Forse le sue responsabilità dirette sono ridotte all’osso nel totale fallimento delle indagini di Mura, Ganassi, Pagliei e altri sul caso Melis, sta di fatto che probabilmente la clamorosa sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre scorso incentiverà ancor di più il dottor Piana, procuratore distrettuale, nei suoi intendimenti, esternati da tempo nel “giro” degli addetti ai lavori, di abbandonare anzitempo la guida di questa turbolenta Procura distrettuale che, piena di pasticcioni e di gente avventata com’è, ha compromesso grandemente la sua immagine di magistrato di assoluta autorevolezza e di incondizionata unanime stima, per il solo fatto di guidarla, essendo riuscito forse, da ultimo, nell’evitare che i suoi sostituti facessero troppe fesserie, ma non riuscendo mai a controllare appieno la situazione.
Sfumata l’ipotesi Milano, di una candidatura alla locale Procura al posto del pensionato Gerardo D’Ambrosio, dato che il procuratore pare non abbia intenzione di spostarsi dalla Sardegna, rimane l’ipotesi primaria che Piana intenda salire, o meglio scendere, al secondo piano del Palazzaccio, sulla poltrona di Procuratore generale, e tuttavia ciò richiede che sia primariamente promosso l’attuale Procuratore generale Vittorio Antonini, che però ha proposto la propria candidatura alla Procura generale di Roma senza grosse chances di spuntarla, vedendosi sbarrata la strada da un candidato potente quale l’attuale procuratore capo della capitale Salvatore Vecchione.
Diventa quindi difficile, per Piana, l’opzione Caselli, ossia il tentativo di sfilarsi via dalla Procura quando sta per piovere a dirotto, come l’astuto magistrato piemontese fece con la Procura di Palermo dopo il caso Lombardini e prima dell’assoluzione di Andreotti, sennonché Caselli aveva dalla sua parte un ministro comunista, Diliberto, che lo chiamò a dirigere il DAP, mentre Piana, orientato a sinistra ma non privo di autorevoli amicizie a destra, non pare riuscirebbe a conquistarsi in analoga maniera le simpatie del petroso ministro leghista Roberto Castelli.
Forse che il procuratore, quindi, ripenserà all’opzione Milano, città dove mantiene da tempo consolidati rapporti? In fondo le figure di grandi magistrati, in Italia, stanno tramontando, e l’ultimo di loro in cerca di una collocazione, Giancarlo Caselli, è tornato a casa sua, a Torino, alla Procura Generale. Ma forse ci sarebbe uno spiraglio anche per Napoli, dove il procuratore Agostino Cordova rischia il trasferimento per incompatibilità ambientale e una persona come il dottor Piana sarebbe l’ideale per riportare la tranquillità nella turbolenta Procura partenopea.
Una cosa è certa, che il dottor Piana, se volesse restare ad oltranza a dirigere la Procura di Cagliari fino ai 75 anni di età, prima che far danno a terzi farebbe male a sé stesso, visto che, essendo un magistrato “democratico” e non avendo certo la tempra di Luigi Lombardini, ne perde la sua immagine nel capeggiare, in certa misura solo di nome, una Procura piena di “senatori” intoccabili di ultradecennale permamenza che vogliono continuare a fare quello che vogliono, incuranti del danno che le loro menate arrecano all’immagine della giustizia a Cagliari. Pensiamo che anche per lui i vertici della magistratura debbano impegnarsi nel trovare una collocazione prestigiosa e adeguata, come hanno fatto proprio con Caselli che, in termini di rapporto tra mezzi impiegati e risultati ottenuti, è stato dieci volte peggio del magistrato maddalenino.
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