Carlo Piana, procuratore capo di Cagliari, non diventerà né presidente della Corte di Appello, né, tanto meno, procuratore generale.
Infatti, il Consiglio Superiore della Magistratura, dando applicazione al cosiddetto “emendamento AntiCaselli” alla riforma dell’ordinamento giudiziario, fortemente voluto dal centrodestra, ha estromesso dai relativi concorsi i candidati di età maggiore di 68 anni (per la Corte di Appello) e 66 anni (per la Procura Generale): Piana ne compirà 71 tra pochi mesi.
Si rimescolano ora, notevolmente, le carte, dato che il CSM ha anche deciso di non riaprire i concorsi (avendo dovuto estromettere, per le stesse ragioni anagrafiche, altri candidati “pesanti”, ad esempio Claudio Vitalone, classe 1936, concorrente di Piana per la procura generale), ma potrebbe sempre avvalersi della facoltà di invitare d’ufficio altri magistrati con curriculum adeguato a proporre le proprie candidature.
Ci auguriamo che le decisioni del CSM, che meglio avrebbe fatto, forse, a riaprire il concorso, o magari a opporre resistenza sulla retroattività della norma, dichiaratamente fatta apposta per impedire la nomina di Giancarlo Caselli a procuratore nazionale antimafia, che potrebbe dare luogo a considerevole contenzioso avanti alla magistratura amministrativa, non diano la stura perché, alla procura generale di Cagliari, non si ritorni indietro di trent’anni, col ritorno della magistratura inquirente sotto il controllo di quegli stessi poteri che allora imperavano, di quelle stesse entità che usarono Lombardini per poi gettarlo via.
Dinanzi a questa prospettiva, meglio Piana, che ha fatto poco ma qualcosa la ha fatta contro certi potentati, pur non riuscendo a tenere la situazione sotto controllo quanto a certe entrature dei massoni, dei fascisti e dei reazionari nella sua stessa Procura; o forse, ora che Piana è stato estromesso, meglio un “continentale”, uno fuori dalla mischia.
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