24 04 2004 - GIORNALISMO CORTIGIANO E POTERI OCCULTI

Poco più di una settimana fa, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha confermato la decisione, adottata circa due anni fa dall’Ordine di Palermo e in prima istanza annullata per vizi di procedura, di radiare dall’albo dei giornalisti professionisti Antonangelo Liori, direttore de L’UNIONE SARDA negli anni caldi 1996-1999, oggi direttore del quotidiano “Sardigna.com” e recentemente ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali.
Tale determinazione nei confronti di Liori, gratificato, oltre che da qualche processo per reati comuni, da oltre 110 procedimenti per diffamazione su querele di magistrati, politici e colleghi giornalisti, è stata principalmente cagionata dalle decine di sinceri e polemici editoriali che egli dovette redigere, in quel periodo, per controbattere con l’unica arma di cui si disponeva, la libera manifestazione del pensiero, a un vero e proprio superpotere di politici (perlopiù di sinistra) intriganti, clientelari e spesso corrotti, magistrati poco omologati ai sacri precetti costituzionali di indipendenza e imparzialità e giornalisti – concorrenti, ma soprattutto della stessa UNIONE SARDA – in servizio permanente effettivo quali fiancheggiatori dei suddetti politici e magistrati e, talora, quali confidenti di polizia e Procura, il cui fine non sembrava quello di fare con onestà e correttezza, al meglio, il proprio mestiere, quanto quello di schiacciare chiunque dissentisse, chiunque minasse questi assetti di potere, laddove, oltre a pochi magistrati coraggiosi e davvero indipendenti, nell’occhio del ciclone stava ovviamente Nicola Grauso, e con lui Liori che ne dirigeva il quotidiano.

Dei politici DS che hanno fatto parte di questo coacervo vi è poco da aggiungere, idem per quanto riguarda i magistrati, laddove ci pare che la scoperta della partecipazione del procuratore del 2409, Carlo Piana, e del presidente del tribunale che ha deliberato il 2409 stesso, Antonio Porcella, al “Comitato Scientifico” di una fondazione sicuramente politica come la “Fondazione Luca Raggio”, gestita coi suoi congiunti dal politico diessino di lungo corso Andrea Raggio, alleato di ferro di Emanuele Sanna, chiuda il cerchio rispetto a certi atroci sospetti, laddove anche la Procura di Palermo, quella di Roma, il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministro Castelli (che dovrebbe rimeditare la norma sulla legittima difesa anche per i reati di opinione), dovrebbero un attimino rifletterci e adottare gli opportuni provvedimenti.
Ma ciò che veramente fa SCHIFO, e non troviamo altra parola per definire la situazione, è stata la determinazione di tutta una classe giornalistica nell’anteporre, alla sacra difesa della libertà anche di uno che ha sempre esagerato un po’, come Liori, di esercitare il proprio diritto di parola e di critica, la difesa di uno statuto professionale indegno datosi di fatto, con una prassi deteriore, da una certa classe di giornalisti che ha negli anni anteposto al dovere di verità la libido di farsi scendiletto dei potenti di turno, agendo in sinergia coi DS e con quella parte della magistratura che meno ha saputo tenersi lontano dalla politica nel conseguire, costasse quel che costasse (magari anche, come accade ora, quello di trovare a L’UNIONE SARDA un editore come Zuncheddu che ha praticamente ridotto tutti a compulsatori di notizie di agenzia) l’obiettivo dell’estromissione di Grauso dall’arengo dell’informazione regionale, mediante azioni sleali di volta in volta consistite nel tentativo di bloccare l’attività de L’UNIONE SARDA, nel passaggio di informazioni riservate a polizia e magistratura (il che, in ogni azienda che si rispetti, provocherebbe il licenziamento del reo), nell’aperto boicottaggio (vero Ghirra?) e nell’emissione di incongrui comunicati di solidarietà a Caselli a pochi giorni dalla morte di Lombardini, nel farsi passivi portavoce delle veline rilasciate da poliziotti e magistrati.
Questa classe giornalistica, e purtroppo la valutazione vale non solo a livello cagliaritano e sardo (c’era da stupirsi che Maria Paola Masala fosse “collega” di Piana e Porcella nel “comitato scientifico” della “Fondazione Luca Raggio”?) ma anche a livello nazionale, dove torme di pennivendoli invasati non fanno altro che accanirsi contro Berlusconi e il governo con la passiva acquiescenza e talora l’aperta complicità dei loro padroni, davvero non merita le garanzie che storicamente le sono state accordate, il diritto di libera manifestazione del pensiero, il diritto di critica e via dicendo, non certo a tutela di interessi corporativi o di particolari entità di potere spesso occulte, bensì nell’interesse stesso della democrazia, della verità, fin dal tempo di Giulio Cesare, che, proprio per sottrarre ai senatori il monopolio della conoscenza degli affari di Stato e della menzogna, ordinò la pubblicazione degli atti del Senato romano negli acta diurna.
Ciò che è capitato a Liori, in fondo, non stupisce, se si pensa a cosa è capitato a un principe del giornalismo come Lino Jannuzzi, che ha rischiato la galera per via dell’accanimento di qualche ottuso o colluso magistrato e che è tanto scomodo per aver sempre scritto la verità, con una buona dose di preveggenza, sui fallimentari processi palermitani di Caselli e anche sul caso Lombardini; che anche i giornalisti siano acquiescenti, e anzi protagonisti, in questa attività di delegittimazione della libera stampa è, casomai, il sintomo che la nostra è ancora una democrazia imperfetta, anomala, malata, dove la volontà popolare significa poco e dove a dominare sono ancora i poteri occulti, che sono ben altri e ben più potenti della famigerata loggia P2 o della stessa Massoneria ufficiale, e che, alla faccia del popolo, complottano nell’ombra e colpiscono implacabilmente avendo per giunta la faccia tosta di esigere una considerazione, in punto di correttezza e autorevolezza, che non meritano affatto.