Renato Soru, al di la dell’essersi candidato nella convinzione che i suoi programmi per una Sardegna migliore possano realizzarsi meglio a sinistra che a destra, è un uomo dell’Opus Dei, un cattolico tradizionalista, insomma un uomo del Vaticano, e questo aiuta molto a collocare, non come generici portatori di pruderie individuali, ma come esponenti sintomatici di dubbi più, per così dire, organizzati, tanti suoi oppositori di destra, ma anche di sinistra.
Il Gran Maestro, che vedete effigiato nella foto, sa bene che la sua Massoneria, in Sardegna, non è che brilli per condotta adamantina ed esenzione da puro affarismo dei suoi affiliati, tanto è vero che dopo un breve ritorno alla politica, in un Partito Repubblicano ormai ectoplasmatico che sopravvive solo per strappare a Berlusconi il seggio per La Malfa, aveva annunciato chiaramente il proposito di tornare in Massoneria per riorganizzare le logge, per porre riparo all’anarchia proliferata di questi tempi.
E il Gran Maestro sa bene per aver patito certe cose anche sulla propria pelle, e da chi meno se l’aspettava dopo essersi esposto anche personalmente a figure non proprio commendevoli per difendere taluni, che il termine anarchia è un eufemismo, e che piuttosto si deve parlare, per l’ennesima volta, di deviazioni.
L’affarismo è proliferato sovrano a Cagliari, fiumi di denaro sporco sono circolati incontrollati, tanti faccendieri di ogni sorta hanno fatto i porci comodi loro insieme a politici incapaci e corrotti, nel silenzio assordante e nel sonno profondo di certa magistratura, unita però come un sol uomo, con equivoci uomini politici di sinistra (e con ambigui politici di destra che stavano collusamente a guardare) e con certa stampa, nel processo di demonizzazione ed emarginazione degli unici che a certi sordidi progetti potevano manifestare la loro opposizione attiva, ossia Lombardini, il procuratore che avrebbe stroncato le infiltrazioni mafiose e ‘ndranghetistiche imperanti se solo lo fosse diventato, e Grauso, l’editore puro che non prendeva ordini da nessuno.
L’indiscutibile collante unificante di questa consorteria politica, giudiziaria e giornalistica è stata, senza tema di smentite, certa Massoneria, quella stessa che spinse il Gran Maestro a dissociarsi in modo cafone da Antonio Piras: massoni sono molti dei magistrati inseriti nel circuito politicizzato che organizzò la guerra contro Pintus e Lombardini e poi gestì l’operazione del 2409 contro Grauso, massoni sono i politici, sia di destra che di sinistra, che per un verso hanno voluto a tutti i costi la testa del magistrato e per l’editore e per altro verso (nonostante i proclami) non hanno fatto nulla per impedire che i “compagni” avessero quelle teste, legati alla feccia della Massoneria erano certi, ben poco commendevoli, azionisti di quel giornale sassarese che ha gestito campagne di stampa demonizzatrici all’unisono con quelle giudiziarie della magistratura.
Noi abbiamo sempre portato profondo rispetto per la Massoneria, ma è ora di dire le cose come stanno per fare chiarezza: in troppi si sono avvalsi del comodo riparo delle Logge, le cui escrescenze più deviate non sono peraltro esenti da ambigui rapporti con la criminalità organizzata (e questo, a magistrati avveduti, spiegherebbe certi flussi di denaro anomali), per combinarne di tutti i colori, soprattutto cose illecite, reati comuni e reati di tipo mafioso, sulla pelle dei cagliaritani, dei sardi e in totale dispregio alla volontà popolare, alla libertà di stampa, al diritto di proprietà, a tutti i fondamentali principi garantiti dalla Costituzione.
E chi teneva le fila della Massoneria, forse animato dal timore che con un’azione incisiva si producesse la disgregazione dell’intera compagine, non ha agito con sufficiente energia per prevenire e reprimere questi fenomeni.
Il Gran Maestro avrebbe sicuramente la saggezza per porre rimedio, ma forse è già troppo tardi.
Molti che stanno nella coalizione di sinistra, forse non tutta la base ma certamente i quadri, e certamente i vertici nazionali DS, sanno bene questa storia dei legami di Soru con l’Opus Dei, e sanno, pure, che non è lontano un passato in cui una certa ala giacobina e anticlericale del PCI tendeva a demonizzare questa organizzazione cattolica paragonandola alla stessa Massoneria; ma il bipolarismo impone scelte di campo, e chi vede le cose della politica non in chiave provinciale, ma nell’ottica lungimirante necessaria nell’era della glo[..]
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