Avvengono cose davvero sconcertanti nell’organo di autogoverno della magistratura italiana che, pur avendo mastodontici arretrati nel carico di lavoro quanto a deliberare su trasferimenti, su incarichi direttivi, sull’organizzazione degli uffici giudiziari e compagnia cantante, ha pensato bene, in occasione dei lavori di questa settimana, di inserire all’ordine del giorno ben due pratiche prettamente “politiche”: una relativa alla “tutela” di Caselli rispetto ad affermazioni di alcuni parlamentari di AN, l’altra inerente al parere sulla legge “ex Cirielli”, che a nostro avviso è una pessima legge, ma che spetta solamente al Parlamento, e non ai magistrati, discutere e criticare.
Tutto questo è veramente surreale, se pensiamo a quanto l’Associazione Nazionale Magistrati si concentri nella redazione di “libri bianchi” sui disservizi della giustizia italica (potete trovarli sul sito di magistratura democratica che è linkato in questo sito) senza mai pensare, però, a quanti disservizi sono determinati proprio da magistrati, da quel CSM che si compone per due terzi di magistrati ordinari dove si insiste pervicacemente nel sottrarre tempo prezioso ai carichi di lavoro ordinario portando a discussione pratiche prettamente “politiche” pur sapendo che queste fomentano divisioni.
Intanto, quasi tutti i vertici degli uffici giudiziari di Cagliari sono vacanti da tempo (la Corte di Appello, la Procura Generale e il Tribunale, e anche la Procura lo sarà a breve dato che pare che Carlo Piana abbia chiesto di andare in pensione), lo stesso CSM si è posto in condizione di effettuare pessime scelte escludendo in applicazione della cosiddetta “norma anti Caselli” i magistrati più anziani e prestigiosi tra cui lo stesso Piana – nonostante qualcuno abbia fatto rilevare che potevano sbrigarsi nell’istruire le pratiche, come peraltro sollecitato anche dal presidente Ciampi, evitando l’entrata in vigore della norma – per cui ci si appresta a determinazioni che non porteranno prevedibilmente alla nomina dei “migliori”, bensì dei “meno demeritevoli”, laddove uno strano “demerito” a carico di magistrati prestigiosi è ora l’età, mentre per altri, ben spalleggiati da Magistratura Indipendente o da Unicost, non costituirà demerito, forse, l’avere frequentato la Massoneria o l’essere in spaventosa situazione di incompatibilità.
Per non parlare della situazione di certi uffici periferici che, con la formalizzazione degli ultimi trasferimenti già deliberati, si apprestano ad avere organici ai limiti della sussistenza, destinati, pare, ad essere colmati col solito metodo dello scaricabarile, coi soliti uditori romani (dato che i sardi, talora, addirittura preferiscono la Sicilia a Nuoro o Lanusei) incolpevolmente calati in realtà che non conoscono per nulla e dove finiranno fatalmente per non essere magistrati indipendenti, ma di essere succubi dei loro capi, non sempre adeguati.
Il CSM potrà andare soddisfatto del proprio lavoro, nel contesto di un’interpretazione oltremodo estensiva dei compiti affidatigli dalla Costituzione: chi di sicuro non è soddisfatto è il popolo degli “amministrati” (come imputati, parti offese etc.) da questa amministrazione della giustizia, che, ne siamo certi, preferirebbero di gran lunga uffici giudiziari adeguati negli organici con tempestività e risposte certe e immediate (anche se negative), anziché doversi difendere con le sole tiritere spuntate degli amministratori locali ovvero inoltrando esposti e denunce che quando toccano interessi intoccabili vengono tenuti a galleggiare per anni per poi essere archiviati; ciò anche se dovessero rinunciare a quella grande garanzia costituzionale rappresentata dal CSM e rivolgersi, invece, direttamente al Ministro della Giustizia.
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