21 02 2003 - IL MAXIPESTAGGIO DI SAN SEBASTIANO: CONDANNE MITI E MOLTISSIME ASSOLUZIONI

Il processo per rito abbreviato a carico degli agenti di polizia penitenziaria accusati del maxipestaggio di detenuti perpetrato nell’aprile 2000 nel carcere sassarese di San Sebastiano si è concluso in una sostanziale bolla di sapone, rispetto all’enorme clamore che avevano suscitato, a suo tempo, i provvedimenti richiesti dal procuratore capo di Sassari Giuseppe Porqueddu e dal sostituto procuratore Gianni Caria, e adottati dal GIP Mariano Brianda, di area comunista, a carico di oltre 80 agenti di polizia penitenziaria, nonché di Giuseppe Della Vecchia, Cristina Di Marzio ed Ettore Tomassi, all’epoca rispettivamente provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Sardegna, direttrice di San Sebastiano e comandante degli agenti dello stesso carcere.
Costoro sono stati tutti condannati a pene miti, entro i limiti della sospensione condizionale, e altri imputati minori, semplici agenti di polizia penitenziaria, a pene modestissime, dell’ordine di qualche mese, ma sono fioccate le assoluzioni, quasi 30.

Si ricorderà che a suo tempo le vicende relative al maxipestaggio avevano suscitato un vespaio di polemiche, poiché parecchie erano state le insinuazioni circa una possibile corresponsabilità dei vertici del Ministero della Giustizia, rappresentati all’epoca dal ministro comunista Oliviero Diliberto e dal magistrato parimenti comunista Giancarlo Caselli, capo del DAP dopo aver lasciato la Procura di Palermo; in particolare Caselli, così come precedentemente dalla Procura di Palermo circa sei mesi dopo il suicidio di Luigi Lombardini, fuggì frettolosamente anche dal DAP per assumere un incarico a livello europeo, e Diliberto, dal canto suo, non volle essere riconfermato ministro nel nuovo governo presieduto da Giuliano Amato, adducendo la necessità di impegnarsi a fondo per il partito.
Qualcuno, a suo tempo, sostenne che dall’entourage del giudice Brianda vi fu qualche anticipazione che indusse Diliberto e Caselli a prendere le distanze da quell’autentico casino, ma è anche girata la voce, supportata da profondi conoscitori dall’interno del pianeta carcere – come i noti ex terroristi di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – che il procedimento penale abbia costituito una vendetta nei confronti di Caselli di quella parte della magistratura sarda più vicina a Luigi Lombardini: emerite cazzate, dato che il solo procuratore capo Porqueddu aderisce a Magistratura Indipendente, mentre sia Gianni Caria che Mariano Brianda appartengono a correnti di sinistra della magistratura associata, e che comunque le voci circa una responsabilità di Caselli nei fatti di San Sebastiano, obiettivamente parlando, si sono rivelate delle chiacchiere senza riscontro.