In Italia vi è l’eterna tendenza, alimentata dalle esigenze di marketing dei giornali, per cui di determinati problemi, pur gravi e scottanti, ma che non sarebbero naturalmente all’ordine del giorno come i venti di guerra in Iraq, si tende a parlare per qualche giorno, e poi si accantona l’informazione al riguardo, lasciando la memoria dei fiumi d’inchiostro scritti agli archivi.
Non vorremmo accadesse così anche per il problema delle innumerevoli e incancrenite incompatibilità parentali esistenti nel Palazzaccio di piazza Repubblica, che la capintesta della A.N.M. sarda e dei magistrati comunisti di Magistratura Democratica, Fiorella Pilato, ha asserito, con un discorso arrogante ai limiti del patetico, non sussistere o non creare problemi, ma che un giornale come LA PADANIA, che pure non ha lettori in Sardegna, ha ritenuto talmente grave da soffermarcisi sopra per un’intera settimana, scoprendo che la situazione giustizia in Sardegna è talmente degenerata dal sentirsi in dovere di dare la parola, come editorialista esterno, a uno come Nicola Grauso, non sospettabile di simpatie bossiane ma che da tempo in Sardegna, dopo essere stato editore quasi monopolista di giornali e televisioni, non riesce più ad avere voce grazie alle note imprese in suo danno, e prima ancora in danno della libertà di informazione, del mitico trio Piana-Pani-Pisotti, sul quale pende ancora a Palermo un procedimento penale che ci auguriamo vivamente non venga archiviato sulla sola base della reticenza di tanti Don Abbondio fifoni.
Le incompatibilità arrecano danno, innanzitutto, all’immagine della magistratura, perché se è vero, come si dice, che questo è l’andazzo generale, che il nepotismo, il babbismo, il mammismo e il sorellismo sono malattie genetiche degli italiani e le si trova dovunque (basterebbe guardare all’università, da questo punto di vista un’autentica fogna dove certe porcherie nepotistiche si perpetrano senza neppure il minimo pudore, ovviamente nel silenzio di certi compiacenti magistrati che amano il quieto vivere), la magistratura è l’istituzione che garantisce la legalità, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e come tale DEVE dare il buon esempio, quand’anche fuori fosse tutto schifo.
Ma le incompatibilità arrecano pure concrete turbative all’ordinato svolgimento delle attività giudiziarie, poiché, sicuramente quanto alle parentele tra PM e giudici e a quelle tra magistrati ed avvocati, creano, quando costoro sono onesti e leali, continue cause concrete di astensione dai procedimenti che mettono a repentaglio il principio di precostituzione del giudice naturale e l’ordinato funzionamento dei tribunali e delle procure, quando vi è anche slealtà, e le ragioni di incompatibilità vengono “imboscate”, danno adito a ben più di un “legittimo sospetto” quanto al fatto che sia evitato l’incidere della parentela sulle sorti della causa.
Queste cose la dottoressa Pilato, che sappiamo essere molto più intelligente della media dei suoi compagni di MD, in parte meri opportunisti piccolo borghesi che fanno i comunisti perché fa comodo, in parte autentici trinariciuti che se la menano a perseguitare chi ha il torto di avere convinzioni religiose come la dottoressa Boi, non può non vedere, ma DEVE far finta di non vedere per una questione di ruolo, perché la sezione sarda della A.N.M., in contraddizione con quanto gli stessi stati maggiori nazionali di MD propugnano sulla negatività delle incompatibilità, evidentemente ha scelto la logica più grettamente corporativa, ha optato per una linea di condotta perniciosa per cui dei magistrati, ciascuno dei quali è un piccolo potere dello Stato, devono comportarsi né più né meno da come si comporterebbe, dinanzi a una qualsiasi vertenza sindacale di terz’ordine, una pattuglia di autisti del CTM o di vigili urbani di Cagliari.
E’ ovvio che dei magistrati che si atteggiano in questo modo non possono garantire proprio nessuno quanto al controllo di legalità sulle varie articolazioni della società civile, dall’amministrazione pubblica statale e locale all’imprenditoria, dalla scuola all’università, dal mondo dell’associazionismo alla stessa malavita, in cui può annidarsi, occasionalmente o naturalmente, il reato, perché la morale non possono proprio farla a nessuno, e se si sentono in diritto, come fanno capire pur senza usare parole tanto grette, di continuare sulla strada del nepotismo, del babbismo e del sorellismo perché così fan tutti, è naturale che anche l’assessore di un piccolo comune, l’imprenditore edile, il docente universitario, perfino il semplice ladruncolo abituale, beccati a intascare o pagare una mazzetta, a favorire indebitamente Tizio o Caio, a malversare, a rubare, potranno rispondere ai signori magistrati che così fan tutti e che, quanto a cose raccomandabili, loro non sono certo illibati.
Pensiamo di interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini cagliaritani nell’affermare che la città, e l’intera provincia col cui territorio oggi coincide un Tribunale elefantiaco che per mere ragioni di potere non si è voluto mai smembrare (anzi, secondo la Pilato, oggi bisognerebbe accorpare anche Lanusei!) hanno bisogno di una magistratura più credibile, e che dinanzi alla constatazione che i diretti interessati che versano in condizioni di incompatibilità non ne vogliono sapere di porvi fine e che chi avrebbe dovuto controllare non ha saputo prevenire e porre rimedio, è necessario che si ponga mano a una radicale palingenesi dell’intero personale di magistratura del Palazzaccio. Il ministro Castelli ha già minacciato che, se il Consiglio Superiore della Magistratura non gli verrà incontro nella sacrosanta lotta contro le incompatibilità parentali, sarà costretto a procedere in via legislativa: attendiamo con ansia che passi dalle parole ai fatti, signor ministro, sperando che riesca a distogliere Berlusconi, per un attimo, dalle porcate che gli stanno facendo e dai problemi internazionali.
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |