IL CASO UNIONE SARDA

Tra l’agosto e l’ottobre del 1998, nel periodo immediatamente successivo all’esplosione del <<caso Lombardini>>, vi era all’interno dell’UNIONE SARDA, di cui era editore Nichi Grauso, un già notevole livello di tensione tra il direttore, Antonangelo Liori, e una cospicua parte della redazione, in particolare i giornalisti impegnati nel Comitato di Redazione, tutti vicini al PDS; tale livello di tensione, derivante da profondi e continui contrasti tra il direttore e detti giornalisti circa la linea politico-editoriale del quotidiano, divenne infuocato quando partì dalla redazione un improvvido comunicato di solidarietà col Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, proprio dopo il suicidio di Luigi Lombardini – circa il quale Grauso stigmatizzò asserite responsabilità dei magistrati palermitani con parole di fuoco-, e quando Antonangelo Liori, contro il parere del <<soviet>> insinuato nella redazione del quotidiano, si trasformò in un vero e proprio tribuno contro gli abusi, oltre che della classe politica regionale, della magistratura cagliaritana e palermitana.
Fu così che in questo periodo alcuni giornalisti dell’UNIONE SARDA, avvalendosi tra l’altro dell’opera di persone in grado di accedere a notizie riservate [come Maria Grazia Bagicalupo, segretaria di amministrazione del quotidiano e, pare, già compagna del giudice Gian Giacomo Pisotti], inoltrarono alla Procura della Repubblica di Cagliari un esposto asserente l’esistenza di gravi irregolarità amministrative, relative in particolare alle conseguenze dell’attuata separazione dalla società editrice dell’UNIONE SARDA di una società titolare della testata – GENERAL ASSET – e di un’ulteriore società titolare del modernissimo centro stampa di Elmas – GENERAL PRESS.
L’esposto cadde in un periodo in cui la tensione tra Nichi Grauso e la Procura cagliaritana era alle stelle, date le pubbliche accuse di<<assassini>> che Grauso aveva mosso al Procuratore della Repubblica Carlo Piana e al sostituto Mauro Mura subito dopo il suicidio di Luigi Lombardini; Piana colse quindi la palla al balzo e, con un certo accanimento, affiancato dal sostituto Guido Pani – che, poco prima, aveva indagato Grauso e il giornalista Claudio Cugusi per un’assurda storia di pretese intercettazioni clandestine – nell’ottobre 1998 chiese al Tribunale la sottoposizione dell’UNIONE SARDA al procedimento di controllo giudiziario – in pratica, un commissariamento – ai sensi dell’articolo 2409 del Codice civile. Iniziativa che ha ben pochi precedenti, dovendosi tornare nella memoria alla richiesta della Procura di Milano relativa a PUBBLITALIA, società delgruppo Fininvest / Mediaset, peraltro respinta dal Tribunale.
Secondo le asserzioni della Procura cagliaritana, lo smembramento dalla società editrice dell’UNIONE SARDA delle società titolari della testata e del centro stampa avrebbe avuto carattere di illegittimità, in quanto asseritamente finalizzato a sottrarre ai creditori della società editrice cespiti di notevole valore economico e inoltre ad attuare un gonfiamento artificioso del valore complessivo del patrimonio del gruppo UNIONE SARDA attraverso asserite supervalutazioni.
Il Tribunale civile [Presidente Gian Giacomo Pisotti, a latere Vincenzo Amato e Ignazio Tamponi] accolse la richiesta avanzata dalla Procura, e ciò che sorprese fu che il giudice designato per la redazione del provvedimento, il pur bravo Vincenzo Amato, fu in grado di redigere un provvedimento di oltre 40 pagine, contenente vari meticolosi riferimenti a date e a parametri contabili, in APPENA 48 ORE, tanto fu il tempo che trascorse dall’udienza allo scioglimento della riserva.
