72 anni, sassarese, magistrato vecchio stampo ma dal carattere sanguigno, Francesco Pintus, dopo l’apprendistato come sostituto procuratore a Varese – città ove tuttora risiede – ha percorso la parte più significativa della propria prestigiosa carriera presso la Corte di Cassazione, ove ha lavorato a lungo nella Prima Sezione Penale quando questa era presieduta da Corrado Carnevale [poi notoriamente diffamato dalla sinistra militante come il <<giudice ammazzasentenze>> e alfine assolto dal Tribunale di Palermo da ogni accusa].
Dopo la giubilazione di Carnevale a seguito della campagna di linciaggio intrapresa nei suoi confronti dai comunisti, Pintus – che si vanta di essere uno dei pochi giudici arrivati in Cassazione dopo aver superato gli esami – sceglie di tornare nella natia Sardegna, e viene nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari.
Dopo un periodo di tranquillità, insorsero i primi problemi con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, guidata da Franco Melis, a causa di un’asserito eccesso di Pintus nell’utilizzazione del potere di avocazione, che la legge conferisce al Procuratore Generale in determinati casi di inerzia e di opportunità.
Ma la vera e propria <<guerra tra procure>> insorge con singolare simultaneità con la domanda, fatta da Francesco Pintus, di diventare Procuratore Generale a Milano, quindi con poteri di controllo sul pool Mani Pulite; non si sa se senza comunicazioni tra Cagliari e Borrelli e compagni, quasi l’intera Procura presso il Tribunale sottoscrive un esposto contro Pintus, inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, accusando il PG di vari abusi, dall’eccessivo ricorso alle archiviazioni a pretese interferenze in procedimenti giudiziari a favore di parenti. Tutte le accuse verranno successivamente dimostrate come infondate – in particolare il sostituto Paolo De Angelis, uno degli accusatori più feroci, compirà davanti al CSM un’umiliante ritrattazione – e tuttavia tanto basterà per precludere a Pintus la nomina a Milano.
Nel Palazzo di Giustizia di Cagliari si era formato un vero e proprio asse tra Francesco Pintus, un tempo magistrato di sinistra passato dall’altra parte per il suo garantismo dopo il caso Carnevale, e Luigi Lombardini; sull’altro fronte i giudici di sinistra – Magistratura Democratica – e, alleati con loro, i moderati di Unità per la Costituzione, che avevano in Carlo Piana il loro esponente più rappresentativo.
Nel 1998, dopo il suicidio di Lombardini, Pintus proromperà in varie interviste in accenti estremamente polemici nei confronti del Pool di Palermo [famosa la frase <<A Cagliari tutti apprezzavano Lombardini, ora sanno chi è Caselli]: nel 1999 arrivò la risposta del Consiglio Superiore della Magistratura, che fu l’apertura di un procedimento di trasferimento d’ufficio per <<incompatibilità ambientale>>, con imputazioni, tra l’altro, relative all’aver ricevuto nel proprio ufficio Nichi Grauso.
Esasperato, Francesco Pintus sceglierà di dare l’addio, con un anno di anticipo, alla magistratura. Di fatto, egli rimane il solo magistrato, oltre al giovane giudice Alberto Rilla, che sia stato <<punito>> per i fatti connessi al caso Lombardini, nonostante gli altisonanti proclami del ministro Flick.
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |