Un imprenditore di Genova di origine calabrese, Pino Barilà, ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Genova un maxirisarcimento di ben 4 milioni di euro per ingiusta detenzione; il Barilà, accusato di traffico di droga, scontò ben sette anni di reclusione tra custodia cautelare ed esecuzione della pena definitiva, ma dopo tanto penare era riuscito a far riconoscere, da quella stessa Corte d’Appello, la propria innocenza in sede di giudizio di revisione.
La notizia ha destato un certo clamore data l’entità del risarcimento, in rapporto a quelli consentiti dalla normativa precedente, in genere non oltre i trecento milioni di lire.
Nasce spontaneo pensare alla situazione di Zia Grazia Marine, di Antonio Maria Marini e di Pasqualino Rubanu, nonché di Andrea Nieddu, che ancora devono affrontare il giudizio in Cassazione, ma che, se questo confermasse la sentenza d’appello, risulterebbero aver scontato quasi quattro anni i primi tre, almeno tre il quarto, in custodia cautelare da innocenti.
Fatte le debite proporzioni, applicando gli stessi criteri della Corte d’Appello di Genova, in questo caso la Corte di Cagliari dovrebbe accordare complessivamente ai quattro tra i sei e i sette milioni di euro di risarcimento danni.
Chi paga? Noi, cittadini stupidi, con le tasse?
Non sarebbe più equo che qualcun altro fosse chiamato a pagare?
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