Un anno abbondante di processo a mezzo stampa, di indiscrezioni continue, di voci incontrollate su indagati eccellenti, e ora la svolta: Gabriella Ranno, l’ex promotrice finanziaria Fideuram da tempo assurta agli “onori” delle cronache per le note vicende degli investimenti vietati degli enti regionali, è stata sbattuta in galera insieme a quelli che sarebbero stati i suoi più rilevanti complici presso l’ARST, Marco Carboni e Carlo Boi.
La svolta, stranamente, arriva ora che al timone della Regione c’è Renato Soru, che ha fatto abbondantemente capire che per lui la moralizzazione della cosa pubblica non è vuoto slogan ma impegno concreto e quotidiano, per cui la magistratura cagliaritana ha forse capito che non poteva cadere nel ridicolo più totale facendosi scavalcare su questo terreno da quel Governatore dalle amicizie tanto sgradite (leggasi Nicola Grauso), lasciando ancora a piede libero la Ranno, nonostante la pesantezza delle accuse nei suoi confronti; improbabile invece che vi siano risvolti politici, dato che nel caso di specie i magistrati che hanno chiesto e ordinato gli arresti, diversamente dai loro rossi capi (Piana e Porcella), sarebbero delle stesse tendenze politiche degli arrestati.
Ma la cosa assolutamente inquietante, emersa dalle cronache de “La Nuova Sardegna” dove Mauro Lissia, giornalista da noi non sempre amato ma bravissimo, si è dedicato anima e corpo nel fornire su questa vicenda un’informazione completa, sarebbe quella per cui tra i personaggi coinvolti nell’inchiesta, col ruolo di indagato o quanto meno di testimone assai “ambiguo”, vi sarebbe un magistrato del Palazzaccio cagliaritano, di cui al momento non è assolutamente dato conoscere il nome, che avrebbe addirittura aperto a Gabriella Ranno le porte del “palazzaccio” presentandola a numerosi colleghi.
Peraltro Gabriella Ranno, in un’eclatante intervista rilasciata al citato Mauro Lissia, per “La Nuova Sardegna”, il 27 maggio 2003, si difese attaccando, asserendo come l’abbondanza di indiscrezioni a mezzo stampa nei suoi confronti celasse il fatto che essa fosse stata prontamente “scaricata” da Fideuram, istituto bancario dove, secondo la stessa Ranno, si era ben lungi dal cadere dalle nuvole circa le sue spregiudicate attività.
E a dire il vero, a mezza voce, in certi ambienti dove pecunia non olet, da ben prima dell’esplosione dello scandalo si facevano commenti tali da rendere verosimile la difesa d’attacco della Ranno, che viene perlopiù descritta come persona fortemente ammanicata con Forza Italia, ma forse c’è di più.
Quello che lascia sconcertati è che chi viene accusata oggi di una sfilza impressionante di truffe aggravate, falsi e attività di riciclaggio sia stata lasciata tranquilla per oltre un anno, libera a quanto pare di continuare ad esercitare la propria attività di promotrice finanziaria nonostante la radiazione dall’albo e quindi, potenzialmente, di poter reiterare i reati, nonché, forse, di inquinare le prove, il che ben poteva accadere considerata la spregiudicatezza della Ranno, la permanenza in sella alla Regione di quelli che erano considerati i suoi referenti politici (tra i quali alcuni consiglieri regionali di Forza Italia non rieletti) e da ultimo, particolare questo assolutamente agghiacciante, il rapporto privilegiato col citato anonimo magistrato; e che, forse, persone rimaste nell’ombra ma con responsabilità ancora maggiori di quella della Ranno siano ancora a piede libero.
Può anche darsi che la vittoria di Soru abbia incoraggiato qualcuno che prima non parlava per paura di “fottersi” la carriera a fornire ai magistrati elementi decisivi per giustificare l’ordine di custodia cautelare, tuttavia i tempi trascorsi appaiono decisamente eccessivi e pongono gli ennesimi interrogativi, sui quali lasciamo ogni commento ai lettori.
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