10 06 2004 - JANNUZZI? IN GALERA, IN GALERA!!! IL FASCISMO CHE AVANZA

Si è appreso oggi che il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, presieduto da tale Angelica Di Giovanni, ha respinto una richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali avanzata da Lino Jannuzzi, decano dei giornalisti di cronaca politica e giudiziaria italiani e senatore di Forza Italia, in relazione a vecchie condanne per diffamazione, accumulate quando dirigeva IL GIORNALE DI NAPOLI, per un totale di due anni e cinque mesi di reclusione.
Il risultato è che Jannuzzi dovrà andare in carcere, e ci andrà non per aver ucciso qualcuno, non per aver stuprato una ragazzina, non per aver rapinato una banca, ma per aver scritto ed espresso la sua opinione, esercitato un diritto di cronaca.

In un Paese civile non si finisce in galera per esprimere un’opinione, per quanto possa essere lesiva della “altrui reputazione”, e, senza dover scomodare gli esempi americani dove il concetto estremamente esteso della Freedom of Speech garantito dal Primo emendamento rende praticamente inconfigurabile questo reato di odioso stampo fascista, facile strumento di intimidazione nei confronti di chi esercita il diritto di critica e di cronaca, basta ricorrere alla vicina Francia, dove per il reato di diffamazione sono previste solo pene pecuniarie.
Ma l’Italia è un Paese civile?
A questo punto ne dubitiamo, se si consente a dei magistrati come quelli del Tribunale di Sorveglianza di Napoli di spedire Jannuzzi alla Cajenna scrivendo scempiaggini come quella per cui in pratica questi, per garantire la sua rieducazione, dovrebbe smettere di scrivere, come se l’esercitare il diritto di cronaca o di critica dovesse essere inteso di per sé come criminogeno: ma in che mondo vivono questi magistrati? L’hanno studiata la Costituzione? Non avvertono il senso del ridicolo considerato quanti camorristi scorrazzano indisturbati – ora che non c’è più Cordova ancor di più – per la metropoli partenopea?
Ma anche vasti settori della maggioranza, stavolta non Gianfranco Fini – che ha preso posizioni nette e chiare contro questa vicenda che ha definito “risibile” – ma soprattutto Forza Italia, hanno al riguardo la coda di paglia; diciamo la verità ossia che Berlusconi e soci hanno inteso conservarsi il presidio dell’infame articolo 595 del Codice penale come mezzo di tutela dagli attacchi loro rivolti da molti giornali di sinistra.
Ma non si può, non si può assolutamente, essere garantisti e libertari a senso unico, occorre esserlo IN TUTTI I CASI, all’insegna del noto adagio di Voltaire “Io combatto le tue idee, ma sono pronto a rischiare la mia vita perché tu le possa esprimere”; se questo vale per la sinistra, quando esalta la magistratura che indaga Berlusconi e condanna Previti ma al contempo la critica se mette sotto inchiesta i No Global, vale anche per il centrodestra, che non può tenere l’atteggiamento contraddittorio che ha tenuto sulla proposta di riforma della diffamazione e poi stupirsi per ciò che il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, nell’esercizio pur duramente criticabile di un legittimo potere, vuol fare di Jannuzzi.
Perché nessuno, in Italia, possa instaurare un regime colpendo la libertà di stampa e l’esercizio del diritto di critica, perché nessuno possa più farsi scudo di una norma di legge di stampo prettamente fascista e chiaramente incostituzionale – benché difesa pervicacemente dai magistrati, che sono ai primissimi posti nella graduatoria dei querelatori accaniti – per intimidire e ricattare chi eserciti tali sacri diritti garantiti dall’articolo 21 della Costituzione: OCCORRE SEMPLICEMENTE, E SENZA RITARDI, SPAZZARE VIA L’ARTICOLO 595 DEL CODICE PENALE, SENZA RITARDI, ANCHE IN CAMPAGNA ELETTORALE, ANCHE CON DECRETO LEGGE SE NECESSARIO.
Berlusconi, datti da fare, convoca con urgenza il Consiglio dei Ministri e fai quel che devi fare: vorremo vedere, su questi principi di liberti chi cazzo oserà criticare!