18 01 2003 - LA COSTITUZIONE? IMBUDDICCADA IN FOLL’E MURTA!

Traduciamo subito per i nostri visitatori “continentali” che, a quanto abbiamo capito, non sono pochi: “Imbuddiccàda in foll’e murta”, in sardo campidanese, si intende una cosa che taluno promette di dare, ma che non darà mai, poiché giungerà avvolta nelle piccole foglie del mirto, cosa ovviamente impossibile.
Ci riferiamo, ovviamente, all’ultima carnevalata, decisamente in anticipo sul vero carnevale, escogitata quest’anno, in occasione delle fatiscenti cerimonie di “apertura” dell’anno giudiziario (ma che vanno ad aprire, se al 18 gennaio tutti i tribunali avranno già fatto un bel po’ di udienze?) presso le varie corti d’appello, ossia quella per cui i magistrati dovevano presentarsi recando la Costituzione sotto il braccio, evidentemente a voler simboleggiare che il governo, presieduto da quel bieco individuo che è il signor Berlusconi Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936, attenterebbe alla Costituzione, e che il peggiore attentato sarebbe concretizzato dalla paventata separazione delle carriere di giudici e PM, inconcepibile, argomentano i nostri improvvisati docenti di diritto costituzionale, per salvaguardare l’indipendenza della magistratura.

A noi queste forme di protesta fanno venire l’orticaria, e comunque la questione non è tanto di metodo, quanto di merito, perché non tutti i magistrati, per carità di Dio, ma molti di essi, e specie quelli che più berciano e strepitano (anche oggi, è ovvio, il dottor Caselli si è contraddistinto quale comiziante in toga rossa, in linea col suo pensiero politico), violano sistematicamente proprio quella Costituzione che vorrebbero insegnare agli altri.
Qualche banale esempio? L’art. 13 della Costituzione dice che la libertà personale è inviolabile, e loro abusano della custodia cautelare. L’art. 15 della Costituzione protegge la segretezza delle comunicazioni e loro abusano delle intercettazioni, spendendo miliardi e mettendoci le microspie e le microtelecamere per poco anche nelle mutande. L’art. 27 della Costituzione dice che la pena deve tendere al reinserimento del reo, e loro li gettano in galera buttando via la chiave, salvo che non diventino “pentiti”. L’intero impianto della Costituzione presuppone che le leggi le fa il parlamento, e i giudici le applicano e basta, invece il Consiglio Superiore della Magistratura si arroga la facoltà di dettare esso stesso delle norme, di fatto di legge, e di aggirare l’interpretazione di quelle scomode, come gli artt. 18 e 19 dell’Ordinamento giudiziario sulle incompatibilità parentali, tanto frequenti a Cagliari; per non parlare ovviamente delle incredibili esternazioni di magistrati, contrari a questo o quel disegno di legge, che sono vere e proprie prese di posizioni politiche, assolutamente improprie da parte di coloro che sono pur sempre funzionari dello Stato, con cui di fatto si interferisce sulla volontà sovrana del Parlamento, specie quando al suo interno ci sono troppi parlamentari di Forza Italia e pochi dei DS …
Ci sembra che basti e avanzi, per evidenziare che i nostri magistrati sono oggi ben poco credibili e legittimati quando vogliono fare le prediche agli altri, e tendono a gabellare per difesa della Costituzione quella che altro non è che difesa corporativa di loro privilegi anacronistici e inconciliabili con una società moderna, spesso, oltre tutto, goduti da pochi, vedansi le scorte assegnate con generosità ai vari eroici PM che in realtà non corrono alcun pericolo e ci vanno a fare la spesa, salvo poi fare la guerra a un Francesco Pintus se interviene per toglierle.
Incominciate a rispettarla voi la Costituzione, non solo la Costituzione ma anche tutte le leggi ordinarie, almeno quelle che non reputate incostituzionali sollevando la prevista questione, e poi se ne discuterà; cari magistrati d’assalto, che siamo sicuri provocate la gastrite alla massa dei magistrati che lavorano in silenzio, la Costituzione della Repubblica, il cui premier eletto dal popolo è, vi piaccia o no, Silvio Berlusconi, è ben diversa da quella, tutta magistratocentrica, che avete in testa, voi e che è, appunto, “imbuddiccàda in foll’e murta”.