13 12 2002 - IL “CASO CAGLIARI” DEVE APPRODARE IN PARLAMENTO!

Si sa da tempo che la giustizia è ormai una sgangherata macchina allo sfascio, che la maggior parte dei processi penali va in prescrizione, che la giustizia civile è tanto lenta da dare a molti di quelli che vi ricorrono il tempo di passare a miglior vita prima di ottenere sentenza, che i tribunali sono soggiogati dalle prevaricazioni di PM arroganti e dall’atteggiamento di totale non collaborazione di molti avvocati in malafede che pensano solo ai comodacci loro infischiandosene del cliente … è così in tutta Italia, credeteci.
Esiste però una minoranza, temiamo sempre più sparuta, di magistrati coscenziosi che ogni giorno lavorano sodo e in silenzio, senza i riflettori della stampa, nel tentativo di dare a questa sgangherata macchina, che non potrebbe essere raddrizzata appieno se non con radicali riforme, una parvenza di funzionamento.

Tuttavia, a Cagliari, non si salvano neppure le apparenze, e non solo su problemi come quello delle incompatibilità parentali diffuse a macchia d’olio o dei tanti abusi d’ufficio sospetti o conclamati da parte di magistrati, su cui gli inquilini del Palazzaccio di piazza Repubblica dormono sonni beati, in compagnia della loro cattiva coscienza, rinfrancati dal colluso silenzio de L’UNIONE SARDA e dall’aperta tifoseria de LA NUOVA SARDEGNA di Mauro “James” Lissia e soci, ma anche su quelli riguardanti l’ordinario funzionamento della macchina della giustizia, nonostante ci siano dirigenti degli uffici, come il Presidente del Tribunale Antonio Porcella e per certi versi lo stesso procuratore Carlo Piana, coscienziosi nel tentare di evitare certe sconcerie.
Per andare sul pratico, prendiamo la giustizia civile: tolti giudici come Giangiacomo Pisotti (il cui operato nel caso del 2409 contro Grauso non cancella la sua preparazione), Vincenzo Amato (per cui vale lo stesso discorso) e pochi altri, il resto è il deserto totale, quanto a preparazione ed efficienza, e il malcontento tra gli avvocati, costretti a fronteggiare giudizi che diventano sempre più vere e proprie ordalie e a non sapere con che faccia dirlo ai clienti, è sempre più palpabile; e non ci stupiamo, perché è specialmente nella sezione civile del Tribunale che, a quanto pare, prosperano le nicchie dei nullafacenti, tanto che, a quanto si dice, il presidente Porcella fu costretto a minacciare le dimissioni per far valere il proprio intendimento di far mettere il culo sulla sedia a una giudice che stava lì a non far niente, a difendere la quale erano assurdamente insorti il marito, anche lui magistrato del Palazzaccio (ahi ahi ahi, le incompatibilità…) e diversi colleghi, forse contenti di contribuire con le loro tasse a mantenere una mangiapane a tradimento.
Nella giustizia penale forse non va così male, i giudici, salvo alcuni che andrebbero spediti di gran carriera a pascolare le pecore, sono in generale sufficientemente preparati (pur restando molto al disotto della media dei magistrati italiani) e coscienziosi; va malissimo, tuttavia, quanto a rispettare il principio di parità di accusa e difesa, con collegi penali per cui sono abituali gli inciuci nei corridoi o, peggio, nella camera di consiglio, coi PM, e che non fanno nulla per nascondere quanto siano smaccatamente a favore di questi ultimi, castrando sistematicamente l’istruttoria quando la difesa chiede nuove prove e inventandosene di tutti i colori in motivazione di sentenza per giustificare pronunce di condanna spesso quanto meno traballanti; generalmente provvede la Corte d’Appello a spazzare via le sentenze-spazzatura, ma non sempre questo accade, dato che non mancano certo anche nell’istanza superiore i giudici alla Fiorella Pilato, i giudici smaccatamente colpevolisti.
Vi è però una faccia opposta dell’inadeguatezza della giustizia penale, ed è quella delle troppe prescrizioni, spesso quanto meno sospette, che riguardano non solo i tantissimi, inutili processini per reati minori di cui sono intasati i giudici monocratici (che nostalgia dei vecchi pretori …), ma anche molti reati fallimentari e contro la pubblica amministrazione, potremmo citare rispettivamente il processo a carico del ben noto Flavio Carboni, già socio de LA NUOVA SARDEGNA, per il crack di TUTTOQUOTIDIANO (P.M. De Angelis) e quello a carico dell’imprenditore Pierantonio Raga e dell’ex assessore socialista di Carbonia Tore Figus per le mazzette sul palazzo “Francesca” (P.M. ancora De Angelis), ambedue prescritti in appello, il primo portato in dibattimento di primo grado a quasi vent’anni dai fatti, il secondo fissato dalla Corte d’Appello a distanza di ben cinque anni dalla sentenza (di condanna) di primo grado.
