La grande, magica vittoria di Renato Soru alle elezioni regionali assomiglia davvero all’inizio di quel cambio di regime che tutti ci attendevamo, a quell’impiego su vasta scala di una ramazza, richiesta, azionata e utilizzata dagli elettori, che fino a ieri si poteva immaginare solo in mano a Fisietto, l’eroe dell’omonimo simpaticissimo fumetto cagliaritano (i cui autori, è facile capirlo, sono filoSoru al 1000 per cento) e che oggi, invece, è una realtà.
Sparisce metà dell’indecente Consiglio regionale uscente, in molti torneranno mesti a fare i lavoretti qualsiasi che facevano prima di darsi alla politica, altri finalmente andranno davvero in pensione, certe componenti politiche deleterie a destra e a sinistra sono letteralmente sparite: dissoltasi in Forza Italia l’ala più vicina alla Massoneria (eccetto, forse, Claudia Lombardo, il cui padre è massone apparso nei famosi elenchi de LA NUOVA SARDEGNA del 1993), bruciati in AN Edoardo Usai ed Emilio Pani, esponenti della combriccola maggiormente fautrice di buon vicinato con certi potentati, nei DS i consiglieri rappresentativi del gruppo Sanna-Raggio assommano appena a due, il bollitissimo segretario Renato Cugini, riempito di merda da Renato Soru che tanto disprezzava, e il presidente di Legacoop Silvio Cherchi, sul quale malignano che la federazione cagliaritana dei DS l’abbia fatta apposta a predisporre una lista oscena, tra l’altro prendendo in giro valide militanti donne piazzandole capilista del nulla e riproponendoci per l’ennesima volta personaggi invisi al popolo e alla base del partito come Carlo Ciotti, per favorirne, evidentemente in base ai diktat di Raggio, l’elezione a tutti i costi.
In ogni caso, se quella è la situazione dell’opposizione, anche in maggioranza Renato Soru potrà tranquillamente regnare e governare infischiandosene bellamente della sparuta combriccola in via d’estinzione dei sanniani e dei raggiani, componente non pregevole di un partito al lumicino dove i militanti hanno capito che gente come Cugini devono dimissionarla senza dare loro il tempo di presentarle loro le dimissioni.
E’ il crollo radicale di un sistema di alleanze su cui si era basato il potere sempre più incontrollato di un uomo, Sergio Zuncheddu, immobiliarista di successo divenuto editore monopolista a Cagliari, con L’UNIONE SARDA e VIDEOLINA, per grazia ricevuta dalle azioni antigrauso della Procura e più per motivi politici che economici, quindi tornato immobiliarista con operazioni, quali quella de I FENICOTTERI, su cui non una voce di dissenso si è levata da un’opposizione troppo indaffarata con le costruzioni di Legacoop per criticare quelle del “grembiulino” di Burcei, che del resto con Legacoop, con Silvio Cherchi, con Andrea Raggio, è sempre andato d’accordo.
Rimane la magistratura, che ha sempre dimostrato un certo rispetto per Zuncheddu, ma lo sgretolamento del quadro politico descritto vale anche, in negativo, per il procuratore Carlo Piana, il quale, oltre ad aver fortemente patrocinato le note iniziative contro Nicola Grauso che gli impedirono, insieme al complesso della gragnuola di iniziative giudiziarie intraprese contro di lui, di fare cinque anni fa quello che oggi ha fatto Soru, non ha mai nascosto le sue simpatie per una certa sinistra, non ha mai negato l’amicizia e la consuetudine con Emanuele Sanna, che del partito antigrauso era il capo, si è esposto al punto di accettare, peraltro insieme al presidente del tribunale di Cagliari Antonio Porcella (vale a dire il superiore di Pisotti che deliberò il 2409) di far parte del “comitato scientifico” della fondazione di famiglia di Andrea Raggio, fortemente influenzata da Legacoop.
Non vogliamo rientrare nel merito del rilievo deontologico di questi fatti, anche se il CSM prima o poi dovrà pure occuparsene, tuttavia sarebbe il caso che il dottor Piana prendesse atto che il suo blocco politico di riferimento ha perso, miseramente perso, nonostante quanto si è fatto ad ogni livello per mantenerlo in sella, e ha perso non solo nella componente principale, quella della sinistra di stampo Legacoop, ma anche nelle sue escrescenze di destra dei vari compagni di barca di questo e di quello; e ha perso, in buona misura, proprio perché ha sostenuto non tanto e non solo lui, Piana, quanto la massa di tanti suoi colleghi immeritevoli di difesa ed appoggio alcuni, perché chi pensava che le campagne di demonizzazione di Grauso come persona, e di liquidazione delle sue iniziative come intemerate di un pazzo, fossero “bevute” dalla base della sinistra cagliaritana ha sbagliato di grosso, quegli onesti militanti sapevano e sanno bene che i più grandi figli di puttana li avevano nel loro partito e non in Grauso o Liori, come sapevano e sanno bene che questa magistratura non è amica del popolo, e si sono determinati di conseguenza, astenendosi o votando direttamente per Progetto Sardegna, per Renato Soru, per l’uomo che dobbiamo ringraziare il Signore di averci dato, anche se, senza certe vicende che ben conosciamo, forse Grauso avrebbe fatto lo stesso cinque anni prima, magari con alleanze diverse.
Come ha miseramente perso Zuncheddu, che ha mostrato tutto il suo nervosismo arrivando alla querela contro Soru, e che, cessate le esigenze “politiche” che imponevano il suo ferreo controllo su L’UNIONE SARDA mercé gli scioperi di certi giornalisti che credevano di essere ormai salvi essendosi liberati di Grauso, tornerà a galla l’esigenza di far quadrare i bilanci, che diviene sempre più disperata per il cronico calo di copie vendute dal quotidiano cagliaritano, determinata dalla soporifera e censoria linea impostagli da Zuncheddu soprattutto sulle tematiche della giustizia, e per la prossima discesa in campo di un concorrente, di un GIORNALE DI SARDEGNA il cui editore sarà, scusate se è poco, Nichi Grauso, il pazzo da periziare (secondo Emanuele Sanna) che vede cento miglia più lungo degli altri, e la cui linea si preannuncia assai più conforme alle vedute e alle aspirazioni delle genti di Cagliari e di Sardegna.
In America vince il cosiddetto spoil system, chi vince piazza i propri uomini nei posti chiave, chi ci era stato messo dai vinti va a casa: Zuncheddu è un imprenditore, e per lui deciderà ora il libero mercato, quanto a Piana, per quanto possa abbarbicarsi alla nomina ricevuta da un CSM che non risponde al popolo, e men che meno a quello cagliaritano, confidiamo che la sua saggezza lo condurrà ben presto a fare domanda per un posto meno in trincea, sempre che vi sia chi abbia la saggezza di lasciarglielo libero.
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