A Cagliari non c’è un’impresa delle dimensioni della Parmalat, ma le truffe e i falsi in bilancio, a quanto pare, ci sono in abbondanza, e non si fermano certo alle vicende legate alla promotrice finanziaria Gabriella Ranno, che hanno visto cadere nell’inchiesta della Procura di Cagliari grossi nomi, come quello di Andrea Pirastu.
Numerose imprese, di piccola, media e grande dimensione, comprese talune imprese editoriali, avrebbero praticato per anni la tecnica del falso in bilancio e sul modello Tanzi – almeno per quel che pensano i magistrati di Milano e Parma – dello svuotamento delle risorse delle imprese, poche spa e moltissime srl, a beneficio dei propri patrimoni personali, delle auto di lusso, dei viaggi intercontinentali, delle tante arie della Cagliari bene; a tempo debito ci sarà il fallimento e magari la bancarotta fraudolenta, ma intanto finché funziona funziona, e tanto non c’è nulla da temere dalla Procura cagliaritana che per bancarotta fraudolenta non ha mai messo dentro nessuno, specie perché molti degli arrestandi sarebbero amici e commensali abituali di magistrati.
Il tutto, ovviamente, con la complicità tutt’altro che disinteressata di avvocati, notai e commercialisti; se poteste leggere la VERA documentazione sui VERI bilanci di tanti imprenditori che si fanno tanto belli, ci sarebbe da ridere a crepapelle, se non ci fosse da piangere per la prevedibile sorte dei loro dipendenti.
Ma, e qui viene il bello, parrebbe che alcuni, anzi non pochi, di questi imprenditori, anziché colmare i buchi dei loro bilanci con la tecnica del falso spudorato stile Parmalat, abbiano invece rimpinguato gli stessi con soldi veri, ma di origine assai dubbia, in parole povere denaro sporco, provento di traffico di droga, di sequestri di persona, forse addirittura di traffico d’armi (quello a cui è forse legato il mistero dell’elicottero della Guardia di Finanza abbattuto quasi dieci anni fa sul quale da anni e anni il dottor Guido Pani cerca faticosamente di scoprire la verità), utilizzato per cospicui investimenti immobiliari e transitato attraverso i poco vigili occhi di tanti direttori di banca.
Nomi? Non se ne possono fare, salvo qualche sospetto, pare che la verità su queste vicende stia scritta nei famosi documenti segreti di Luigi Lombardini, misteriosamente spariti in coincidenza col suo suicidio l’11 agosto del 1998, forse portati all’estero, più probabilmente nascosti in un sito segreto in Sardegna, e che prima o poi ricompariranno nelle mani del SISDE (che è stato informato sulla esatta ubicazione del luogo suddetto e che, forse, è già in possesso del materiale) o di qualche ricattatore, speriamo di no.
Ciò che è inquietante è che questi riciclatori di denaro sporco sarebbero quasi tutti amici di potenti magistrati cagliaritani, e in particolare uno di questi, tempo addietro, avrebbe beneficato un pubblico ministero con l’uso gratuito di una villetta, valore d’affitto non meno di 10 milioni di vecchie lire al mese, in uno dei più pregiati siti turistici della Sardegna meridionale; c’è ancora bisogno di domandarsi perché a Cagliari non si faccia alcuna inchiesta su denaro sospetto, truffe e falsi in bilancio se non quando c’è da rompere le scatole a Grauso o quando l’evidenza è incancellabile, perché non esistano le misure di prevenzione, e tante altre cose?
Qualcuno dovrebbe pensarci, pur detestandolo non molto cordialmente contavamo che ci pensasse a suo tempo Giancarlo Caselli, che a un certo orecchio ci sente, ma evidentemente chi ha fermato Lombardini, che voleva dire tutto ciò che sapeva, aveva in pugno anche lui, o qualche altro magistrato che Caselli doveva tutelare; recentemente un uccellino ci ha sussurrato nell’orecchio una strana frase, secondo cui un alto magistrato cagliaritano avrebbe “ucciso” Lombardini per “uno smoking in saldo”, lo sappiamo, la frase è molto confusa e anche noi non ci abbiamo capito niente, ma forse è colpa del vento che deforma il flebile cinguettio degli uccellini e si porta via i verba volant dei maledetti faccendieri e di certa magistratura che li protegge.
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