IL FALLIMENTO ARBATAX 2000 / MARSILVA

Nel 1994, Nichi Grauso, oltre a gettare le basi di VIDEO ON LINE nel settore di Internet, si offrirà di promuovere la rinascita della Cartiera di Arbatax, la più grande cartiera d’Italia, già appartenente al gruppo Burgo e da tempo in crisi.
Grauso chiederà e otterrà dalla Regione la concessione in affitto con riserva di acquisto della Cartiera, e si riproporrà di conseguirne il rilancio legando la ripresa della sua attività produttiva al rilancio su vasta scala della collaterale, a fini di approvvigionamento, attività di forestazione, da promuoversi attraverso la società MARSILVA, diretta da tempo dall’ingegnere Paolo Marras, che divenne azionariamente incrociata con la società costituita ad hoc per la Cartiera, denominata ARBATAX 2000, nella quale assunse ruoli dirigenziali di rilievo il direttore dell’UNIONE SARDA, Antonangelo Liori.
Grauso, tuttavia, non aveva piena autonomia gestionale della Cartiera, poiché la stessa si trovava in amministrazione controllata, e i commissari straordinari all’uopo nominati tennero sovente un comportamento sconcertante, quasi denotante l’intento di affossare la Cartiera piuttosto che rilanciarla: come, ad esempio, nel negare caparbiamente a Grauso la facoltà di porre in produzione la seconda linea produttiva della Cartiera, che, con una sola linea produttiva in funzione, diveniva antieconomica da gestirsi.
Come se non bastasse, la Cartiera aveva numerosi nemici nella zona ove sorgeva, Tortolì, in particolare in persona del presidente del Consorzio Industriale, il sardista Tanino Melis – plurinquisito dalla Procura di Lanusei – e di vari imprenditori interessati a intraprendere, nella stessa area, attività in contrasto con l’esistenza della cartiera, come l’imprenditore turistico Franco Ammendola e certo Toxiri, titolare di una discarica assai poco controllata che sorgeva a ridosso della cartiera. Ammendola e Toxiri, tra l’altro, erano entrambi militanti socialdemocratici e, attualmente, della sinistra, con una certa voce in capitolo alla Regione e presso l’onorevole Giorgio Carta, anch’egli ex socialdemocratico confluito nello SDI, già sottosegretario al lavoro nel Governo Craxi e amico personale del potente pubblico ministero cagliaritano Mario Marchetti.
Tutto ciò determinò obiettive difficoltà economiche alla società ARBATAX 2000, che si incrociarono con quelle della collegata società MARSILVA, aggravate, secondo quanto affermato dal presidente Paolo Marras – poi deceduto, si dice, di crepacuore – dalla condotta, reputata sleale, di un calabrese di cui indagini effettuate dal giudice Agostino Cordova avrebbero ipotizzato legami con la ‘ndrangheta, Giovanni Battista Zoccali, vicepresidente della FINAM – una finanziaria a capitale pubblico deputata a promuovere la forestazione nel Sud, in particolare in Calabria – il quale, entrato in MARSILVA con l’intento di aiutare la società, si sarebbe poi comportato con l’intenzione evidente di farla fallire. Questo comportamento, a detta di Marras, sarebbe stato motivato dall’esistenza di interessi, anche facenti capo a elementi legati alla ‘ndrangheta, a che la Cartiera di Arbatax venisse soppiantata, a favore di insediamenti abitativi turistici.
Con singolare sinergia, anche la Regione – dove non mancavano certo sostenitori di non cristallini interessi speculativi – vanificò i presupposti sui quali Nichi Grauso aveva fondato il suo impegno sulla Cartiera, modificando l’originario protocollo d’intesa nel senso che, ora, l’opzione di acquisto della struttura dovesse intendersi riservata non già solo a Grauso, ma a chiunque avanzasse valide offerte. Erano, chiaramente, condizioni inaccettabili per chi aveva profuso capitali ed impegno nel tentativo di rilanciare l’azienda, e da allora – si è tra la fine del 1996 e l’inizio del 1997 – riprenderà la profonda crisi della Cartiera.