Ciò da adito al ragionevole dubbio che, prima dell’udienza, siano intervenute indebite consultazioni informali tra Tribunale e Procura, o che, quanto meno, il Tribunale abbia iniziato a predisporre il provvedimento prima ancora dell’udienza, rappresentando ciò indubbio indice di prevenzione e di non imparzialità dei giudici; del resto, come abbiamo visto, il giudice Pisotti non era privo di entrature presso l’UNIONE SARDA.
Vengono nominati tre commissari giudiziali, tra i quali spicca la figura di Giancarlo Dessì, commercialista organico al PDS, i quali procederanno all’esame dei conti patrimoniali ed economici del gruppo UNIONE SARDA.
Inizialmente, parrebbe che il procedimento debba risolversi in una semplice grana, pur economicamente onerosa; infatti il procuratore Piana, parlando con l’avvocato Mariano Delogu, Sindaco di Cagliari e legale del gruppo UNIONE SARDA, gli consigliò di suggerire a Grauso di ricapitalizzare il gruppo per un ammontare di circa tre miliardi e di operare la fusione delle società di gestione della testata e del centro stampa con la società editrice.
Sennonché, col tempo, trasparirà il vero intendimento alla base del procedimento: quello di estromettere Nichi Grauso dal controllo dell’UNIONE SARDA, divenuto, sotto il controllo dell’editore, un giornale assai scomodo per le alte sfere del potere politico e giudiziario, per il continuo, critico e sferzante controllo esercitato nei loro confronti.
I commissari giudiziali, cambiando più volte orientamento e commettendo numerosi errori contabili – quali il conteggio una sola volta di poste da conteggiarsi due volte, e la svalutazione della testata del quotidiano di oltre dieci miliardi, il tutto per conciliare la situazione finanziaria apparente del quotidiano con quella ravvisata dal Tribunale – giungeranno infatti a stabilire che il gruppo UNIONE SARDA dovesse essere ricapitalizzato dello stesso ammontare indicato, appunto, dal giudice Vincenzo Amato nel decreto a sua redazione: oltre quaranta miliardi di lire.
In caso di inottemperanza, vi è per l’UNIONE SARDA l’incombente spettro della liquidazione: Amato ha infatti ritenuto che la società editoriale sia interessata da una causa di scioglimento ex lege ai sensi dell’art. 2447 del Codice civile, avendo subito una perdita del proprio capitale sociale superiore a un terzo; le conseguenze previste dalla legge, in caso di mancata ricapitalizzazione, sono, appunto, lo scioglimento e la liquidazione della società.
Le proteste di Nichi Grauso e dell’intero staff gestionale ed editoriale dell’UNIONE SARDA sono, ovviamente, durissime: tra l’altro, viene stigmatizzato il fatto che la Procura si sia accanita contro l’UNIONE SARDA senza al contempo chiedere il <<controllo giudiziario>> sulle innumerevoli società a capitale regionale – soprattutto enti minerari come l’EMSA, l’IGEA e la BARIO SARDA – assolutamente antieconomiche, oberate di debiti e mantenute in vita solamente come carrozzoni clientelari al servizio del PDS. Al riguardo, l’UNIONE SARDA svolse una mirata e ben documentata campagna di stampa.
Nichi Grauso dovette far fronte alla situazione, economicamente assurda, di una società, del rilievo dell’UNIONE SARDA, a cui si chiede, praticamente, di saldare immediatamente tutti i suoi debiti NONOSTANTE L’ASSENZA DI RICHIESTE DI RIENTRO DA PARTE DI CREDITORI SIGNIFICATIVI, sicché è costretto, per ricapitalizzare il gruppo, a imbarcarvi un nuovo, ingombrante socio: Sergio Zuncheddu, immobiliarista un tempo vicino ad Armandino Corona e vicino sia a Berlusconi che alle cooperative rosse, il quale diverrà socio di minoranza dell’UNIONE SARDA, ma acquisirà la maggioranza all’interno di VIDEOLINA e RADIOLINA, le creature primigenie di Grauso.
