Esaminando più analiticamente i dati di queste elezioni regionali, per quanto consentono i risultati dello spoglio che giungono con lentezza indiana, emerge un dato chiaro, ossia che Renato Soru, col suo netto 50 per cento di preferenze quale governatore, vale cinque punti in più della coalizione di centrosinistra, ferma al 45 per cento, mentre Mauro Pili, bloccato sul 40 per cento, vale quattro punti in meno del centrodestra, attestato al 44 per cento.
Significa, forse, che molti elettori, facendo uso della facoltà del “voto disgiunto”, pur esprimendo un voto di centrodestra hanno inteso premiare Soru in quanto ritenuto più capace di Pili? Noi non crediamo, una simile valutazione sarebbe ingiuriosa per il valore politico e umano di Mauro che è uno che vale molto di più della sua coalizione, anche se è possibile che quella parte dell’elettorato di centrodestra più sensibile a quelle istanze di cambiamento più trasversali e avvertite da tutti abbia inteso premiare Soru presidente ad onta dell’evidente conservatorismo del centrodestra rispetto a una vicenda governativa, quella della legislatura appena morta, tutt’altro che encomiabile.
Ma vi è un altro aspetto da considerare che è quello della tendenza all’astensionismo molto diffusa anche nell’elettorato di sinistra che, se ha trovato specie per gli elettori DS un palliativo nella presenza di un candidato convincente come Soru, non lo ha parimenti trovato nelle discutibili, spesso orripilanti liste presentate nelle circoscrizioni provinciali dai partiti della coalizione Sardegna Insieme, vedasi la lista dei DS della circoscrizione di Cagliari, praticamente ridotta a un gineceo di donne sconosciute e di dubitabili capacità politiche più una schiera di candidati di Legacoop o vicini a Emanuele Sanna.
L’elettore di sinistra che non sia fortemente motivato da scelte più radicali, come quelle che hanno indotto in Sardegna a tributare un clamoroso successo a Rifondazione Comunista, ma anche ai Comunisti Italiani di Diliberto, oggi non è più preso per mano dai vecchi elefantiaci apparati del vecchio PCI, è disincantato e se non vede qualcosa di nuovo o qualcosa di valido, la capatina al seggio neppure la fa, se ne va al mare: stavolta non è azzardato ritenere che molti ex elettori DS, che altrimenti si sarebbero astenuti, si siano recati alle urne solo per tributare il proprio sostegno a Renato Soru, ma si siano guardati bene dal votare il loro vecchio partito, specie se incarnato nelle persone dei candidati dalla sua anima più clientelare e compromessa con la vecchia politica e con inciuci, fortemente disapprovati dalla base, con certi magistrati a lungo visti dai “compagni” come intemerati fascisti ed oggi miracolosamente diventati anch’essi “compagni”.
E infatti, nella provincia di Cagliari che è quella che ci interessa da vicino, i DS ottengono un risultato miserrimo, poco più del 10 per cento, superati in provincia, oltre che da Forza Italia, anche da UDC e Margherita, mentre Progetto Sardegna, la lista di Renato Soru animata da molti ex militanti diessini, ottiene un successo straordinario superando l’8 per cento, tutti comunque voti già di per sé sottratti alla Quercia.
Si intuisce quindi il perché i vertici DS, pur odiando neppure troppo cordialmente Renato Soru, in quanto qualunquista poco incline a compromessi con la partitocrazia, in quanto imprenditore, in quanto sospetto di vicinanza all’Opus Dei e in quanto amico di Nicola Grauso, hanno scelto di appoggiare il grande imprenditore di Sanluri quale candidato governatore, non cessando peraltro di malcelare la loro ostilità(sono paradigmatici certi biliosi interventi di Andrea Raggio sul sito dei DS cagliaritani): i DS, di per sé sconfitti dalla storia, ben più di Rifondazione, come partito antistorico di ostacolo alla costruzione di una vera formazione socialista europea in Italia, destinati comunque alla sconfitta per la disaffezione della base per le tendenze oligarchiche e clientelari dei vertici e per la fuga già consacrata di gran parte dei militanti e dei quadri più validi verso Soru, potevano solo scegliere tra una sconfitta camuffata da vittoria, come quella che si è verificata, e una sconfitta di proporzioni tali da far rischiare al partito della Quercia addirittura l’estinzione in Sardegna, riducendolo a livelli palermitani o catanesi.
In conclusione, se Renato Soru può a pieno titolo e con pieno merito cantare vittoria, i DS devono solo continuare a piangere, che ne hanno ben donde, probabilmente due o tre esponenti di Legacoop, di quelli che tanto amavano fare affari con Sergio Zuncheddu – altro personaggio che deve iniziare a fare le valigie – verranno pure eletti, ma non saranno in alcun modo determinanti per reggere le sorti del governo regionale, anche perché sia Soru che Pili, che lo ha fatto capire con chiarezza nel suo messaggio di complimenti al leader di Sardegna Insieme, sono ben consapevoli che un progetto di vero e radicale rinnovamento della politica e della società sarde potrà e forse dovrà anche passare per la collaborazione con le forze più sane e più fattive del centrodestra, tra le quali al primo posto viene, di sicuro, proprio Mauro Pili, ma anche tanti esponenti onesti ed alieni ai comitati d’affari delle forze politiche dell’ormai ex maggioranza.
In ogni caso, un ciclo è finito, i DS hanno definitivamente perso la loro centralità sia nell’ambito della politica regionale sarda in generale, sia nel contesto di un centrosinistra sempre più variegato e pluralista, e facendosi sorpassare “a sinistra” perfino da Gian Mario Selis e Federico Palomba, hanno solo ritardato, non certo arrestato, il processo di loro estinzione e marginalizzazione; gli elettori hanno presentato il conto, e ora gli Emanuele Sanna, gli Andrea Raggio, i Renato Cugini lo devono pagare tutto, senza dilazioni e sconti.
| Pagina statica (salvata sul sito originale) |