Mentre il governo Berlusconi scricchiola come un vecchio armadio assalito dai tarli, tra la delegittimazione di Maroni sulle pensioni da parte di AN, le polemiche sul caso Parmalat e il tiro al piccione incrociato di Prodi, di Monti e dello stesso presidente Ciampi sulla questione euro, anche il Consiglio Superiore della Magistratura, nella discesa in campo dei poteri forti per la definitiva eliminazione dell’anomalia Berlusconi e il ritorno di un “sano” governo di centrosinistra che tuteli gli stessi poteri forti, ci mette del suo, varando una bozza di delibera “a tutela” dei magistrati, in reazione alle infelici dichiarazioni di Berlusconi alla manifestazione per il decennale di Forza Italia (in particolare con la lettura delle affermazioni di Baget Bozzo con cui si riteneva la magistratura peggio del fascismo), con cui in particolare si sostiene che chi detiene cariche pubbliche non è legittimato a denigrare le toghe.
Siamo d’accordo, e l’abbiamo già scritto, che nessuno possa permettersi, se non con grave rischio per l’assetto democratico, di delegittimare la magistratura nel suo complesso, come istituzione, ma occorre stare bene attenti, specie da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che, come organo di vertice di quest’ultima, dovrebbe per primo salvaguardare l’effettività dei principi della Costituzione, nel fare certe affermazioni, che di fatto risultano censorie e menomano il diritto della politica non solo di criticare i magistrati quando sbagliano – e sbagliano spesso – ma anche, e soprattutto, di esercitare il legittimo controllo sul loro operato.
Beninteso, la Costituzione afferma che la giustizia è amministrata in nome del popolo, ma di fatto alle dirette rappresentanze del popolo ai vertici delle istituzioni, vale a dire alle Camere, al Parlamento, sono offerti strumenti ben poco efficaci perché, per il loro tramite, il popolo possa controllare e, se del caso, sanzionare l’azione della magistratura: il ministro della giustizia ha si il potere di promuovere azioni disciplinari nei confronti dei magistrati, se del caso recependo le indicazioni derivanti da qualcuna delle numerosissime interrogazioni e interpellanze proposte da parlamentari, non solo di centrodestra, in tema di giustizia e di casi giudiziari controversi, e tuttavia il giudice ultimo rimane lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, dove la maggioranza dei consiglieri è rappresentata da magistrati eletti dai loro pari che, ben lungi dal votare “secondo coscienza”, si schierano in modo corporativo, spesso in sinergia coi consiglieri “laici” espressione del centrosinistra, di fatto rigettando quasi totalmente le iniziative disciplinari del ministro e sancendo quindi l’impunità di giudici e PM che sbagliano, anche per errori (se non per iniziative dolose) piuttosto gravi.
Dinanzi a una situazione del genere, che è già poco conforme alla Costituzione – che non prevedeva certo, peraltro, l’organizzarsi della magistratura in corporazione e in correnti politiche, bensì salvaguardava l’autonomia e l’indipendenza dei singoli giudici e dell’ufficio del Pubblico Ministero – sarebbe folle, censorio, davvero “fascista” pretendere che i rappresentanti del potere politico, pur dovendo effettivamente mantenere una certa misura nelle loro dichiarazioni, abdichino perfino a quel potere-dovere di esercitare sulla magistratura quella moral suasion che è per essi doveroso esercitare nel nome del popolo dal quale traggono legittimazione, quel popolo che vuole che la magistratura resti indipendente e sia lasciata lavorare per punire i delitti, ma non è disposto a tollerare errori giudiziari oltre la misura fisiologica, teoremi dolosamente fabbricati senza prove, iniziative giudiziarie di ispirazione prettamente politica.
Il Consiglio Superiore della Magistratura e l’Associazione Nazionale Magistrati, del resto oggi presieduta da un magistrato milanese, non hanno mai avuto il coraggio di prendere le distanze da quegli uffici giudiziari che, cessata la breve stagione di Mani Pulite e dell’antimafia un po’ seria, inequivocabilmente hanno dimostrato di agire soprattutto con finalità politiche, ieri dalla Procura di Palermo del passato, quella retta da un Giancarlo Caselli che tanto aveva fatto per perseguire i pretesi componenti del “terzo livello” (Andreotti, Dell’Utri, Carnevale, Contrada etc.) con risultati allo stato fallimentari, ancor oggi dalla Procura di Milano, con le mirabilie di una Ilda Boccassini seguita in modo sempre più imbarazzato da Gherardo Colombo, ma soprattutto di giudici smaccatamente schierati con l’accusa come Paolo Carfì e Luisa Ponti, nonostante quanto di poco chiaro emergeva nei processi a carico di Berlusconi e Previti; anche nelle vicende relative al “caso Lombardini”, lo sappiamo bene, hanno fatto pubblicare indirizzi di solidarietà a Caselli addirittura al CdR de L’UNIONE SARDA, si sono astenuti dal vagliare col dovuto rigore le possibili responsabilità di Caselli e dei suoi sostituti, ma soprattutto di quei magistrati cagliaritani il cui sputare veleno contro Lombardini contribuì non poco a creare il clima psicologicamente ed ambientalmente deleterio che alfine lo indusse al suicidio, hanno colpito solamente i dissenzienti come Francesco Pintus, come il giudice Rilla, come il consigliere di Cassazione Enzo Tardino che ha osato mettere nero su bianco in un coraggioso libro, senza sconti per nessuno, le fasi salienti di quella vicenda.
I vertici della magistratura, in buona sostanza, hanno dimostrato di non essere in grado di esercitare dall’interno i dovuti controlli contro quei settori della magistratura che, ben oltre l’errore giudiziario, agiscono dolosamente in modo deviato, eversivo, delinquenziale, per cui, ancora una volta, hanno ben poca legittimazione morale a fare per l’ennesima volta la predica a Berlusconi, ma sanno bene che, nel contesto di un agire sinergico dei poteri forti ormai neanche troppo strisciante per defenestrare l’attuale premier e sostituirlo anzitempo con Romano Prodi, o magari “commissariarlo” in qualche modo alla maniera che tanto piaceva all’odierno girotondino Oscar Luigi Scalfaro, la loro delibera, che probabilmente sarà bloccata dai “laici” del centrodestra nel CSM, otterrebbe ampia enfasi sui quotidiani radical chic mosche cocchiere del centrosinistra, quali LA REPUBBLICA, aggiungendo un altro tassello al mosaico di delegittimazione del governo.
Scusate, l’Italia è un paese con una tradizione democratica ormai consolidata, qui non possiamo certo pensare a scenari argentini con carri armati per le strade e generali trucidi al potere, però Berlusconi, anche se spesso esagera, non potrebbe permettersi di criticare la magistratura pur essendo indiretta espressione del popolo che ha votato per la sua maggioranza, mentre i vertici istituzionali e associativi della magistratura, vantando solo nomine per concorso ed essendo del tutto liberi da controlli popolari, diretti e indiretti, si arrogano il diritto di delegittimare il capo del governo: ma questo non si chiama GOLPE?
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