Abbiamo notato che in molti giungono su questo sito dopo aver fatto una ricerca, perlopiù su Google, per saperne di più sugli stipendi dei magistrati.
Per quel che ne sappiamo, e con beneficio d’inventario (magari si collegherà qualche magistrato che potrà smentirci), dovrebbero essere più o meno così: per gli uditori giudiziari, il primissimo gradino della carriera, stipendio iniziale tra i 1600 e i 1700 euro mensili, per i magistrati di tribunale, dopo circa tre-quattro anni di servizio, intorno ai 3000 euro mensili, per i massimi gradi della magistratura, ossia i presidenti di sezione della Cassazione, e per presidenti di Corte di Appello, presidenti di Tribunale, procuratori della Repubblica, purché di notevole anzianità, lo stipendio è equiparato a quello dei parlamentari, vale a dire intorno ai 7000-8000 euro mensili.
In buona sostanza, gli stipendi della bassa fascia della magistratura non sono dissimili, e anzi sono spesso inferiori, da quelli della dirigenza pubblica, mentre quelli della fascia alta sono decisamente buoni, ma comunque notevolmente inferiori a quelli della dirigenza privata di alto livello, considerato che si tratta di magistrati con ruoli direttivi che dovrebbero possedere, o darsi, capacità di tipo manageriale.
Qualcuno dirà che è anche troppo, perché “i magistrati non fanno niente”: non è vero, perché come in ogni settore dell’amministrazione pubblica, a magistrati che effettivamente si grattano ne corrispondono tanti altri che si ammazzano di lavoro sacrificando completamente la vita privata alle esigenze dell’ufficio (e spesso dovendo pure fare una vita blindata da scorte e simili), e in ogni caso la farraginosità dei riti processuali, oggi sempre più condizionati dallo strapotere di parte a discapito della discrezione del giudice, l’incredibile tasso di criminalità e l’enorme litigiosità degli italiani concorrono a ingolfare i tribunali, a fronte di una cronica inadeguatezza di organici e strutture.
Pane al pane e vino al vino quindi: i magistrati spesso sbagliano, ma non sono quegli enormi privilegiati che talora si crede, e lavorano sovente (ma non a Cagliari) in condizioni ai limiti dell’impossibile; molti di essi sono cialtroni che farebbero meglio ad andare a zappare, ma molti altri sono fini giuristi e grandi lavoratori che avrebbero potuto conseguire ben altri guadagni, e talora ben altro prestigio, facendo gli avvocati.
Ne tenga conto Castelli, se davvero ci tiene a che la riforma dell’ordinamento giudiziario sia recepita come un miglioramento, e non come uno schiaffo alla magistratura: prima che i migliori si rompano le scatole, si chiedano “ma chi me lo fa fare”, passino a fare altro e la magistratura diventi solamente uno dei tanti ripieghi italiani alla disoccupazione, con conseguenti dequalificazione, demotivazione, incremento della lentocrazia e della malagiustizia.
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