In queste giornate poco allegre dominate dalla notizia della morte di Gianni Agnelli, giungono ogni giorno a tamburo battente, veicolate soprattutto da giornali vicini alla maggioranza di governo – come IL GIORNALE del fratello del premier – e in particolare al ministro Castelli – come LA PADANIA, giornale appunto “padano” al quale per assurdo il sardo-napoletano Nichi Grauso deve rivolgersi per render note le proprie opinioni – voci e notizie circa l’intrapresa, da parte del ministro della giustizia, di sempre più numerose azioni disciplinari contro magistrati di vari distretti e circondari, responsabili dei più variegati comportamenti antidoverosi, dalle aperte interferenze in funzione favorevole alle sinistre, come nel caso del procuratore di Perugia Nicola Miriano, all’incuria nella trattazione dei processi, come, pare, per il sostituto procuratore di Varese Abate.
Ben vengano questi controlli più stringenti sull’operosità e sul rispetto delle più elementari regole deontologiche da parte dei magistrati, che fino a poco tempo fa, data la sinergia tra vertici giudiziari tutti amici delle sinistre, ministri della giustizia di sinistra che non facevano il proprio dovere e un Consiglio Superiore della Magistratura (quello dove un consigliere, il dottor Claudio Viazzi, si vantava apertamente di essere “del partito del ministro” che allora era il comunista all’amatriciana Diliberto) il più politicizzato (ovviamente a sinistra) della sua storia, erano del tutto omessi o erano mera finzione, tipo le iniziative avviate a suo tempo dal ministro Flick contro il PM combattente di Milano Francesco Greco, che aveva detto che il governo Prodi era peggio di quelli di Craxi, giusto per non far pensare che i signori del governo erano tutti babbei e poi naturalmente finite nel nulla.
Se possiamo fare un rilievo, tuttavia, è quanto al fatto che il ministro Castelli, nel selezionare le situazioni da monitorare al riguardo, pare essersi concentrato troppo sul suo elettorato, ossia sulla “Padania”, in particolare, a parte la nota questione dei fratelli Galizzi di Bergamo che ha riportato alla ribalta nazionale il problema delle incompatibilità parentali dei magistrati, nelle ispezioni agli uffici giudiziari di Varese e di Alessandria.
Anche la Sardegna, anche Cagliari, meritano la sua meticolosa attenzione, ministro Castelli.
Solo per menzionare una sfumatura, a parte la questione, che abbiamo affrontato fino alla noia, delle incompatibilità parentali del Palazzaccio di piazza Repubblica, a parte i misteri e le porcherie del caso UNIONE SARDA e del caso Melis-Lombardini su cui sarebbe ora, finalmente, di vederci chiaro, non pensiamo che gli uffici giudiziari locali siano immuni dalla piaga dei PM che, in spregio al precetto costituzionale, peraltro inattuabile fin quando ogni PM avrà diecimila fascicoli, dell’obbligatorietà dell’azione penale, si scelgono ad arbitrio i fascicoli da trattare, mandandone moltissimi verso la prescrizione o l’irredimibile archiviazione per mancanza di indagini serie.
Ricordiamo che a Sassari pare sia successa una cosa incredibile, alla base della insorta necessità per il PM Gaetano Cau, che nel 1995 accusò gratuitamente Luigi Lombardini di cose che non aveva mai commesso, di cambiare funzioni passando alla sezione civile del tribunale: il procuratore capo Giuseppe Porqueddu, magistrato rigoroso e che non faceva finta di non vedere (dottor Piana, forse dovrebbe prendere esempio …) contestò a Cau l’esorbitante numero di fascicoli sbattuti in un cassetto senza alcuna indagine, e Cau, a quanto si dice, avrebbe avuto l’ardire di rispondere che egli, deliberatamente, trattava solo i casi eclatanti che l’avrebbero fatto finire sui giornali, dacché l’inevitabile determinazione del procuratore capo di sollecitare l’azione disciplinare nei confronti del suo stupefacente sostituto procuratore.
Come sempre Cau non è il primo né l’ultimo, e in particolare a noi sembra che a Cagliari vi sia da prestare attenzione a certi procedimenti, in special modo quelli delle “tangenti rosse” a Carbonia, ma anche altri per reati fallimentari ed evasione fiscale, sistematicamente finiti in prescrizione o istruiti de mala gratzia quasi a prefigurare l’archiviazione o, male che vada, l’assoluzione in dibattimento, laddove, tra le altre malignità, si dice che nei collegi penali del Tribunale di Cagliari vi siano giudici ai quali, quando arrivano processi per reati tributari, gli occhi sperluccicano per la gioia di poter assolvere o condannare a pene risibili gli evasori, anche per evasioni di miliardi di vecchie lire.
Signor ministro, non pensa sia ora di vederci chiaro in tutte queste cose?
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