Puntuale come un orologio svizzero, lo stantio e pomposo rito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui l’onorevole Pecorella ha ragione a chiedere l’abolizione, si prospetta come la nuova occasione per l’attuazione da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati dell’ennesima pagliacciata collettiva per ribadire ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l’avversione delle toghe al governo presieduto da Silvio Berlusconi.
L’anno scorso fu il presentarsi corale dei magistrati in toga nera, quest’anno si chiede a costoro di presentarsi ciascuno brandendo il testo della Costituzione, un messaggio quindi per nulla implicito, secondo cui il governo, con le riforme proposte e prospettate, con particolare riguardo alla separazione delle cariere, sovvertirebbe l’ordine istituzionale.
E’ proprio il caso di dire: da che pulpito viene la predica! Da una magistratura che ha essa, e non altri, sovvertito l’ordine costituzionale, arrogandosi un ruolo politico, pretendendo di dettar legge in tema di politica criminale e addirittura di determinare le sorti della politica e l’assetto dell’informazione (vedasi ciò che è successo a Cagliari con L’UNIONE SARDA), sommergendo l’Italia, da dieci anni a questa parte, in una sarabanda di arresti in massa e processi sommari che si rivelano null’altro che il vano tentativo di vuotare il mare con un secchiello, che però fruttano ai PM titoloni sui giornali e avanzamenti di carriera.
Si stava meglio, molto meglio dieci anni fa, prima della famigerata Mani Pulite, quando magari il prezzo da pagare era di lasciare a piede libero qualche corrotto, ma i cittadini erano molto più garantiti, che non oggi con questo aborto giuridico che è il codice Vassalli, dagli abusi di una magistratura che sovente agisce arbitrariamente e incontrollatamente, contando sulla pratica assoluta assenza di controlli, se non in danno dei dissenzienti.
La magistratura non combatte certo per difendere la Costituzione, che essa per prima ha vilipeso, combatte unicamente per la protezione di quell’intollerabile area di esercizio incontrollato di un potere assoluto e arrogante che le è garantito dall’attuale normativa, dall’unicità delle carriere di giudici e PM, abominio che non ha pari nel mondo occidentale, al sostanziale monopolio del Consiglio Superiore della Magistratura e quindi dei controlli su sé stessa, alla pratica inesistenza della responsabilità civile. Le toghe hanno una coda di paglia che va almeno da Cagliari a Sassari, e allora chiediamo ai cittadini onesti, il giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di preparare una risposta adeguata, brandendo non la Costituzione, ma le foto delle vittime dell’ingiustizia, almeno di quelle più significative; a Cagliari, esporre nel loggiato del Palazzaccio di Piazza Repubblica i ritratti di Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu andrebbe benissimo, vorremmo vedere se qualcuno accoglierà il nostro suggerimento, anche se temiamo che non lo farà nessuno.
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