Si è nel pieno della campagna elettorale, a cui Grauso partecipa come leader e candidato del NUOVO MOVIMENTO, e l’editore proclama di non voler assolutamente cedere il giornale, soprattutto in quanto ciò significherebbe cedere alla lobby politico-giudiziaria che intende eliminarlo dal mondo dell’editoria; particolarmente significativo, al riguardo, che Emanuele Sanna, segretario regionale del PDS assai ben ammanicato in Procura – è amico intimo del procuratore Carlo Piana – abbia fatto sapere a Grauso, tramite terzi, che i suoi guai giudiziari sarebbero cessati non appena avesse venduto il giornale, avendo evidente titolo per parlare indirettamente anche a nome della Procura.
Tuttavia, dopo le elezioni regionali, Nichi Grauso venderà l’UNIONE SARDA e tutte le società da lui controllate – tranne la EXOL, società informatica – al già citato Sergio Zuncheddu, il quale, avendo peraltro forti interessi edilizi su talune aree della città di Cagliari, <<normalizzerà>> il quotidiano, che cesserà del tutto di fare campagne sul malcostume della classe politica e della magistratura e tornerà ad essere il consueto, conformista, soporifero giornale di sempre.
Recentemente, Nichi Grauso ha inoltrato un esposto alla Procura di Palermo, dove asserisce apertamente che vi fu un complotto a suo danno, da parte di politici e magistrati di sinistra, per sottrargli il controllo dell’UNIONE SARDA; a seguito di tale esposto, il procuratore della Repubblica Carlo Piana, il sostituto Guido Pani e il giudice Gian Giacomo Pisotti sono stati iscritti dalla PM palermitana Marzia Sabella nel registro degli indagati.
Il brillante risultato di questa abile operazione politico-giudiziario-imprenditoriale è sotto gli occhi di tutti: l’UNIONE SARDA è tornato ad essere un quotidiano sonnacchioso, inconsistente, che non dà mai vere notizie e che sottace tutto ciò che non va bene ai “padroni del vapore”, avendo in particolare calato una cortina fumogena sulle problematiche della giustizia a Cagliari: prova ne sia il fatto che il nostro sito, pur essendo segnalato su internet da autorevolissimi motori di ricerca, è sempre stato ignorato e continua ad essere ignorato dal quotidiano cittadino.
Nel dicembre 2002, il PM Marzia Sabella ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale avviato a seguito dell’esposto di Nicola Grauso, ma dalle indagini sono scaturite cose comunque interessanti, tra le quali l’assolutamente improprio ruolo assunto da Emanuele Sanna, il tetro ed esoterico ex segretario regionale dei DS, di mediazione per non meglio precisati gruppi editoriali per l’acquisto de L’UNIONE SARDA, che si dava quindi già per espropriata a Grauso, e l’implausibile smentita di Mariano Delogu di aver ricevuto dal procuratore Carlo Piana il suggerimento che Grauso avrebbe potuto chiudere la procedura ex art. 2409 codice civile versando qualche miliardo nelle casse del gruppo editoriale, nonostante una registrazione (reperibile in questo sito alla voce MATERIALI) dimostri invece il contrario, conformemente a quanto detto da Grauso nell’esposto.
Ad ogni modo, come intuibile, Grauso ha proposto opposizione, ricavando però dal GIP Gioacchino Scaduto, un “caselliano” di ferro evidentemente memore delle accuse già rivolte al suo “maestro”, addirittura un’accusa di calunnia; peccato però che, con buona pace di questi magistrati palermitani inavveduti e prevenuti, si sia poi scoperta l’incredibile partecipazione del procuratore Carlo Piana al “Comitato Scientifico” della Fondazione Luca Raggio, ossia un sodalizio manovrato da un politico in stretti rapporti con Emanuele Sanna e di enorme potere all’interno dei DS!