Graziano MESINA

Storica <<primula rossa>> del banditismo sardo e orgolese in particolare, nel luglio 1992 era stato da poco ammesso al beneficio della liberazione condizionale, quando, sulla base di non meglio precisate <<pressioni dall’alto>>, ottiene un lungo permesso premio a Orgosolo, con l’espresso incarico di cercare di conseguire la liberazione di Farouk Kassam, rapito in Costa Smeralda.
Mesina svolse il suo incarico intrattenendo contatti diretti per un verso con persone vicine ai banditi, per altro verso col giornalista RAI Pino Scaccia: Luigi Lombardini, secondo quanto tramanda in un suo memoriale postumo, tende tuttavia a svalutare il suo operato, affermando che il ruolo di Mesina si sarebbe limitato all’avvisare Pino Scaccia tempestivamente, via telefonino, dell’avvenuta liberazione di Farouk, affinché Scaccia desse immediatamente la notizia su RAI UNO, <<bruciando>> ogni eventuale tentativo di Mauro Mura, di Antonello Pagliei e di tutti gli inquirenti di catturare gli emissari facendoli <<passare>> per banditi.

Secondo le confidenze di un agente del SISDE, Mesina avrebbe ottenuto dallo Stato, per il suo interessamento al caso Farouk, una cospicua ricompensa in denaro; subirà tuttavia una ben nota <<vendetta>> consistita nell’inspiegabile rinvenimento nella sua casa di S. Marzanotto d’Asti di armi, mai periziate dattiloscopicamente, episodio al quale Mesina si è sempre professato estraneo.
Dopo questo episodio, Mesina si è chiuso in sé stesso, e non ha neppure partecipato al recente processo, a Nuoro, per favoreggiamento [è stato condannato dal Giudice monocratico alla pena di un anno e due mesi di reclusione].