Un ennesimo polverone giudiziario, verso giugno 2000, si è scatenato sul Consiglio Regionale della Sardegna, rieletto nel giugno 1999 con una maggioranza di centrodestra, formata anche col voto di Nichi Grauso, eletto consigliere regionale per il NUOVO MOVIMENTO, riportando un notevole numero di voti.
Il procuratore della Repubblica di Cagliari Carlo Piana e il sostituto Guido Pani, coppia fissa quando si tratta di istruire procedimenti penali con implicazioni politiche, hanno aperto un’inchiesta circa le modalità con cui fu eletto alla carica di Presidente del Consiglio Regionale l’ex sardista – ora facente parte della formazione politica autonoma <<Sardistas>> – Efisio Serrenti, eletto con 43 voto su 80, avendo come avversario Gian Mario Selis, già candidato Presidente della Regione del centrosinistra.
L’inchiesta è stata aperta a seguito di indiscrezioni riportate sulla NUOVA SARDEGNA dal vicedirettore del quotidiano Giorgio Melis, che ha insinuato esservi stata una compravendita di voti, e rafforzata dalle dichiarazioni di Tonino Loddo, già consigliere regionale e attuale deputato per i <<Democratici>>, che ha dichiarato di aver appreso dal collega Pietro Fois, consigliere regionale prima del PPI quindi del PPS, che si stavano comprando voti per l’elezione del presidente del Consiglio a colpi di 300 milioni l’uno.
Sarebbe poi emerso che tale Giulio Lecca, amico personale di Pietro Fois, si sarebbe recato nei locali dell’UNIONE SARDA, quando questa apparteneva ancora a Grauso, per ritirare del denaro in contanti; denaro in contanti che, arguiscono gli investigatori, dovrebbe essere sicuramente finito a Fois, il quale, imprenditore nel settore dei trasporti, attraversava un periodo di difficoltà.
Piana e Pani non hanno esitato, ovviamente, a iscrivere nel registro degli indagati, formulando l’ipotesi di reato di corruzione, sia Nichi Grauso, sia Pietro Fois, il tutto, è da ritenersi, sull’assunto del <<non poteva non sapere>>, già utilizzato per mettere sotto accusa Silvio Berlusconi e ormai sepolto anche dai giudici milanesi … ma forse non da quelli cagliaritani, per i quali ogni scusa è buona per pronunciare sentenze di condanna servilmente aderenti alle richieste degli amici PM.
All’arrivo della primavera alla Regione si reagisce con un’azione giudiziaria tesa a minare la credibilità stessa dell’Istituzione. Non c’è male, la lobby politico-giudiziaria di sinistra continua a fare eccellentemente il suo dovere!!!!
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