IL CASO CELLINO

Massimo Cellino, presidente del Cagliari Calcio e imprenditore <<di peso>> del settore granario con la società SEM Molini Sardi, nel 1996 fu, con clamore, tratto in arresto unitamente alla sorella Lucina, anch’essa amministratrice della società, per ordine del GIP del Tribunale di Cagliari su richiesta del PM Valerio Cicalò, in relazione a una pretesa maxitruffa di 40 miliardi di lire all’Unione Europea, ritenuta consumata attraverso dichiarazioni di esportazione, dall’Algeria, di quantitativi di grano notevolmente superiori a quelli effettivamente esportati.
Gli arresti fecero scalpore, non solo per lo spessore imprenditoriale di Cellino, ma anche per l’esistenza di possibili, recondite implicazioni politiche, dato che Cellino, avente anche interessi edilizi in alcune aree della città di Cagliari, non aveva esitato a dichiararsi pubblicamente <<di destra>> e simpatizzante per il <<Polo delle Libertà>>, tanto è vero che il suo nome fu uno di quelli presi in esame per la candidatura, per il Polo, a sindaco di Cagliari nel 1994.
Si instaurò subito un durissimo braccio di ferro tra il PM Cicalò, portato ad un certo accanimento inquisitorio, e i fratelli Cellino, difesi caparbiamente e senza sconti dall’avvocato Rodolfo Meloni, peraltro consigliere del Cagliari Calcio e, in futuro, aderente al NUOVO MOVIMENTO di Nichi Grauso.
L’avvocato Meloni, in particolare, stigmatizzò il fatto che l’iscrizione di Massimo Cellino nel registro degli indagati fosse avvenuta, illegamente, con quattro mesi di ritardo allo scopo di prolungare arbitrariamente i termini massimi di durata delle indagini, e riuscì ad ottenere dalla Corte di Cassazione l’annullamento di un decreto di sequestro di vari documenti emesso da Cicalò, estremamente generico.
Il procedimento fu ulteriormente ampliato col coinvolgimento in esso di numerosi doganieri, asseritamente collusi con Cellino, sicché l’imprenditore si beccò anche l’imputazione di associazione a delinquere.
Il punctum dolens del procedimento consisteva, invero, nelle discutibili valutazioni inerenti le scorte granarie della SEM, quali erano e quali dovevano essere, operate prima dalla DIGOS, quindi, in sede di consulenza tecnica, dal commercialista Alessandro Ciotti, figlio di Carlo Ciotti, già candidato sindaco di Cagliari per la sinistra e capo di gabinetto del Presidente della Regione Federico Palomba, da tempo consulente di fiducia della Procura cagliaritana, soprattutto del PM De Angelis, per i reati societari e fiscali, ad onta della sua giovane età; ma va rammentato che il legale di Federico Palomba, di cui il padre di Ciotti era capo di gabinetto, era Michele Schirò, indirettamente legato a De Angelis per ospitare in studio il di lui fratello Luca.

A detta anche di personaggi legati al PDS, i criteri di valutazione adottati da Ciotti apparvero assolutamente arbitrari, tali da prestare il fianco, quanto meno, a credere a una non completa serenità degli inquirenti nel valutare la posizione di Cellino.
In Tribunale, il procedimento fu alla fine notevolmente ridimensionato. Trasferitosi a Tempio Valerio Cicalò, subentrò quale PM Paolo De Angelis, che propose a Massimo Cellino – che accettò – il patteggiamento della pena di un anno e quattro mesi per alcune imputazioni minori, derubricando l’accusa di associazione a delinquere.
Da ultimo, Massimo Cellino è stato ulteriormente condannato per falso in bilancio nell’ambito di un procedimento connesso a quello di cui si è detto, scaturito da stime operate dal solito Alessandro Ciotti; va detto che, nell’ambito di questo procedimento, il PM Cicalò ha cercato vanamente, inseguendo dei fantasmi, di rintracciare inesistenti fondi neri in Svizzera dell’imprenditore.