Vogliamo poi parlare della gestione dei pentiti del narcotraffico, dove, lasciando perdere l’operato dei PM responsabili, al fenomeno per cui i pentiti erano sospettamente (date le possibilità di inquinamenti probatori) tutelati da pochissimi avvocati, sempre gli stessi, si è sostituito quello degli avvocati procacciatori di pentiti, squallidi professionisti che svolgono per il PM una vera e propria campagna acquisti di falsi pentiti, con risvolti e retroscena assolutamente irriferibili? Oppure del Tribunale dei Minorenni, coi suoi superficiali provvedimenti di sequestro legale di bambini alle famiglie che non risolvono alcun problema e spesso causano anzi tragedie, come quella di Roberta Liscia? O del Tribunale di Sorveglianza, un tempo organo serio ed equilibrato che, a detta di un autorevole avvocato, si è trasformato, sotto la presidenza del “compagno” Leonardo Bonsignore, in un “tribunale di guerra” scatenato nel negare senza apparenti ragioni permessi premio, affidamenti in prova, perfino riabilitazioni?
Lasciamo pure perdere la Procura, su cui da tempo diciamo di tutto di più (a proposito, dottor Piana: ha provveduto a segnalare al C.S.M. la permanenza ultradecennale di Marchetti e De Angelis?), emerge comunque che, anche a prescindere dalle vicende più eclatanti, dal “caso Unione Sarda” alla vicenda Melis-Lombardini, alle vessazioni arroganti contro magistrati dissenzienti, un potenziale “libro nero” della giustizia a Cagliari conterrebbe, per citare tutti i casi di inefficienze e di malcostume, più pagine della sentenza di primo grado del processo Andreotti (ci pare fossero intorno alle 5.400), e legittimerebbe, da solo, l’adozione da parte di chi di dovere di severi provvedimenti … e ci chiediamo come facciano le servizievoli cancellerie a imboscare certe magagne quando arrivano gli ispettori ministeriali, considerata la loro pignoleria.
Il caso Cagliari dovrebbe essere aperto nella sede più autorevole e appropriata, quella del Parlamento … si, ma chi può aprirlo, almeno tra i parlamentari sardi, se escludiamo chi, come ad esempio il pur bravo sottosegretario Salvatore Cicu o il deludente (sul piano umano: dal punto di vista politico potrà anche essere un’altra cosa, e da quello professionale è sicuramente uno dei migliori) senatore Mariano Delogu, svolge la professione di avvocato e non può perciò contrapporsi troppo al Palazzaccio?
Ricordiamo però che, a suo tempo, l’onorevole Gianfranco Anedda, sebbene anche lui autorevole avvocato del Foro di Cagliari, assunse posizioni coraggiose, decise e chiare sulla vicenda Lombardini, e che l’onorevole Giampaolo Nuvoli di Forza Italia, che ha fatto ritorno alla Camera in questa legislatura (e la cosa ci fa molto piacere), ebbe il coraggio, da sindaco di Ardara, di intitolare una piazza dell’antica capitale del Giudicato di Torres a Luigi Lombardini, fronteggiando la scontata querela di Caselli e compagni; se almeno loro sono rimasti persone coerenti, dovrebbero portare in Parlamento il grido di dolore che ormai sale all’unisono da tutta la città rispetto a come viene gestita la giustizia, e sollecitare l’adozione di provvedimenti conseguenti.
Attendiamo fiduciosi, dovendo però richiamare l’attenzione dei parlamentari, sardi e non solo, eletti nella Casa delle Libertà, e specialmente per Forza Italia e per Alleanza Nazionale, su un dato di fatto: sulla giustizia avete ottenuto la spinta decisiva degli elettori per non far prevalere il centrosinistra, e se non siete coerenti coi vostri proponimenti, tutto potrebbe finire per ritorcervisi contro. I DS da un lato, i neo democristani della UDC dall’altro, sono in netta ascesa nelle intenzioni di voto, e sapete bene come potrebbe andare a finire.
Quindi, onorevoli e senatori, per dirla sbrigativamente, alla cagliaritana: scideisindi ‘e su sonnu!!!