Ferruccio Checchi, immobiliarista romano proprietario del villaggio turistico <<Palmasera>> sulla costa di Dorgali, fu sequestrato nel 1994 presso detto villaggio, e ritrovato nel 1995, quasi immediatamente dopo la liberazione di Giuseppe Vinci, in una profonda grotta orizzontale ubicata nell’impervia valle di Lanaittu, in territorio di Oliena, vicino al villaggio nuragico di Tiscali.
Checchi è uno dei pochi sequestrati dei quali si è potuta scoprire con certezza la <<prigione>>: sono stati infatti i Carabinieri a tirare fuori l’ostaggio dall’impervio luogo ove si trovava, abbandonato frettolosamente dai banditi, a quanto pare, a seguito dell’arresto di quattro persone imputate del sequestro Vinci [Nicolò Cossu, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori] in qualche modo contigui alla banda come banditi a tutti gli effetti o come emissari.
Lo svolgimento del processo, avutosi avanti al Tribunale di Nuoro, è avvenuto in modo alquanto convulso poiché, stante l’improvviso trasferimento del presidente titolare della sezione penale, Pietro Lisa, e l’assenza di altri giudici [tutti o quasi uditori di prima nomina] capaci o disponibili a presiedere il processo, il Presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Cagliari, Paolo Massidda, adottò un discusso provvedimento di applicazione a Nuoro, per presiedere il processo, del giudice cagliaritano Grazia Corradini, presidente della sezione minori della Corte d’Appello, comunista e amica del capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì e di Carlo Piana [benché aderente a Magistratura Indipendente].
Il provvedimento fu alquanto contestato, poiché, secondo la difesa, violava il principio del giudice naturale precostituito per legge, e impugnato avanti al Consiglio Superiore della Magistratura, che diede ragione ai difensori; Massidda ovviò all’ostacolo con un espediente formale, ossia disponendo l’applicazione della Corradini a Nuoro non solo per il processo Checchi, ma anche per altri processi minori.
Il processo, gestito dalla Corradini con metodi alquanto giustizialisti, pubblico ministero il solito Mauro Mura, si concluse con la condanna degli imputati Nicolò Cossu, Tonino Crissantu, Giovanni Gaddone, Sebastiano Gaddone e Tonino Congiu; la sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Sassari.
Si tratta di un’altra sentenza discutibile e, pare a chi scrive, dettata dalla <<ragion di Stato>>, poiché Cossu, Crissantu e Giovanni Gaddone paiono, piuttosto che a banditi, doversi assimilare a degli emissari, mentre per quanto riguarda Congiu e Sebastiano Gaddone, accusati di essere stati i custodi di Ferruccio Checchi, vi sono seri dubbi sull’accuratezza dei rilievi dattiloscopici che hanno portato a tale conclusione.
Grazia Corradini, già nemica giurata di Luigi Lombardini, è stata recentemente <<premiata>> per la sua servile gestione del processo Checchi con la nomina a Presidente del Tribunale dei Minori di Cagliari, dove è già incappata in episodi discutibili, come la pessima gestione del caso del piccolo Andrea di Guspini, orribilmente martoriato nel corso di una gita a Platamona, che è stato sottratto alla famiglia, ritenuta non idonea a seguirlo, esasperando la giovane ma, l’appena ventunenne Roberta Liscia al punto da indurla al suicidio.
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