L’epilogo nel luglio 1997, quando MARSILVA, già gravemente piegata dal comportamento sleale – secondo Paolo Marras – del citato Zoccali, fu dichiarata fallita dal Tribunale fallimentare di Cagliari [Presidente Gian Giacomo Pisotti, a latere Giovanni La Rocca e Ignazio Tamponi, tutti di sinistra] in forza del comportamento della Regione che, unico tra i creditori della società di forestazione, insistette per il rientro immediato dei propri crediti; a catena, e in conseguenza dell’incidenza dei conti di MARSILVA, il Tribunale di Lanusei dichiarò il fallimento di ARBATAX 2000.
Nell’ambito di questa squallida vicenda, a parte le ovvie azioni penali avviate dalla solita, accanita magistratura sarda nei confronti di Grauso e Liori per ipotizzati fatti di bancarotta fraudolenta, l’unico a pagare sarà Zoccali, che verrà condannato a un anno e sei mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena) nell’ambito di un successivo processo inerente al <<fallimento pilotato>> di Marsilva, mentre verranno assolti, in conformità a una certa tradizione di benevolenza della magistratura sarda nei confronti delle banche, i dirigenti bancari che, a seguito dell’azione di Zoccali, bloccarono i finanziamenti, portando la Marsilva al fallimento.
Fu allora che Nichi Grauso, dopo un gesto clamoroso – irruppe, non invitato, in una conferenza stampa del presidente della Regione Federico Palomba, che accusò di avere <<ucciso le speranze dei sardi>> – decise di impegnarsi in politica, fondando il NUOVO MOVIMENTO, formazione politica costituita con l’esplicito intento di promuovere un profondo cambiamento di personale e metodi di governo alla Regione Sarda.
La vicenda ARBATAX 2000 / MARSILVA presta il fianco ad una complessa analisi. Se per un verso ciò che è avvenuto è conseguenza del sicuro sgradimento di ampi settori del centrosinistra e soprattutto del PDS per Grauso – ritenuto troppo vicino a Silvio Berlusconi – per altro verso vi è più di un elemento per affermare che l’affossamento della Cartiera di Arbatax sia stato dovuto a un vero e proprio complotto, teso a favorire, in luogo del rilancio della Cartiera, il suo smantellamento e la realizzazione nel suo appetibile sito di insediamenti edilizi di tipo turistico col concorso di capitali magari non proprio puliti – quali quelli della ‘ndrangheta – e con l’interessato appoggio di esponenti del centrosinistra.
Da non trascurarsi, tra l’altro, l’ipotesi che l’intenzione di dare la definitiva spallata alla Cartiera sia stato un movente quanto meno concorrente del sequestro di Silvia Melis, figlia di un ingegnere, Tito Melis, che conosceva Nichi Grauso da svariati anni: un sequestro di persona funge ottimalmente, infatti, anche da deterrente ad iniziative imprenditoriali, e ciò vale specie per chi ha già vissuto sulla propria pelle tale dramma, come Giorgio Mazzella, noto imprenditore turistico ogliastrino – oggi presidente del Credito Industriale Sardo – che pare intendesse partecipare alla forestazione con terreni di sua proprietà, e che visse il dramma del padre, Attilio Mazzella, sequestrato e mai più tornato.
All’esito del fallimento di ARBATAX 2000, la Procura di Lanusei, in persona del PM Valeria Pirari – figlia dell’ingegnere capo del Comune di Nuoro Francesco Pirari, più volte inquisito per abuso d’ufficio e altro – ha aperto un procedimento per bancarotta fraudolenta dove sono imputati Nichi Grauso, Antonangelo Liori ed altri. I principali elementi d’accusa deriverebbero da pretese illecite confusioni di poste contabili tra la società fallita e la società editrice dell’UNIONE SARDA. Il 17 gennaio 2001 Grauso, Liori e altre persone sono stati rinviati a giudizio dal GUP Silvia Badas. Il processo è in atto in corso, è tuttavia la Procura di Lanusei, al di là delle solite cosacce precotte contro Grauso e Liori, non sembra appalesare curiosità alcuna quanto ad approfondire l’influenza e le ingerenze di quegli svariati poteri forti, ivi compresa, a quanto pare, addirittura la ‘ndrangheta calabrese, che miravano ad affossare la Cartiera, il cui rilancio a tutt’oggi rimane futuribile mentre le sue strutture industriali sono forse divenute irrecuperabili.