21 11 2003 - IL SIGNORE DEI SEQUESTRI (NON E’L’AVVOCATO PIRAS)

La D.D.A. di Cagliari starebbe indagando di nuovo addirittura sul sequestro di Cristina Berardi, un crimine dell’era Lombardini morto, sepolto e irrisolto il cui strascico ultimo era stata la beffa di mandare la sequestrata, maestra elementare, a lavorare in Ogliastra praticamente dove l’avevano prelevata, ma non si sa nulla circa la rivitalizzazione di qualche filone d’indagine relativo ai mille misteri irrisolti del sequestro di Silvia Melis.
Si capisce che, magari, gli inquirenti attendino di chiudere la partita con Grazia Marine e compagnia, nella speranza che il nuovo processo, che dovrà svolgersi a Sassari, riconfermi quelle condanne che erano state spazzate via, con motivazione dubitativa, dalla Corte d’Appello di Cagliari, per potersi serenamente addentrare negli altri risvolti di quel misterioso crimine, ma a nostro avviso ci sono ugualmente, almeno per quanto riguarda la fase finale del sequestro, un bel po’ di elementi che gli inquirenti non sembrano valorizzare adeguatamente, per motivi che, esclusa la malafede (che ci sentiamo di escludere a priori), potrebbero identificarsi in pressioni molto dall’alto, nel rischio che si scoprano gli altarini di qualche potente personaggio, nella paura di smascherarlo.

Tutto è nel fascicolo (o meglio nell’intera stanza che sarà colma di fascicoli) del processone contro Grauso, Liori e Garau a Palermo, e Raul Gelli sarà pure una fonte da prendere con le pinze, il tenente colonnello Vernesoni sarà pure sotto processo per fatti strani che noi non crediamo abbia commesso, ma tutte le ipotesi investigative meritano parimenti di essere vagliate.
Cominciamo dalle confidenze fatte da Lucio Vinci, padre dell’ex sequestrato Giuseppe, a Raul Gelli, da questi carpite attraverso un registratore e consegnate alla Procura di Palermo e altresì riferite al tenente colonnello Vernesoni – che, non avendo competenza diretta alcuna nelle indagini sul sequestro Melis, dicono se ne stesse occupando per conto del SISDE insieme a un suo sottoufficiale, anche lui dei servizi segreti – in base alle quali il custode ultimo di Silvia Melis sarebbe stato lo stesso di Giuseppe Vinci, e segnatamente Silvia – fornendo poi al riguardo smentite annoiate e poco convincenti – la sera dell’11 novembre, letteralmente travolta da una folla accorsa a festeggiarla, si fece incontro proprio a Vinci, uno dei primi a venire e, abbracciandolo, gli disse di non coinvolgerlo poiché anche lei, come evidentemente già Vinci, aveva “fraternizzato” con lui.
Il termine “fraternizzare” chiaramente, sottende una realtà molto cruda, e se per un verso se ne raccontano di terribili su quanto avrebbero combinato a Giuseppe Vinci in prigionia, per altro verso anche Silvia non se la sarebbe passata tanto meglio, e seppure lei al processo di Lanusei abbia parlato solo di tentativi di violenza, non hanno avuto una smentita convincente le voci, corroborate anche da telefonate intercettate, secondo cui sarebbe uscita dal sequestro incinta.
Insomma, in ogni caso si era di fronte a un custode che sapeva farsi ben volere dalle proprie vittime.
Noi non facciamo il nome di questo custode, che pure è stato fatto da Vinci, Gelli e Vernesoni, ma va evidenziato su questo personaggio, oltre al fatto che dopo lunga latitanza, fu catturato dalla Polizia in collaborazione col SISDE e, a quanto pare, grazie anche a una soffiata di Don Graziano Muntoni, il prete fatto secco a Orgosolo alla fine di quel tragico 1998, che vi sono una serie di legami che lo portano per un verso al sequestro Licheri, essendo stretto parente di un personaggio che in quel delitto non si è ancora capito se abbia fatto la parte del bandito o solo quella del mediatore, per altro verso a Mario Fortunato Piras, l’ex sequestratore arzanese accusato da Luigi Lombardini di essere stato un mediatore “di Stato” per la risoluzione del sequestro Melis; in uno col coinvolgimento nel sequestro Vinci che verrebbe fuori dalle parole di Lucio Vinci e dello stesso Giuseppe.
Sullo sfondo, si staglia l’ombra di un potente e misterioso personaggio, che a differenza dell’avvocato Piras, che occupandosi di sequestri si è guadagnato varie epiteti tra cui il più gentile è quello di mestatore massonico, si è sempre potuto occupare di sequestri, non sempre dalla parte degli ostaggi, esponendosi in prima persona e usufruendo, quando la situazione si faceva scottante, di strane “coperture” che portavano alla facile cattura di qualche povero pastore, di qualche povero Cristo a cui far scontare il fio di colpe che erano solo di quel potente personaggio.
Costui, il SIGNORE DEI SEQUESTRI, che ha maneggiato un po’ in tutti i rapimenti degli ultimi anni, sa sicuramente tutta la verità di quello che è avvenuto nella fase finale del sequestro Melis, e sarebbe decisamente ora che dicesse la verità, ALMENO sul sequestro Melis, se si vuole affrancare quanto meno la coscienza dagli innocenti sbattuti in carcere che ha sul groppone.
Ah un altro dubbio: si era detto che Tito Melis, a quanto pare, prestava soldi a strozzo, ma è vero o falso? Se ne è saputo più niente? E come mai, a quale titolo Tito Melis conosceva bene un collaboratore di giustizia calabrese, personaggio poco rassicurante, che abitava a Barisardo nei giorni del sequestro?