Giancarlo CASELLI

65 anni, nativo di Pinerolo vicino Torino, è sempre stato un magistrato in prima linea, dapprima nell’antiterrorismo – presso l’Ufficio Istruzione di Torino, istruì la maggior parte dei processi relativi alle BR degli anni ’70 e dei primi anni ’80 e gestì il pentimento del primo collaboratore di giustizia, Patrizio Peci – quindi, dopo una parentesi quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura e presso il Ministero, nell’antimafia, dato che nel 1992 venne nominato procuratore di Palermo al posto di Pietro Giammanco, dimessosi dopo i <<veleni>> seguiti all’assassinio di Giovanni Falcone.
Tra i candidati alla poltrona di capo della procura palermitana vi era anche Luigi Lombardini, ma la sua domanda fu ritenuta non accoglibile sulla base di valutazioni meramente formali; rimane forte il dubbio che – come denunciato anche da Lombardini – la nomina fosse stata fatta su pressione di Luciano Violante e allo scopo di imbastire i processi politici alla Democrazia Cristiana.

L’atto più clamoroso di Caselli come procuratore di Palermo, allo stato anche una clamorosa sconfitta, è infatti stato e rimane l’accusa di concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso elevata nei confronti di Giulio Andreotti; dopo anni e anni di istruttoria e di processo, Andreotti verrà clamorosamente assolto dal Tribunale di Palermo, come del resto sono state assolte tante altre persone tacciate di mafiosità dalla Procura palermitana, tra tutti il giudice Corrado Carnevale, ex presidente della I Sezione penale della Corte di Cassazione, e il Presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto.
L’11 agosto 1998, Giancarlo Caselli si trovava alla testa di una schiera di PM della sua Procura nell’interrogatorio di Luigi Lombardini, accusato di estorsione relativamente alle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, allorché Lombardini, appreso della richiesta di perquisire il suo ufficio, si barricò nello stesso e si sparò in bocca.
Le polemiche furono roventi, ma sia il Consiglio Superiore della Magistratura che l’allora Ministro della Giustizia Flick, con un’istruttoria fin troppo sommaria e frettolosa, <<assolsero>> Caselli e la sua Procura da ogni addebito.
Nel marzo 1999 Giancarlo Caselli, che in precedenza aveva sempre proclamato di non voler lasciare Palermo prima della sentenza del processo Andreotti, abbandona velocemente la Sicilia per approdare a Roma, al Ministero della Giustizia, dove il ministro comunista Oliviero Diliberto lo nomina a capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il tutto in strana coincidenza col sempre maggior sentore di una prossima sconfitta nella battaglia giudiziaria con Andreotti.
Da quando Giancarlo Caselli è approdato al DAP, l’universo carcerario, prima tutto sommato abbastanza tranquillo, si è fatto incandescente, soprattutto per il mancato accoglimento delle reiterate richieste del Papa di un atto di clemenza per i detenuti, ma anche, a quanto si mormora, per lo sguinzagliamento nelle carceri dei GOM, non meglio definite <<squadre speciali>> con funzioni di servizi segreti interni e di procacciamento di nuovi <<pentiti>>; la tensione esistente è pienamente esemplificata dal ben noto pestaggio, dell’aprile 2000, di 40 inermi detenuti del carcere sassarese di San Sebastiano, episodio sul quale vi sono forti sospetti che sia stato pianificato a livello centrale, e in ordine al quale i giudici di Sassari emisero 82 ordini di cattura.
Abbandonato il DAP per divenire uno dei magistrati di punta nella struttura europea EUROJUST, la famosa “Superprocura Europea”, Giancarlo Caselli ha recentemente fatto ritorno in Italia per assumere il prestigioso incarico di Procuratore generale di Torino, questo nonostante le memorie tempestivamente inoltrate al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e alla Presidenza della Repubblica dai familiari di Luigi Lombardini, in ordine alle responsabilità di Caselli per la nota vicenda; a conferma dello scarso discernimento di quel CSM (oggi scaduto di carica), i teoremi di Caselli sono crollati uno dietro l’altro, e si accinge a crollare anche quello sul caso Lombardini, con la recente assoluzione dell’avvocato Antonio Piras.