Il <<caso Piroddi>>, a rigore, non riguarda la magistratura cagliaritana, bensì quella ogliastrina, tuttavia per un verso ci sono comunque implicazioni che toccano Cagliari poiché titolare dell’inchiesta è il PM Mario Marchetti, per altro verso siamo davanti a una storia esemplare di come della giustizia si possa fare uso politico.
Maria Ausilia Piroddi, comunista, donna dinamica e volitiva, è stata per lunghi anni segretaria della Camera del Lavoro dell’Ogliastra, con sede a Tortolì; detta Camera del Lavoro era interessata, tuttavia, a notevolissime contrapposizioni interne, sovente sfociate nel delitto, tant’è che la stessa Piroddi fu vittima di un attentato potenzialmente omicida e che i sindacalisti socialisti Franco Pintus e Sandro Demurtas furono uccisi proprio nel pieno dello scontro interno al sindacato.
Alla fine, la direzione regionale della CGIL, allora guidata dall’attuale senatore PDS Gianni Nieddu, deliberò di sciogliere la Camera del Lavoro ogliastrina e di porre il territorio sotto la competenza della Camera del Lavoro di Nuoro.
La decisione fu considerata come un atto di sfiducia e un affronto personale da Maria Ausilia Piroddi, la quale per un verso, con Adriano Pischedda (a torto ritenuto il suo amante) – anche lui proveniente dal PCI e dalla CGIL – impiantò nel suo paese, Barisardo, un’impresa di pulizie, per altro verso si avvicinò politicamente al Polo delle Libertà, e a Forza Italia in particolare.
Ben presto, la giunta comunale di Barisardo in carica, capeggiata dalla pidiessina Nilla Taccori, si dovette dimettere sotto la continua minaccia di attentati e intimidazioni agli amministratori: Maria Ausilia Piroddi si candidò a sindaco, ma la sua lista rimase l’unica in competizione e, non essendosi raggiunto il quorum dei voti, le elezioni furono dichiarate nulle.
A Barisardo era diffusa la voce secondo cui la Piroddi, insieme ad Adriano Pischedda, stesse dietro gli attentati e volesse conseguire a tutti i costi il controllo dell’amministrazione comunale; il fatto clamoroso, mai trapelato in sede processuale – se non in una sporadica dichiarazione spontanea di Pischedda – fu invero rappresentato dal fatto che a taluni attentati contro amministratori comunali presero parte perfino dei poliziotti in servizio presso il Commissariato di Polizia di Tortolì.
Sia Maria Ausilia Piroddi, sia soprattutto Adriano Pischedda, erano persone alquanto scomode per taluni politici e imprenditori della zona, organici al centrosinistra: come Tanino Melis, il presidente sardista del Consorzio Industriale – nemico numero uno dei tentativi di Grauso di rilanciare la Cartiera di Arbatax – e come Toxiri, titolare di una discarica di rifiuti nei pressi dello stagno di Tortolì, il quale deteneva una discarica assai poco controllata anche a Barisardo, la cui irregolarità veniva denunciata calorosamente da Pischedda quale responsabile locale di Forza Italia; detto per inciso, Toxiri, attraverso vie molto traverse, oltre ad aderire alla Massoneria, godrebbe di rapporti privilegiati con un importante PM cagliaritano.
Nel frattempo, Maria Ausilia Piroddi si era candidata per una seconda volta a sindaco di Barisardo, ma fu presentata una seconda lista, formata da una sorta di <<comitato di salute pubblica>> ricomprendente gente di varia estrazione politica, che vinse le elezioni, eleggendo sindaco Salvatore Chiai, di AN, eletto anche con l’appoggio del PDS.
Verso la fine del 1998, la Procura di Lanusei, guidata dal procuratore Fabrizio Tragnone – un magistrato con una strana tendenza ad archiviare le indagini su reati contro la Pubblica Amministrazione – arrestò numerose persone, tra cui, appunto, Maria Ausilia Piroddi e Adriano Pischedda, accusati di essere mandanti di due omicidi – quelli di Pintus e Demurtas – e di svariati attentati ad amministratori comunali di Barisardo; le indagini erano state svolte da quegli stessi poliziotti del Commissariato di Tortolì che, a quanto risulta da voci di fonte malavitosa, si sarebbero fatti essi stessi più volte esecutori di attentati.
Successivamente, il sostituto della DDA cagliaritana Mario Marchetti ritenne configurabile nei confronti della Piroddi, di Pischedda e di altri addirittura il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, mai contestato prima di allora in Sardegna, e si fece trasmettere gli atti dalla Procura di Lanusei; Marchetti, amico stretto di Giorgio Carta, politico di lungo corso del PSDI e dello SDI e principale referente politico di molti degli avversari della Piroddi e di Pischedda, integrò l’istruttoria con le rivelazioni di una <<pentita>> di droga, Donatella Concas, e chiese e ottenne il rinvio a giudizio degli imputati.
Il processo di primo grado, andato avanti per quasi due anni tra interminabili schermaglie procedurali relative soprattutto a dubbi, giustamente sollevati dai difensori, sulla correttezza della trascrizione delle intercettazioni telefoniche, si è clamorosamente concluso il 21 dicembre 2001, clamorosamente poiché, sebbene nove imputati, tra cui Adriano Pischedda, siano stati condannati a pene varianti tra gli otto e i dieci anni di reclusione per gli attentati, Maria Ausilia Piroddi è stata clamorosamente prosciolta dall’accusa, che del resto appariva assurda sul piano giuridico, di associazione a delinquere di tipo mafioso, il che significherebbe (e ciò è drammatico), salve le eventuali risultanze dei processi, stralciati, sugli omicidi Pintus e Demurtas, che una persona innocente avrebbe trascorso due anni in carcere per un’accusa infondata. Ringraziando Iddio, il Procuratore di Cagliari Carlo Piana ha recentemente rinnovato del tutto la DDA inserendovi persone (quasi) tutte serene e distaccate, e anche la Procura di Lanusei sarà d’ora in poi diretta da un magistrato di grandi esperienza e capacità e di indubbia serenità e imparzialità come Bruno Alfonsi, la cui figura ci rassicura, per queste caratteristiche personali e soprattutto perché lontano da certi circoli di magistrati politicanti (a sinistra).
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