicidatosi a Cagliari l’11 agosto 1998 proprio dopo aver subito l’interrogatorio dei suddetti magistrati palermitani.
La decisione del dottor Celesti scaturirebbe dalla circostanza che Ingroia, Di Leo e Sava, dopo aver ottenuto un risarcimento del danno di 50 mila euro per un preteso fatto di diffamazione, sarebbero ora tecnicamente “creditori” di Antonangelo Liori, sicché, ai sensi del combinato disposto dell’art. 36 lett. a) e dell’art. 53 comma 2 del codice di procedura penale, scatta in tal caso l’obbligo per il procuratore capo di provvedere alla sostituzione del sostituto procuratore.
Ad ogni modo, il fatto che a tale adempimento abbia proceduto, ai sensi stavolta dell’ultimo comma dell’art. 53 del codice di procedura penale, il procuratore generale Celesti, anziché il procuratore capo presso il Tribunale, Piero Grasso (un fedelissimo di Pierluigi Vigna), denuncia il fatto che quest’ultimo ha omesso di provvedere tempestivamente alla sostituzione con altri magistrati della stessa Procura dei tre sostituti incompatibili, dando mostra per l’ennesima volta di quella tracotanza inquisitoria tipicamente palermitana debordante in una responsabilità che il PG Celesti non si è sentito di condividere.
Il processo continuerà ora con un sostituto della Procura generale designato da Celesti, e si prevedono tempi lunghi, poiché al nuovo rappresentante dell’accusa servirà tempo per studiare con contezza il monumentale materiale processuale, formato in sede di indagini e nel dibattimento.
Si segnala come l’atteggiamento del procuratore Grasso, che di fatto ha negato l’incompatibilità dei suoi tre sostituti ponendosi in contrasto col Procuratore Generale, ben potrebbe essere suscettibile di dar luogo a una ipotesi di “legittimo sospetto”, tale da legittimare, ai sensi della “Legge Cirami”, una richiesta di spostamento del processo a Caltanissetta.
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