Dichiarazione
Sino ad oggi non ho mai voluto rilasciare un’intervista né rispondere alle domande dei giornalisti che, tante volte, mi hanno sollecitato a fare delle dichiarazioni. Al punto in cui si è arrivati non è più possibile mantenere il silenzio cui, sempre, mi sono attenuto, perché il protrarsi di tale silenzio, da parte mia, può apparire acquiescenza e conferma degli attacchi rispetto a ciò che ho di più prezioso da difendere: la mia attività professionale condotta per tanti anni e la mia integrità personale.
Per 22 anni, da giudice istruttore, mi sono occupato in Sardegna di circa un centinaio di sequestri di persona, esperienza che non ha mai avuto nessun altro magistrato. Le statistiche e i risultati dei processi conclusisi con sentenze definitive, non le mie parole, attestano i risultati raggiunti: la scoperta degli autori di parecchie decine di sequestri di persona, arresto e successiva condanna di sequestratori, recupero di una parte dei riscatti pagata – cosa mai avvenuta in Sardegna – , le costituzione di 37 latitanti. Ciò, anche per effetto di una gestione estremamente efficace. Poche persone hanno collaborato – cosa anche questa mai avvenuta prima, né dopo, in Sardegna – e le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio di una serie minuziosa di riscontri, sulla base delle quali è stato possibile accertare le confessioni di tali pentiti e le loro chiamate in correità, avevano certo e sicuro fondamento, come dimostrato dalle condanno definitive che le persone arrestate hanno subito in base alle confessioni da parte dei “pentiti”.
È stato così possibile debellare intere bande di sequestratori ed assicurare alla giustizia i colpevoli di tanti sequestri, non solo, ma in qualche caso, come, per esempio, nel caso di un imputato, del tentato sequestro delle due ragazze di Olbia Pintus Vittoria e Cuneo Patrizia, le dichiarazioni del pentito Contini consentirono di accertare l’innocenza del medesimo che era stato, precedentemente, ingiustamente condannato per tale reato e che venne, così, conseguentemente assolto dal fatto per cui era stato condannato a una ventina di anni di galera, pur essendo lo stesso completamente estraneo al fatto.
La gestione dei “pentiti” fu limitata a pochissime persone, le quali indussero a parlare una volta convinte che, dopo lunga e laboriosa opera di persuasione, avrebbero avuto rilevantissimi sconti di pena.
Contemporaneamente, dati i risultati ottenuti, e grazie all’intervento di parecchi politici sardi fu possibile introdurre nel testo dell’art.630 c.p., una attenuante che prevedeva per l’autore del sequestro che offrisse prove inoppugnabili sulla colpevolezza dei propri complici, un forte sconto di pena, alla stessa stregua dell’analoga norma introdotta per i terroristi pentiti. Alla fine del 1989, con l’entrata in vigore del codice Vassalli, che abolì la figura del giudice istruttore, cessai di occuparmi di sequestri. Sempre le statistiche attestano, come successivamente sono andate le cose: gran parte dei sequestri sono rimasti come ignoti, c’è stato qualche arresto e qualche condanna, che hanno, talvolta, suscitato polemiche e perplessità, sulle quali non intendo soffermarmi essendo le stesse ben note a tutti.
Data la larghissima conoscenza acquisita dell’ambiente in cui i sequestri vengono ideati, si svolgono e hanno attuazione, talvolta ho ricevuto pressanti richieste di consigli o di informazioni per sapere se uno ostaggio, prigioniero da tanto tempo, fosse ancora in vita. In un caso furono gli allora capo della Polizia, ministro dell’Interno e Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Anche il ministro Scotti mi chiese una mano e anche il capo della Polizia, Parisi.
In un altro caso collaborai con il sostituto della locale direzione antimafia dr Marchetti unitamente ad altri ufficiali dei Carabinieri e allo stesso avvocato della persona offesa. Come ricompensa la Procura di Cagliari mi iscrisse nel registro degli indagati, e gli atti furono trasferiti alla Procura di Roma allora competente. Il relativo procedimento venne archiviato dal Gip del tribunale di Roma su conferme richiesta della Procura. Da allora c’è stata una serie di procedimenti a mio carico trasmessi dalla Procura di Cagliari, prima a quella di Roma, poi a quella di Palermo, diventata nel frattempo competente. Tali procedimenti sono stati archiviati o sono in fase di archiviazione.
Non è azzardato ipotizzare che a tutto ciò non sia estraneo il fatto che non fosse gradito il mio proposito di riprendere la mia precedente attività di lotta ai sequestri concretatosi con la mia domanda al posto di procuratore della Repubblica di Cagliari, che prevede anche la Direzione distrettuale antimafia che si occupa, in Sardegna, prevalentemente dei sequestri di persona essendo stato prescelto per tale carica, altro magistrato, l’invio dei procedimenti a Palermo non è cessato. Il tutto in singolare coincidenza con il fatto, che, per effetto della riforma del “Giudice unico” e conseguente riunione delle procure, il prossimo anno potrei trovarmi, essendo il magistrato più anziano, nella posizione di procuratore aggiunto della procura unificata di Cagliari.
Altra coincidenza ben singolare: nel 1996 venne scatenata una campagna stampa (vedi La Nuova Sardegna del 16.6.1996) nella quale mi si accusava di aver tentato di incassare 100 milioni, per una questione relativa ad un assegno internazionale, rivelatosi alla fine un pezzo di carta straccia proprio a ridosso della mia presentazione della domanda a procuratore di Cagliari.. La cosa finì in una bolla di sapone ed il procedimento venne archiviato a Palermo ( dopo che, nel frattempo, era stata effettuata la nomina di Procuratore).
Oggi mi si accusa, un’altra volta, di aver voluto estorcere un miliardo di lire. Nulla voglio dire a tale proposito perché al riguardo indagano i magistrati di Palermo. Però, così come sono stati portati avanti tanti procedimenti nei miei confronti (e degli stessi è stato fatto gran clamore sui vari mezzi di stampa) sarebbe auspicabile che la stessa cosa (a parte ovviamente, il clamore della stampa, avvenisse per tanti procedimenti che sono stati aperti nei confronti dei sostituti di mezza procura di Cagliari) inoltre dal momento che vengo accusato sistematicamente del reato più infamante, quello di aver cercato di arraffare del denaro in modo illecito, sarebbe augurabile che venissero avviate serie indagini. Anche relativamente a corsi per aspiranti uditori giudiziari, tenuti da magistrati senza l’autorizzazione del CSM e con pagamenti in “nero” e, quindi con la ipotesi di commissione di reati finanziari riguardo ai quali sono state inviate tutta una serie di segnalazioni a tutti gli organi competenti: Procure, Procure Generali, Consiglio Giudiziario, CSM etc., senza che sinora, per quanto mi risulta sia fatto assolutamente nulla.
Luigi Lombardini
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