Ancora una volta L’UNIONE SARDA ha fatto flop, come ha sempre fatto nel riferire, con fastidio, della vicenda Volpe 132, ossia dell’elicottero della Guardia di Finanza misteriosamente caduto il 3 marzo 1994 con a bordo Gianfranco Deriu e Maurizio Sedda, i cui familiari da dieci anni attendono giustizia.
Sono stati costretti a riferire dell’esternazione di un parlamentare dei Verdi che ha preso atto, con soddisfazione, della recente decisione del GUP Giovanni Lavena di riaprire le indagini, e ha evidenziato un possibile legame tra questa vicenda e quella di Ilaria Alpi (nella foto), laddove anche la valorosa inviata del TG3, col suo cameraman Mirian Hrovatin, si era forse imbattuta in una losca vicenda di traffico d’armi tra Italia e Somalia.
Una cosa è certa, che queste rivelazioni sembrano dare parecchio fastidio a certa magistratura: se a Cagliari il PM Guido Pani ha a lungo brancolato nel buio soprattutto a causa dei depistaggi, a Roma un PM, Giuseppe Pititto, che voleva con forza scoprire la verità sul caso Alpi è stato ripetutamente “mobbizzato” dal procuratore capo Salvatore Vecchione, dicono sempre molto attento al richiamo dei servizi segreti, con indubitabile correlazione con quella vicenda, e il caso è sfociato in ripetuti interessamenti del Consiglio Superiore della Magistratura e in indebite “perquisizioni domiciliari” dei soliti ignoti a carico di Pititto e del suo legale, professor Carlo Taormina, uno di destra è vero, ma che non è mai stato accondiscendente nei confronti della massoneria deviata e dei servizi.
I signori de L’UNIONE SARDA dovrebbero comunque stare attenti a liquidare le ipotesi relative al traffico d’armi come “fantasiose”, in presenza di testimonianze ben pregnanti come quelle del “pentito” Gianni Zirottu e del testimone esterno Antonio Utzeri, dalle quali si evince con chiarezza il mistero legato alla nave controllata dal cielo dall’elicottero, e in particolare era apparso che detta nave potesse identificarsi col “Lucina”, mercantile di un noto imprenditore che anni dopo fu misteriosamente trovato alla rada del porto di Algeri con a bordo sette marinai sgozzati.
E il problema non è certo difendere Massimo Cellino, sul quale vi è la certezza che con questa vicenda non c’entri assolutamente nulla, essendo stato, anzi, probabilmente usato come capro espiatorio di magagne che si dovevano ASSOLUTAMENTE coprire: il problema è casomai proteggere ben altri potentati cagliaritani, non certo esenti da ramificazioni nella magistratura, che dalla scoperta della verità avrebbero tutto da perdere; ad esempio in persona di un certo magistrato che è stato sempre molto coccolato dalla redazione del quotidiano, diversamente dalla gogna mediatica in danno di Lombardini e altri.
Ad ogni modo, se vi sia un collegamento con la vicenda di Ilaria Alpi non è dato poter stabilire, stando al “pentito” Zirottu la nave che secondo lui (ma noi dubitiamo che il missile avesse ben altra origine) abbatté l’elicottero era diretta in Libia e per arrivare in Somalia ci sarebbero voluti altri passaggi: la Storia ci dirla verità
Bisogna comunque fare chiarezza su un punto: questa vicenda rischia di essere utilizzata come strumento di delegittimazione della Guardia di Finanza, in particolare di alcuni ufficiali, e bisogna ancora una volta stare attenti ai depistaggi, perché sono in tanti che avrebbero da guadagnare dalla definitiva delegittimazione di un corpo che, pur con elementi chiacchierati al suo interno, ha spesso avuto il torto di compiere, specialmente in tema di narcotraffico, scrupolose indagini senza trascurare e nascondere niente, cosa che evidentemente a qualcuno, magari timoroso che si ricostruiscano compiutamente le catene di fornitura più o meno autorizzata di cocaina alla Cagliari bene, non piace affatto.
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