Non è un’esortazione a votare AN alle europee o alle regionali, rispetto alle posizioni di Gianfranco Fini, in ogni caso un uomo politico sicuramente onesto, abbiamo molte divergenze (su droga, ordine pubblico, clandestini e altro), ma stavolta il vicepremier ha fatto davvero un intervento da 10 e lode sulla crisi Alitalia, problema che, se tocca l’Italia intera, tocca intuibilmente ancor più la Sardegna.
Come si legge sul Televideo Rai, Fini, riferendosi alle voci sgraziate e stonate della maggioranza che hanno inneggiato al commissariamento o addirittura alla liquidazione di Alitalia, ha ricordato molto pertinentemente che la compagnia di bandiera è in difficoltà, ma non è fallita, e che quanto meno, trattandosi di società quotata in borsa, si devono rispettare le normali regole del diritto societario.
Regole che, detto per inciso, prevedono una liquidazione di diritto della società per azioni solo nel drastico caso di cui all’articolo 2446 del codice civile, ossia quando per effetto di perdite il capitale sociale si riduca di oltre un terzo, mentre Alitalia ha solo denunziato una crisi di liquidità.
Ci voleva davvero! Con malinteso liberismo dannoso per il paese, ma forse proficuo per gli interessi di certe lobbies, in troppi cercano di stendere il tappeto rosso a KLM o altre compagnie straniere che, sulle ceneri di Alitalia, magari innalzerebbero a dismisura le tariffe e cancellerebbero i collegamenti a breve-medio raggio, rendendo il trasporto aereo profittevole solo per il mercato dei viaggi internazionali, e in prospettiva mandando al collasso il sistema autostradale e ferroviario e incrementando enormemente i costi degli spostamenti dato che i lenti trasporti via terra spesso impongono “extra” in termini di pasti, pernottamenti eccetera.
Gianfranco Fini ha dimostrato ancora una volta, su questo terreno apprezziamo molto AN, che si possono difendere le politiche sociali e gli interessi del paese senza necessariamente sottoscrivere integralmente i programmi politici della sinistra, e di avere un senso dello Stato e della collettività che in molti si sognano: che siano maturi, almeno fin quando gli italiani non decideranno se cambiare coalizione di governo o meno, per un avvicendamento al vertice, che gioverebbe alla credibilità del centrodestra e non costringerebbe gli scontenti a gettarsi nelle braccia di D’Alema e Violante?
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