Camera dei Deputati On. Vittorio Sgarbi
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE – URGENTISSIMA
Al Presidente del Consiglio dei Ministri – Al Ministro di Stato per la Giustizia – Al Ministro di Stato per gli Interni – al Ministro di Stato per la Difesa.
Premesso il dovere di ogni membro del parlamento di rappresentare la Nazione ed esercitare le sue funzioni senza vincolo di mandato si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti si intendano prendere in relazione alla terribile morte del Dottor Luigi LOMBARDINI, Procuratore della Procura presso la Pretura circondariale di CAGLIARI, provocato fino a prova contraria, dalle modalità terrorizzanti e persecutorie di un interrogatorio condotto da cinque funzionari dell’ufficio del Pubblico Ministero presso il tribunale di PALERMO, Gian Carlo CASELLI, Vittorio ALIQUO’, Giovanni DI LEO, Antonio INGROIA e Lia SAVA, per oltre sei ore e quindi dalla disposizione di perquisire l’ufficio del dottor LOMBARDINI all’interno Palazzo di Giustizio di Cagliari.
In particolare si chiede di sapere:
Con quali mezzi, con quanti uomini di scorta, con quali modalità, quando i cinque funzionari del Pubblico Ministero del Tribunale di PALERMO siano arrivati a PALERMO; se siano stati usati mezzi militari o dell’Amministrazione dello Stato e autorizzati da chi al trasporto di un numero spropositato di funzionari per un banale adempimento istruttorio fra l’altro legalmente differibili a dopo il 15 settembre per la sospensione dei termini e delle attività processuali, in questo periodo in assenza di detenuti; quali le ragioni di un simile spiegamento di forze che, da solo produce un effetto terrorizzante sui Cittadini i quali, anche se inquisiti sono SEMPRE assistiti da una presunzione di innocenze costituzionalmente garantita;
Quali provvedimenti immediati intendono prendere per avviare le procedure dirette a ottenere l’immediata sospensione dal servizio, dallo stipendio e dalla funzione, di CASELLI, ALIQUO’, DI LEO, INGROIA, SAVA, sia per evitare la reiterazione di reati, sia per evitare che forti della disponibilità di poteri assoluti sulla polizia giudiziaria e dei collegamenti anche con forze politiche (come dimostra il recente indottrinamento di ben trentasei membri del parlamento operato da Caselli nella sede del SENATO) possano inquinare le prove in merito ai fatti avvenuti (la morte del dottor LOMBARDINI);
Se non ritengano di dover richiedere alle autorità competenti l’immediata emissione di provvedimento di cattura contro cinque funzionari in modo che gli stessi vengano immediatamente e separatamente interrogato sull’eventuale concorso nel suicidio del Dottor LOMBARDINI su chi, per quali ragioni, con quali finalità estranee alla corretta amministrazione della Giustizia abbia deciso per l’interrogatorio e la perquisizione, abbia fatto ventilare la possibilità di “arresto per la mancata collaborazione”. (Tema da sempre pubblicizzato dalla cultura inquisitoria di CASELLI e dei suoi complici) con ciò creando il clima terrorizzante da cui è scaturita la morte di LOMBARDINI, quanto meno con le modalità previste dagli articoli 580 c.p. poste in essere dai cinque funzionari in concorso tra di loro per “…determina (re) altri al suicidio p rafforza (ndo) l’altrui proposito di suicidio ovvero (avendo)ne agevolato in qualche modo l’esecuzione…” anche solo per le modalità di conduzione dell’interrogatorio e di avvio della perquisizione, senza alcun riguardo per il naturale stato di stress creato, con sei ore di interrogatorio in un magistrato di sessantatré anni, anche duramente provato dalla diffusione , da parte di CASELLI, di dichiarazione, indecentemente rilasciate, sulla asserita esistenza “Non (di) teoremi, ma elementi concreti” (Cfr. LA STAMPA, 12 agosto 1998, pag.3) con ciò creando nel dottor LOMBARDINI la sensazione che comunque la sua protesta di innocenza sarebbe stata inutile; senza dimenticare che con i meccanismi qui denunciati CASELLI e i suoi complici nella migliore delle ipotesi , hanno materializzato i comportamenti previsti dall’art.613 del c.p. per cui è punito con la reclusione fino a cinque anni “chiunque…con qualsiasi mezzo, pone una persona… in stato di incapacità di intendere e di volere…” con ciò provocandone il suicidio.
Anche tenuto conto del fatto che per il reato all’articolo 580 c.p.. è prevista una pena da cinque a dodici anni e l’arresto in fragranza è obbligatorio per quali ragioni non si è proceduto, e da parte di che a tale immediato adempimento dopo la perpetrazione dei fatti da parte di CASELLI e dei suoi collaboratori.
Se non ritengano che immagini di CASELLI che incede nei corridoi del Palazzo di Giustizia di CAGLIARI, circondato da una scorta do pretoriani, riproduce in maniera inquietante, visivamente quella contenuta nella trasposizione cinematografica del romanzo “Il nome della rosa”, sull’arrivo dell’inquisitore non per far luce su qualcosa ma per provare sicuramente la colpa di chi ha individuato come vittima della sua azione e quali provvedimenti intendano prendere per evitare che in futuro simili delitti non si debbano più ripetere.
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