08 08 2002 - INGEGNER MELIS, NON HA NIENTE DA DIRE?

Saremmo stati favorevolmente impressionati da un cenno di risposta o di spiegazione dell’ingegnere Tito Melis quanto ai gravi e preoccupanti dubbi che ci ha fatto venire il “ripescaggio” delle dichiarazioni da lui rilasciate al Televideo Rai il 24 luglio 1998, con cui egli escluse categoricamente (parole sue) che Luigi Lombardini gli avesse estorto alcunché. Invece niente di niente!
Forse l’ingegner Melis non naviga su Internet, anche se siamo sicuri che lo faccia qualcuna delle figlie, o Silvia o Gemma, che sono ragazze moderne e sveglie.
Forse l’ingegnere naviga su Internet ma, anche se ne dubitiamo, potrebbe non essere informato dell’esistenza del nostro sito, data la censura che al riguardo viene attuata da tutti, a cominciare dall’inqualificabile quotidiano cagliaritano per il quale il concetto di fare informazione è divenuto da tempo filosofico in armonia con l’esigenza di non disturbare il manovratore di piazza Repubblica.

Comunque, un legittimo dubbio deve essere a questo punto sollevato, e i casi sono due: o l’ingegnere Melis ha detto menzogne quando rilasciò le suddette dichiarazioni, ma ci crediamo poco, dato che l’unico plausibile movente sarebbe stata l’eventuale paura di ritorsioni da parte di Lombardini, laddove però costui, se davvero fosse stato colpevole delle infamità di cui è stato accusato, fin da quando aveva ricevuto l’avviso di garanzia sarebbe stato in grado di appuntare i propri sospetti proprio su Tito Melis; oppure, e lo evidenziamo con mille dubbi e riserve, l’ingegnere potrebbe aver detto il falso ai magistrati di Palermo, accusando invece Lombardini proprio dei noti fatti di estorsione consumata e tentata, e in tal caso, in un momento di resipiscenza, aveva detto il vero proprio al Televideo Rai.
Abbiamo detto che nutriamo comunque tantissimi dubbi e tantissimi riserve al riguardo, perché non abbiamo prove e perché, alieni da ogni deteriore cultura del sospetto, ci rifiutiamo di credere, come da più parti è stato insinuato, che l’ingegner Melis possa aver agito per bassi scopi di lucro o anche solo di recupero di ciò che era suo, e vogliamo credere fino all’ultimo che egli, come ogni buon padre, una volta conseguito l’obiettivo di far tornare Silvia sana e salva a casa, abbia tralasciato tutti gli aspetti collaterali, sia pure economicamente onerosi; l’ingegner Melis è anche un massone, e quantunque si diffami a tutto spiano la Massoneria (a cui chi scrive, comunque, non aderisce), ciò significa anche adesione a un certo sistema di valori, non compatibile con simili bassi modi di agire.
Non ci sentiamo però di escludere che l’ingegnere Melis, SE ha mentito (e sottolineiamo il SE), possa averlo fatto in quanto sottoposto a indebite forme di pressione, minaccia o ricatto, a cui egli, per motivi che non è dato conoscere a fondo, dovette sottostare; al riguardo, Luigi Lombardini nutriva precisi sospetti e fece anche i nomi di coloro che sarebbero stati gli autori di pressioni al riguardo e circostanze e modalità di esercizio delle relative pressioni, ma questa problematica, nonostante si tratti di circostanze note alla Procura di Palermo (non senza pesanti conseguenze per chi le rese ad essa note), non ha suscitato la soverchia attenzione degli inquirenti, forse perché cane non mangia cane, forse perché i PM siculi non se la sono sentita di ammettere che sono stati tratti in inganno da carte false fabbricate a Cagliari, proprio loro, esponenti di quella che è forse la Procura più importante d’Italia, forse proprio perché certi personaggi in mala fede, infedeli servitori dello Stato, intendono mascherare la verità, circa i reati e i misfatti a loro addebitabili, ad ogni costo, non escluso, se del caso, perfino l’omicidio.
Se è così, ingegner Melis, costoro potrebbero avere sulla coscienza la morte di un grande uomo come Lombardini, e la condanna a dure pene detentive di persone innocenti. Non sappiamo se le cose siano andate davvero così, ma se così fosse, ingegner Melis, se la sente di condividere questa pesante responsabilità? Ci dorme la notte? E’ a posto con la sua coscienza? Sente di aver fatto tutto ciò che una persona rispettabile e dignitosa doveva fare? Convive bene con l’esecrazione generale che l’ha colpita dopo il suicidio di Lombardini (che in Sardegna lo sanno anche le pietre che tutto poteva essere fuorché un estortore)? Veste bene i panni manzoniani del Don Abbondio? Sente di poter camminare a testa alta?
Non dobbiamo certo dirle noi, ingegner Melis, cosa deve fare, sarebbe scorretto e inopportuno. Comprendiamo benissimo, sapendo bene di cosa sono capaci certi personaggi, che lei forse non aveva alternative, e forse non ne ha tuttora. La invitiamo solo a riflettere …..