Questo appena trascorso è stato un weekend particolare per Graziano Mesina che ha fatto da guida turistica per una delegazione di “ambasciatori” del Medio Oriente giunti a Orgosolo illustrando loro le bellezze del paese e della natura circostante, condendo il tutto con succosi racconti delle sue “imprese” e, in particolare, delle sue innumerevoli evasioni.
Nonostante il paese del Supramonte sia da tempo una comunità laboriosa e attiva, apertissima al turismo e dove nessuno pensa più lontanamente ai sequestri di persona, è ancora vivo il mito del “paese dei banditi” alimentato anche da certi film, e ancora vivo è quello del “bandito Mesina”, una fama che per Grazianeddu è forse immeritata in un certo senso, non essendo lui, personaggio che ha commesso i suoi crimini ma che ha sempre avuto un codice d’onore scolpito nel cuore, minimamente paragonabile ai banditacci dei tempi recenti che tagliavano le orecchie a bambini e vecchi, ma che Grazianeddu sa portare con ironia e sarcasmo.
E’ un appuntamento a cui Mesina è forse giunto in ritardo di otto anni sulla storia: se nel 1993, un anno dopo il suo impegno per la risoluzione del truce rapimento di Farouk Kassam, non fossero “miracolosamente” spuntate delle armi a casa sua, ad Asti, Grazianeddu nel 1997 avrebbe ottenuto la libertà definitiva, ma forse, nonostante l’opinione pubblica e anche larga parte della stampa gli sia sempre stata favorevole, non sarebbe stato così benvoluto come oggi, oggi che quel grandissimo presidente che è Carlo Azeglio Ciampi, accordandogli una grazia da tempo richiesta a gran voce, ha messo il “re” che lo pretendeva trafficante d’armi o addirittura di droga (accuse infamanti, queste ultime, da cui è uscito assolto, certo non rese più credibili da certe sparate fatte da taluni) dinanzi alla sua imbarazzante e davvero pornografica nudità.
Mesina è l’immagine vivente del concetto democratico per cui, contro ogni rigorismo draconiano della legge cosiddetta “ex Cirielli” (di cui si parla molto per le prescrizioni accelerate dei reati gravi, di meno per le restrizioni dei benefici penitenziari che introduce), davvero la pena può tendere alla rieducazione del reo e farne un uomo con un ruolo positivo nella società civile, questo ha compreso il presidente Ciampi, applicando coi propri poteri quel concetto, che era un caposaldo del modus agendi di Luigi Lombardini, per cui, una volta svolte le indagini e catturato il reo, “il conto è saldato”, ed è inopinato allungare il brodo oltremisura.
Non casualmente, in occasione di un’intervista resa a “La Nuova Sardegna”, lo stesso Mesina ha raccontato dell’impegno di Lombardini, il mastino Lombardini che secondo taluni avrebbe scritto “romanzi” per incarcerare degli innocenti, per attivare una revisione processuale e scagionarlo da delitti che lui, il “re del Supramonte”, non aveva mai commesso, a dimostrazione di un’umiltà che la giustizia dovrebbe sempre avere per essere tale, e per essere tale nella grandezza.
Chissà, se la storia avesse preso una piega diversa, forse oggi il “bandito” Mesina e il “giudice-sceriffo” Lombardini, che iniziò a occuparsi di sequestri appena dopo la prima storica cattura di Grazianeddu, potrebbero loro, allegramente, passeggiare nel Supramonte e sghignazzare a vicenda sulle loro reciproche “imprese”, così diverse ma rette in fondo da un codice d’onore così speculare.
Ci piace oggi pensare che almeno Grazianeddu, ora, può girare liberamente per i luoghi della sua gioventù senza più macchia: Dio ci conservi per tanti anni ancora quel grandissimo presidente, uomo di enorme sensibilità democratica e scevro da ogni ipocrisia, che è Carlo Azeglio Ciampi!!!
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